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“Caro, vai su Temu che voglio prendere un cucciolo”: lo consiglia l’Europa.

Il nuovo regolamento UE supporta la vendita online di cani e gatti. E noi non ci stiamo.

Il nuovo regolamento sul benessere e sulla tracciabilità di cani e gatti appena approvato dal Parlamento europeo, che diverrà presto legge per ogni paese UE, prevede parecchi cambiamenti, e di peso, per il mondo dei cosiddetti “animali d’affezione”. In particolare per quanto riguarda l’allevamento (ma a giudicare dal comunicato auto celebrativo diffuso due giorni prima dall’Enci, mi sa che non hanno ancora capito che sta arrivando uno tsunami…).

In attesa di esaminare il regolamento nelle parti più importanti con articoli e interviste che stiamo programmando, c’è comunque una cosa che merita, credo, un commento immediato: la vendita di cani online.

Il nuovo regolamento, infatti, la approva. Anzi, la promuove! 

Capito? Mentre da anni ci si batte per vietare simili pratiche indegne, le stesse diverranno non solo lecite in toto ma anche veicolate positivamente da norme teoricamente pensate per tutelare il benessere degli animali.

Sintetizzando quanto dichiarato da un parlamentare europeo, Dario Nardella, intervistato sul nuovo regolamento da Lifeanimal.it, la motivazione dell’ok all’online è questa: andrebbe a contrastare la vendita nei negozi, che va disincentivata. Inoltre, le piattaforme “serie” garantirebbero standard adeguati e la responsabilità resterebbe comunque in capo all’allevatore, tenuto a fornire informazioni corrette e tracciabilità dell’animale

Cioè, per eliminare quell’orrore che è la vendita di animali nei pet-shop, dove sono equiparati a “merce” esattamente come collari e mangimi, la soluzione non è vietarla, no: è scoraggiarla mediante la concorrenza del commercio online

Effettivamente, l’online sta uccidendo la vendita al dettaglio in moltissimi settori. Solo che qui si tratta di di esseri senzienti, non di prodotti di consumo. 

Prendere un cucciolo non può essere una decisione che si esaurisce in una foto, una descrizione, una genealogia e uno scambio di messaggi. È un percorso serio che deve partire a monte: dalla scelta dell’allevatore, dal contatto diretto, dalla possibilità di vedere l’ambiente in cui i cani nascono e crescono.

Entrare in allevamento, osservare gli adulti, capire come vengono gestiti i cuccioli, fare domande, ricevere risposte e, se non siamo convinti, rinunciare e cercare qualcosa di meglio. 

Perché non stiamo acquistando un paio di scarpe, stiamo investendo i prossimi 13-15 anni della nostra vita, oltre all’intera esistenza del cane, in una convivenza con una creatura di una specie diversa: ma come diavolo si fa a pensare di farlo online e a emanare norme che lo considerino persino “giusto”?

Ma c’è un ulteriore aspetto che dovrebbe farci riflettere: il solo fatto di parlare di “piattaforme di vendita” riferito a esseri viventi. Non è solo una questione di termini.

È un modo di pensare.

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Leggi anche: Motori di ricerca per cani: dobbiamo usarli per le adozioni?

Poi c’è il tema della responsabilità.

Dire che “è responsabile l’allevatore” è corretto in linea teorica, ma non risolve il nodo principale: chi controlla la qualità delle informazioni? Chi distingue un professionista serio da un cagnaro? Chi sarà deputato a controllare che non vi siano traffici illeciti? E saranno controlli seri e diffusi? In Italia poi, dove abbiamo una ben nota tradizione di controlli farlocchi o inesistenti? Ci sarebbe da ridere, solo che a me viene da piangere.

Il rischio, quindi, è anche quello di rendere ancora più oscuro un sistema già oggi pieno di zone grigie, di truffatori e di veri e propri criminali, anche su scala internazionale.

Infine, questo nuovo regolamento europeo dovrebbe tutelare il benessere animale, anche nel nome.  Su tutti gli altri aspetti avremo modo di approfondire ma sulla vendita in Rete non ci sono dubbi: il benessere non passa da un annuncio online. E chi sostiene il contrario, o non ha capito di cosa sta parlando oppure lo ha capito benissimo e ha scelto altro: il business.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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