No dai basta, il Chibrador anche no!
Al mondo ci sono oltre 350 razze canine riconosciute dalla FCI, altre sono riconosciute da organizzazioni diverse come lo United Kennel Club o l’American Kennel Club.
…e tante sono quelle esistenti ma che nessuno si è mai preso la briga di far riconoscere a chicchessia (vedi per esempio il libro di Desmond Morris Dogs: The Ultimate Dictionary of Over 1000 Dog Breeds).
In sostanza, di cani di razza ne abbiamo, e a iosa anche.
Eppure non basta, a quanto pare.
E così, dopo il Labradoodle (tra l’altro, un disastro genetico, secondo colui che lo ha “creato”, Wally Conron), il Cockapoo (Cocker e Barbone), il Maltipoo (Maltese e Barbone), il Goldendoodle (Golden e Barbone), il Puggle (Carlino e Beagle) , lo Schnoodle (Schnauzer e Barbone) e l’Aussiedoodle (Australian e Barbone), ecco un altro esperimento di alchimia canina: il Chibrador.

Trattasi di un incrocio tra Labrador e Chihuahua (madre necessariamente della prima razza se no il parto sarebbe una tragedia) che qualcuno ha pensato di realizzare e cercare di piazzare sul mercato, perché solo di questo si tratta: vendere.
Ma per quanto personalmente mi ripugni questo tipo di approccio puramente commerciale al cane, mi fanno ancora più impressione quelli che simili cocktail se li portano a casa.
Qual è la ragione?
Riesco a immaginarne una soltanto: accaparrarsi un nuovo “accessorio vivente” raro da sfoggiare in società.
Perché non ci credo che tra le tante razze esistenti non ne trovino una che gli vada a genio (che gente del genere adotti dal canile, la vedo dura) e neppure penso che sappiano neanche vagamente cosa sia un cane e cosa implichi portarlo a casa.
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Oltre a ciò, spesso questi incroci hanno basi genetiche tanto ristrette e vengono selezionati (si fa per dire) da gente con competenze insufficienti, quindi è molto probabile una bella partenza della “razza” con preselezione di patologie ereditarie devastanti di vario genere, come è stato nel caso del suddetto Labradoodle, ma anche del Cockapoo, del Maltipoo e così via.
Un gran bel risultato, non c’è che dire…
Sta a noi cinofili in primo luogo non dare spazio a simili esperimenti genetici, ma sarebbe anche l’ora che i governi legiferassero su tali argomenti, impedendo ulteriore maltrattamento genetico su una specie, il cane, a cui noi bipedi dobbiamo buona parte del nostro successo evolutivo ma che spesso ripaghiamo con il peggiore dei tradimenti: condannarlo alla sofferenza per fare quattrini.
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