Un mese di cammino tra le memorie balcaniche.

Continua il viaggio di Pierpaolo e di Poldo, Istanbul la meta, 2000 i km da affrontare, sono partiti da Padova e noi viaggiamo con loro, attraverso gli articoli di Ylenia Zampieron, qui su Dogsportal.it

Seguiamo Paolo e Poldo questa volta sulla roccia, le pianure ricche di acqua ormai sono finite e siamo al confine.

Alle spalle l’Italia, a nord la Slovenia, contea del Sacro Romano Impero dal XIV, a sud la Croazia: un ambiente completamente diverso da quello narrato finora, privo di acqua in superficie, teatro della Guerra, ricco di bellezze naturalistiche rovinate inesorabilmente dalla mano dell’uomo.

L’acqua qui come la storia, scende in profondità, scavando la roccia carsica e modellandola nel tempo in varie forme. Si dice Carsismo.

Il Carso è ricco di grotte, sentieri che l’acqua scava nella roccia, stanze sotterranee, meraviglie della natura, che l’uomo ha usato, tra gli anni 70-90 come discariche naturali.

È un camminare molto diverso: il caldo si fa sentire, con meno umidità, ma una radiazione più forte perché l’altitudine è aumentata, siamo sui 700-800 mt; la mancanza di acqua diventa giornalmente un problema, non tanto per bere, ma per rinfrescarsi, Poldo ne soffre un po’ e dal ricercare l’acqua è passato al cercare l’ombra. La scelta di fermarsi nelle ore più calde è nata di conseguenza: a quasi 20 giorni dalla partenza Paolo e Poldo hanno cominciato a parlare la stessa lingua.

Poldo ha imparato un modo diverso di camminare: Paolo nota una sorta di complicità con Poldo il quale si volta per capire se va bene, ma si volta anche per chiedere di essere rinfrescato o aiutato.

Non servono parole quando l’intesa è tanta, lo sguardo e la sensibilità di leggere il cane aumenta, ci si capisce.

In compenso, la montagna è ricca di bosco e le camminate diventano leggere all’ombra di faggi e conifere: il sottobosco un po’ umido amplifica gli odori, per la gioia di Poldo, che nonostante la stanchezza percepisce probabilmente l’odore di cervi e cinghiali. Anche questa è la magia di camminare con il cane, Paolo non li vede, ma grazie a Poldo ne percepisce la presenza, e così ci si sente un po’ più vicini alla natura.

Tra le notti in piccoli alberghi si alternano le notti all’avventura, e al laghetto di pesca sportiva di Karlovac, Paolo cerca un po’ di ristoro. Ma la storia di queste terre, martoriate dalla guerra, si fa sentire anche nella diffidenza delle persone.

Milan, il guardiano della baracca, accoglie i nostri due amici silenziosamente, non li lascia dormire al riparo. Drejan, uno dei pescatori assidui del luogo, dice che è una brava persona ma che, dopo i 4 anni di quella schifosa guerra, con il fronte dei bombardamenti che andava avanti e indietro per le valli, non si fida più di nessuno.

L’uomo è anche questo, il cane è diverso.

Il cammino prosegue sulla grande pianura alluvionale della Kupa, gli orizzonti si aprono e Poldo ritorna a fare il bagno in fiumi ricchi di storia. Camminare lungo il fiume, la Sava, teatro di guerra e linea di confine tra Croazia e Sarbia, è quasi impossibile: con la carta in mano vien chiaro che questo serpente che si snoda nella valle corre velocemente, creando un susseguirsi di meandri.  Camminare sulle sue rive, vorrebbe dire passare mesi a seguirlo.

In realtà, al di la della cartina, lungo le sue rive si sviluppano stagni e paludi, una gioia per Poldo un chiaro problema per Paolo. È questo il territorio degli “acquicoli”, coloro che vivono nella barca e non hanno interesse ad attraversare paludi e fiume, ma ci vivono, semplicemente.

Il serpente che Paolo e Poldo cercano di seguire si incrocia ora, con un altro affluente ricco di storia, la Una che segna il confine tra Bosnia e Croazia. Sulle sue acque chiare Poldo si rinfresca e Paolo ci racconta la sua storia. Siamo ormai al 24 settembre e alla prima tappa (Belgrado) non manca molto.

Dopo il caldo, Paolo e Poldo si prendono una giornata di riposo, ascoltando la pioggia e il vento che spira da NE.

Tempo per finire il libro, tremendo come un’eruzione vulcanica, freddo come un’autopsia, esploso per aria come il Barone sulla famosa palla. Il libro sul suo fiume, sulla sua guerra, in definitiva sulla sua vita. Prima e dopo. Suoi di Faruk Sehic. Prima e dopo quella inenarrabile guerra, ovviamente quella dei ’90. Un libro che va e viene tra i sogni stupefatti del bambino e le atrocità del massacro, che ti scavano dentro.
Se si vuole continuare a vivere, ci dice il veterinario scrittore, non si può limitarsi a ricordare ma bisogna guardare avanti costruendo la memoria. E la memoria, che sta al ricordo come la rakya sta all’uva, necessita di parole che raccontino. Realtà orrenda e sogno inebriante: tutti e due.
Se avete qualche ora di tempo, in una giornata di pioggia ventosa, leggetelo.
Ovviamente, il Fiume è l’Una.

Dalle parole di Paolo.

Ylenia Zampieron

Ylenia Zampieron

Ylenia Zampieron Borgocinofilo Mikamale ASD Istruttore Cinofilo Responsabile progetto MdogW

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