Rassegna Zampa Speciale Operazione “L’inferno dei Pitbull” a Gela: 13 cani sequestrati, una rete tra Sicilia e Campania e tutto quello che c’è da sapere sui combattimenti clandestini tra cani
Rassegna Zampa Speciale – 15 settembre 2026
A cura della Redazione Dogsportal.it
Oggi dedichiamo la rassegna interamente all’operazione di Gela. È una notizia che merita spazio e approfondimento, non solo una citazione tra le altre.

L’operazione “L’inferno dei Pitbull”: i fatti dal comunicato ufficiale.
La Polizia di Stato di Gela, unitamente ai Carabinieri della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in danno degli Animali del Raggruppamento CITES di Roma, del Nucleo CITES di Palermo e del Centro Anticrimine Natura di Agrigento, ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Gela su richiesta della Procura della Repubblica. In campo trenta unità tra poliziotti, carabinieri e medici veterinari dell’ASP di Palermo.
Tredici cani di razza Pitbull, o morfologicamente riconducibili a tale tipologia, sono stati sequestrati in quattro delle sei abitazioni oggetto del decreto. Tra loro quattro cuccioli e una femmina incinta. Sei persone indagate.
Tra il materiale sequestrato: attrezzatura per l’allenamento degli animali, tapis roulant, catene, guinzagli con moschettoni, pesi per potenziare le mascelle dei cani, farmaci integratori e anabolizzanti. Un sistema strutturato, non improvvisato.

Come è nata l’indagine.
Tutto è partito da un cagnolino scomparso. I poliziotti del Commissariato di Gela, insieme a personale veterinario, si sono recati presso l’abitazione di uno degli indagati perché alcuni testimoni avevano riferito di averlo visto con quell’uomo. Durante le ricerche non hanno trovato il cagnolino, ma un Pitbull con evidenti lesioni sul muso e sul corpo riconducibili a segni di lotta. Da lì sono partite le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Gela.
La rete: Sicilia, Campania e i social.
Le verifiche investigative hanno accertato l’esistenza di una rete organizzata che coinvolgeva soggetti di Gela, Palermo, Palma di Montechiaro, Agrigento e della Campania. Gli indagati organizzavano i combattimenti filmandoli e diffondendo i video attraverso i social media e piattaforme di messaggistica. La visione dei telefoni sequestrati ha consentito di accertare le responsabilità penali: sono stati visionati dagli investigatori video e chat che documentano innumerevoli incontri clandestini, anche con soggetti di altri centri.
In alcuni video si vedono cani gravemente feriti che non riescono più a muoversi. In uno si vede un animale morire durante le riprese.
Le regole degli incontri.
Gli incontri erano organizzati con regole precise, stabilite in anticipo: il peso dei cani che si dovevano fronteggiare, l’importo da scommettere, il luogo del combattimento, che in alcuni casi doveva essere “campo neutro”, ovvero fuori dalla provincia di appartenenza di entrambi i contendenti. Le scommesse venivano definite attraverso una vera e propria stipula di “contratto privato” tra le parti.
Cosa succede ora ai 13 cani.
Il GIP ha disposto il sequestro preventivo degli animali, affidandoli a strutture idonee messe a disposizione dall’amministrazione comunale di Gela, che provvederanno alla custodia, alla cura, alla riabilitazione comportamentale e al successivo eventuale reinserimento. È esattamente il percorso di cui si occupa il progetto “Io non combatto”, finanziato con 2 milioni di euro dalla Legge di Bilancio 2026.
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Il contesto: cosa sono i combattimenti clandestini in Italia.
I combattimenti tra cani sono illegali in Italia dal 1993, reato penale introdotto con la legge 473. Dal 2004, con la legge 189, il quadro sanzionatorio si è rafforzato: chi organizza o partecipa a combattimenti tra animali rischia da uno a tre anni di reclusione e una multa fino a 160mila euro. Nonostante questo, il fenomeno persiste, con reti sempre più digitali: scommesse online, video sui social, organizzazione via messaggistica.
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Come riconoscere e segnalare.
L’indagine di Gela è partita da una denuncia. Sapere cosa osservare e a chi rivolgersi è il primo strumento di contrasto disponibile a chiunque.
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Il punto di vista di Dogsportal.
Un cagnolino scomparso. Un testimone che ha parlato. Un controllo che ha trovato qualcosa di inaspettato. E da lì, mesi di indagini che hanno smantellato una rete organizzata con regole, contratti, scommesse, allenamenti strutturati e diffusione digitale. L’operazione di Gela dice che il sistema può funzionare quando c’è una denuncia, una Procura che coordina e forze dell’ordine specializzate che intervengono. Dice anche che tutto questo è necessario, perché quello che è stato trovato a Gela non è un caso isolato: è un sistema. E i sistemi si combattono con altri sistemi, non con indignazione episodica.
Appuntamento alla prossima Rassegna Zampa.
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