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Mantrailing: come affrontiamo le “transizioni”?

Nell’ultimo articolo riguardante il mantrailing, pubblicato qui su Dogsportal, abbiamo trattato il superamento di ostacoli lungo la traccia. 

In questo tratteremo lo stesso argomento, prendendo in considerazione alcune situazioni che potremmo ritenere, nonostante tutto, come tali.

E’ il caso, ad esempio di scale, portici, passaggi coperti o semplicemente cambi di terreno durante la traccia (altrimenti chiamate “transizioni”).

Tutte queste eventualità potranno costituire un problema soprattutto per cani timidi o paurosi, o semplicemente con i cuccioli.

Ma anche semplicemente per cani che non li hanno mai affrontati in una traccia. 

Proviamo a trattare una per una queste possibilità…

Cominciamo dai posti coperti.

Nei trails che percorrono queste zone il cane potrebbe avere difficoltà dovute all’anomalo circolo dell’aria che produrrà quello che Kocher definisce “effetto trappola”.  Questi troverà una possibile via d’uscita ma rimarrà confuso, non essendoci una traccia molto forte che porti fuori da esse. In questo caso, basterà portare il cane “allo scoperto” e, se sufficientemente motivato, percorrendo la zona sarà in grado di ritrovare il trail. 

Passiamo ora a trattare il passaggio su scale, anche a rampe o a chiocciola. In queste evenienze, abbiamo riscontrato difficoltà diverse. Innanzitutto dovute al fatto che queste fossero “chiuse” o “aperte”, sia per quanto riguarda le protezioni laterali sia per i gradini. Nelle scale chiuse, tipo quelle di una metropolitana o quelle di un sottopasso pedonale, la difficoltà sarà spesso minore, soprattutto nel caso in cui la traccia si sia svolta nella stessa direzione rispetto a quella dell’aria che vi sia circolata. In questo caso, il cane seguirà una sorta di “autostrada”. La difficoltà potrebbe essere costituita dalla scarsa visibilità del passaggio successivo, che non aiuterebbe il nostro amico a voler percorrere i gradini che lì lo conducono. Qui potremo inizialmente aiutare il cane non addentrandoci molto oltre e, come sempre, iniziando con un intensity trail. 

Nel caso di quelle “aperte”, l’odore sarà molto più flebile e molto più “diluito” e quindi la traccia sarà molto meno facile da ritrovare. Infatti, dopo alcuni tentativi che non hanno avuto i successi sperati, destiniamo questo esercizio ai cani con più esperienza. In caso contrario si rischia che la difficoltà troppo elevata crei uno stress troppo elevato a scapito della motivazione. In tal caso, faremo un passo indietro e ci “trarremo in salvo” col solito intensity trail. In questa situazione, il cane potrebbe essere aiutato dal intercettazione del cono d’odore del figurante.

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Ora consideriamo dapprima le difficoltà di una traccia su superfici “dure”, poi lo assoceremo alle transizioni con altre.

Sui trails che percorrono cemento o asfalto, potremo intanto osservare la differenza di atteggiamento. Mentre su terra ed erba il cane tenderà a cercare l’odore con il naso molto più vicino al suolo qui potremo osservarlo tenere la testa all’altezza della spalla o più, effettuando delle “immersioni” abbassandola. Questo non vorrà dire che non sta lavorando ma solamente che la situazione diversa gli indica di fare così. Così come non è detto che questo avvenga per tutti i cani, tutto questo è estremamente soggettivo. C’è anche da considerare che la frequenza di questi abbassamenti della testa, al contrario di quanto credano in molti, non è proporzionale al tempo di invecchiamento della traccia. 

Nel caso si attraversi una parte asfaltata o cementata, permettiamo al cane di attraversarla o percorrerla e ritrovare il punto in cui il trail ne esce nuovamente o vi continua.

 In quello in cui la traccia vi continui, potremo osservare una indicazione negativa tipica del cane, spesso lo vedremo descrivere un cerchio per poi in maniera decisa verso la giusta direzione.

Nell’altro, una volta ritrovato il punto esatto potrebbe mostrare difficoltà come vi fosse un ostacolo insormontabile (spesso capita anche nei passaggi tra erba di diverse lunghezze, su sterpaglie o anche tra rovi o parti intricate e son molte spine).

Qui agiremo in maniera differente: laddove il passaggio risulti agevole, potremo anche fare un primo passo di “incoraggiamento” senza doverlo vivere come una sconfitta (ricordiamo che il nostro compito è quello di aiutare il nostro compagno a superare le difficoltà che non è in grado di affrontare da solo in fase di preparazione e laddove non bastasse di essere in grado di riconoscerle e gestire anche in seguito) essendo pronti a cedere nuovamente la testa delle operazioni non appena la difficoltà sarà superata oppure cercando di non permettere al cane di addentrarsi pericolosamente tra gli arbusti ma aggirandoli fino al punto di uscita e proponendogli un intensity trail per far sì che sia invogliato a continuare in una traccia futura.

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