Cani da traccia: una mia nuova passione

Di Cristiano Pregno

Qualche tempo fa mi ritrovai a curiosare tra video e articoli riguardanti i cani da traccia.

Ad ogni ricerca mi ritrovai a guardare e leggere, tra le prime opzioni proposte, quelli inerenti l’addestramento e le uscite di cani da caccia. Segugi, maggiormente bavaresi ed hannoveriani, che lavoravano seguendo indizi lasciati da ungulati di diverse specie.

A questo punto non posso esimermi dall’esprimere il mio parere sulla caccia: nonostante non la ritenga necessaria se non nel caso in cui  venga esercitata per sussistenza (e non penso sia il caso dei nostri paesi civilizzati che ormai offrono una miriade di altri modi per provvedere al nostro sostentamento) sono affascinato dal lavoro svolto dai cani, al punto da sostenere che il loro addestramento sia una vera e propria arte.

Per questo decisi di acquistare un libro: CANI DA TRACCIA, comprensione, addestramento, conduzione di Leo Fabiani e Fulvio Ponti

(che, piccola curiosità, venne definito come “una bibbia” da un socio del nostro centro che da anni lavorava con il suo segugio bavarese Benny nell’attività di recupero).

Per qualche motivo che ancor oggi mi sfugge, lasciai che questo rimanesse appoggiato sulla libreria ad aspettare di essere letto.

E questo è successo qualche giorno fa.

Stavolta, preso da una nuova curiosità, ho cominciato a sfogliarne avidamente le pagine trovando più similitudini di quanto pensassi con il mantrailing. E, cosa ancor più sorprendente, trovando risposte a curiosità che finora non avevano un perché o ne avevano solo alcuni.

Un esempio di questo è quanto scritto nel capitolo dedicato al blocco dell’olfatto.

Abbiamo studiato che prima dell’inizio della traccia sia bene fare in modo che il cane scenda dalla macchina per sgranchirsi un po’ ed eventualmente fare i suoi bisogni, cosicché non debba preoccuparsene durante il lavoro.

Gli autori mettono l’accento sul fatto che, oltre a questo, il cane abbia bisogno di riprendere la totale capacità di distinguere gli odori, compromessa dagli stessi presenti nell’ abitacolo (solventi, benzina, fumo…) e che così facendo  l’apparato olfattivo riattivi la normale irrorazione sanguigna rendendolo più funzionale.

In più si mette l’accento sul fatto che se il lavoro si svolge su campi sui quali siano stati effettuati trattamenti con sostanze chimiche quali concimi, anticrittogamici, diserbanti) il fiuto può anche risultarne bloccato.

E altro ancora…

Ho così pensato di aggiungere ai nostri articoli di mantrailing, alcuni altri che prenderanno spunto da questo testo con l’intento di condividere competenze e conoscenze. 

Nella speranza che queste possano servire a far crescere questa nostra passione per i nostri amici a quattro zampe. 

Dogsportal Redazione

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