Tutti vogliono fare Recuperi comportamentali

In ogni nostra cellula c’è un libretto di istruzioni che guida lo sviluppo della cellula uovo della mamma quando è fecondata dallo spermatozoo del papà, con l’obiettivo di formare quelle migliaia di miliardi di cellule che siamo noi. 

Questo libretto di istruzioni, che ci permette anche di funzionare nel quotidiano, si chiama DNA.

La metafora usata per descriverlo è quella del Testo: vengono infatti usate delle lettere dell’alfabeto allo scopo di definire i geni. In questo libretto di istruzioni ci sono le informazioni per fare le proteine che poi fanno tutto il resto. Noi conosciamo l’alfabeto del DNA e riusciamo a leggerlo, ma conosciamo anche il lessico, ovvero i singoli geni (per intenderci nell’uomo ci sono 20000 geni, ognuno di loro fa 1 o più proteine e noi li conosciamo uno per uno).

Ma pur leggendo tutto il DNA, laddove vi siano caratteristiche complesse, non ne capiamo il significato (come per esempio diabete e malattie cardio circolatorie) perché derivano dall’interazione di tanti geni e tanti fattori dell’ambiente.

Riassumendo, del DNA conosciamo l’alfabeto, il lessico, ma non conosciamo la sintassi. Lo leggiamo ma come se leggessimo un testo straniero di cui disponiamo di un vocabolario: le singole parole le capiamo, ma spesso il discorso ancora ci sfugge. È, inoltre, un testo lunghissimo; in ogni nostra cellula ci sono 6 miliardi e mezzo di lettere. Per capirsi, i Promessi Sposi contengono circa 1 milione di caratteri e all’interno di ogni nostra cellula il libretto di istruzioni è l’equivalente di 6500 volumi ognuno grande come il libro di Manzoni. Come faccia la cellula a trovar in pochi secondi la riga giusta e a fare la cosa giusta non lo sappiamo. Quando la cellula si divide e avviene il processo di copia dei dati che servono a creare il nuovo individuo, avvengono degli errori.

La maggior parte delle volte questi errori sono privi di significato, altre volte sono dannosi, altre volte ancora sono quella differenza che determina il successo nell’evoluzione della specie.

Tutte queste cose che ora sappiamo grazie alla prova scientifica, Darwin le aveva intuite ed esposte nei suoi scritti. 

Queste variazioni hanno a che fare con la morfologia prima di tutto, ma hanno delle conseguenze inevitabili sul comportamento della specie (e nel nostro caso è proprio quello che ci interessa).

A complicare le cose, come se ce ne fosse bisogno, sta il fatto che per comprendere appieno le caratteristiche comportamentali di una specie, nel nostro caso, del cane, non possiamo studiare il bassotto, o il cane da pastore o il terrier perché in queste razze è possibile rivelare solo alcuni aspetti comportamentali comuni, mentre molti altri si sono in qualche modo modificati per effetto dell’intervento umano.

Per fortuna Lorenz ci viene in aiuto dicendo che solo l’animale selvatico possiede l’inventario completo e immutato dei modelli comportamentali della propria specie; l’animale domestico invece, attraverso la trasformazione del proprio patrimonio ereditario, ha subito mutamenti troppo particolari.

In queste molteplicità non è pertanto più possibile ritrovare un’unità fondamentale e l’unico modo per riuscire a ricostituirla è conoscere il comportamento delle forme primitive e stabilire come e con quali mezzi il processo di domesticazione abbia modificato il comportamento originario. Si tratta del famoso Etogramma, inteso come un elenco di moduli comportamentali che possono essere dedotti attraverso un’attenta osservazione delle specie oggetto di studio; ma l’Etogramma non è solo questo, altrimenti si parlerebbe semplicemente di catalogo comportamentale: l’Etogramma invece fornisce anche la possibilità di quantificare la durata dei singoli moduli comportamentali e la loro organizzazione temporale.

Le unità comportamentali possono essere classificate secondo il criterio dei sistemi motivazionali specifici (fame sete estro gioco ecc) nei sistemi comportamentali corrispondenti: alimentare, dipsico, sessuale, sociale ecc .

Tutto ciò ha diverse conseguenze: la prima è che la maggior parte di interventi fatti a vario titolo e pubblicizzati sui social non sono dei recuperi comportamentali in quanto il cane manifestava un comportamento proprio della sua specie (al limite si può parlare di cani che creano un problema al proprietario a causa della cattiva gestione).

In secondo luogo, dato il pattern comportamentale atteso, laddove vi sia eccesso o difetto rispetto al comportamento normale o qualora vi sia una sequenza alterata del comportamento, è lecito parlare di terapia comportamentale ed eventuale recupero.

Ma le nostre cellula hanno fatto in modo che noi si possa apprendere.

Quello che apprendiamo dipende poi dall’ambiente e, laddove a livello fisiologico vi sia integrità, l’intervento terapeutico non può che essere comportamentale e mai e poi mai farmacologico.

Fonti Barbujani, Lorenz, Trumler, Darwin, “Etologia Applicata e Benessere Animale” AAVV

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

Davide Cardia

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