Cani ignoti dalla Russia

La Russia, immenso stato che abbraccia Europa e Asia, è caratterizzata da una grande varietà di ambienti naturali e popolazioni, per di più se si considera la portata politica e sociale che ha mantenuto l’ex Unione Sovietica anche sulle culture degli stati limitrofi.

Estensione territoriale, varietà climatica e culturale, hanno avuto la loro influenza anche sulla popolazione canina locale, che è molto eterogenea. Alcuni cani russi ci sono sicuramente noti, che si tratti dell’aristocratico Borzoi o dell’imponente Terrier nero russo, o ancora delle Laika, cani da orso affascinanti e sempre più conosciuti, ma molti di questi sono ancora avvolti da una densa coltre di mistero, e in questo articolo, come mio solito, vi accompagnerò a conoscere proprio questi cani meno noti.

Ai tempi dell’URSS, il mito della “razza locale” era molto sentito, e l’allevamento dei cani era spesso improntato alla ricerca di animali grandi e forti, con caratteristiche di spiccata aggressività e attitudine alla difesa: i cani guardiani di tipo caucasico che sono ora apprezzati anche da noi, ne sono un esempio, per non parlare del già citato Terrier nero.
In particolare però, esiste anche il Guardiano moscovita (Moskovskaya Storozhevaya Sobaka), vero e proprio colosso, progettato per adattarsi al meglio ai rigori del clima, ma anche all’eterogeneo personale militare che gestiva l’addestramento dei cani presso l’allevamento della Stella Rossa: forte ma tranquillo, non è infatti cane di un solo padrone, ma difende per natura l’intero gruppo sociale. Esteticamente ricorda in qualche modo il Cane di San Bernardo, e non a caso, si tratta dell’incrocio operato nel secondo dopoguerra tra i cani guardiani già presenti sul territorio, e i famosi cani delle Alpi: di queste due categorie canine fonde i tratti comportamentali, il che lo rende tuttora apprezzabile tanto come difensore quanto come compagno di casa (nonostante la mole).

Un imponente Guardiano moscovita.

Non troppo dissimile per struttura al Guardiano moscovita, esisteva – perché è ormai estinto, per lo meno dagli anni Ottanta del secolo scorso – un altro grosso e peloso cane sovietico: il Cane d’acqua di Mosca, o Terranova moscovita, popolarmente conosciuto come Vodolaz, ovvero “il tuffatore”, per via della sua attitudine acquatica.
Nato dal recente incrocio tra il Terranova canadese e i pastori guardiani locali (tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso), dai quali ha finito per ereditare un temperamento ben più temibile del comune Terranova, è una delle razze che hanno contribuito in seguito, accanto allo Schnauzer gigante, alla nascita del Terrier nero russo.

Una vecchia fotografia di Cane d’acqua moscovita.

Ben più antico e di estinzione più remota (avvenuta alla fine dell’Ottocento), un altro cane dall’apparente legame con l’acqua (e nel suo caso, la caccia), è il cosiddetto Retriever russo, Cane giallo russo o Cane da traccia russo.
Poco si sa sulla sua origine, ma una certa aura mitologica lo vorrebbe all’origine del Golden retriever (insieme al britannico, ed estinto anche lui, Tweed water spaniel): non è da escludere che vi sia stata una contaminazione reciproca, tra entrambe le tipologie canine, ma nulla è del tutto sicuro in tal senso. Può darsi che si trattasse in realtà, di una particolare varietà di cane guardiano di armenti dal mantello chiaro, il che spiegherebbe la struttura imponente, insolita per un cane da cerca e riporto (intorno ai 70 cm al garrese e oltre i 40 kg di peso).

Un Cane giallo russo.

Sviluppatosi nell’URSS per scopi militari, esiste anche un altro robusto cane di gradevole aspetto, sicuramente dai tratti a noi famigliari: il Pastore Est-europeo. Conosciuto con il soprannome di “Pastore tedesco russo”, è il risultato dell’incrocio dei Pastori tedeschi di vecchio tipo giunti in Russia alla fine del primo conflitto mondiale, e progressivamente incrociati con Laika e pastori guardiani, il che ha fatto in modo che s’incrementasse la taglia di un cane che, per il resto, ricorda ancora molto i Pastori tedeschi “di una volta”. Eccellente cane da guardia e difesa oltre che compagno devoto, è ancor oggi apprezzato e diffuso tra chi ama i cani particolarmente addestrabili, per lo meno nella sua patria d’origine.

Un Pastore Est-europeo dal manto nero-focato.

Al lavoro sulla traccia della selvaggina, accanto al veloce Levriero russo, fin dal XVIII secolo c’è l’atletico e perseverante Segugio russo, dal mantello denso tipicamente fulvo e i tratti quasi primitivi per essere un segugio.
Parente stretto del Segugio russo, ma con sangue di Foxhound e forse di segugi francesi, dunque di aspetto più ordinario e manto pezzato, è poi il Segugio arlecchino russo, originariamente conosciuto come Segugio anglo-russo: la sua specialità è la cosiddetta “caccia rossa”, alla volpe.

A sinistra una coppia di Segugi russi, a destra un Segugio arlecchino.

Continuando sul filone dei cani da caccia, scopriamo che esiste anche uno Spaniel russo: nato dall’incrocio dei più diversi spaniel britannici ed europei continentali, è frutto di una commistione che ha avuto luogo a partire dal XIX secolo e che si è affermata con l’epoca sovietica, finendo poi per fissare una vera e propria razza. Assomiglia molto al Cocker e allo Springer spaniel, ma rispetto a loro ha costruzione più lunga e leggera, e pelo meno lungo e abbondante. Si tratta di un affidabile cane da caccia e di un gradevole compagno, reso più popolare a partire dagli anni Novanta del secolo scorso con la fine dell’URSS, ma ancora poco conosciuto al di fuori dei confini russi.

Uno Spaniel russo dalle lunghe orecchie.

Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 che favorì una chiusura dei territori russi rispetto al resto del mondo, anche i cinofili si trovarono a non poter più avere grandi scambi tra allevamenti. Come successe per lo Spaniel russo, un altro piccolo cane divenne una nuova razza, semplicemente per via dell’impossibilità di apportare sangue nuovo se non entro i confini dell’URSS: si tratta del Franzuskaya bolonka, cane da grembo dal pelo lungo e setoso che, come dice il nome (letteralmente “bolognese francese”), è il risultato “made in URSS” dell’inevitabile mescolarsi di due cani del genere già diffusi lì, ovvero il nostro Bolognese e i Bichon francesi.
Una varietà più recente della razza, nata dopo la seconda guerra mondiale, è quella del Tsvetnaya bolonka (“bolonka colorato”), caratterizzata da manto non preferibilmente bianco.

A sinistra un Bolonka bianco, a destra uno colorato.

Se in passato erano i canili della Stella Rossa il principale luogo in cui venivano operati esperimenti per la creazione di nuove varietà canine, oggi certi obiettivi di allevamento se li è prefissati l’Aeroflot: un cinofilo della compagnia aerea di nome Klim Sulimov, non soddisfatto delle più comuni razze impiegate come cani antiesplosivo, dal 1975 ha cominciato a incrociare sciacalli dorati turkmeni con cani da renna lapponi, e pare che abbia ottenuto animali di stupefacenti capacità olfattive. Non semplici incroci beni riusciti (negli ultimi anni, anche con sangue di altri spitz, e terrier), ma veri e propri ibridi, quindi: si tratta dei Cani di Sulimov, o Shalaika.

Un Cane di Sulimov o Shalaika, molto somigliante allo sciacallo selvatico.

Mattia Ceruti

Nato a Monza il 6 gennaio 1997, il mondo animale (dalla zoologia all'etologia, fino alla zootecnia, e alla cinofilia in particolare) è la mia massima passione fin dai tempi del passeggino. In barba alla spasticità che affligge le mie gambe, cammino, cammino e ancora cammino. E quando sto fermo, scrivo, scrivo e ancora scrivo, meglio se a proposito di animali misteriosi e sconosciuti, cani ampiamente inclusi. Sempre che non ci sia qualche animale da osservare dal vivo, o libro interessante da leggere, o bel soggetto da fotografare o ritrarre! Non brillando certo per socievolezza e mondanità, il mio migliore amico è ovviamente il mio - ormai vecchio - cane Clint: bestiaccia indocile da sempre, è però anche grazie a lui che sono diventato il cinofilo che sono ora, e che posso “fregiarmi” del titolo di addestratore ENCI diplomato, e con una ambizione su tutte: aprire le porte della cinofilia pratica ad altri disabili oltre a me, ed educare le giovani generazioni (e non solo) a un rapporto sano e attivo con i nostri amici e ausiliari a quattro zampe.

Mattia Ceruti
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