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Il problema dei Terrier di Tipo Bull: selezione, comportamento e cultura cinofila in Italia

La questione sugli incidenti causati dai cani è molto particolare. Si dovrebbe disquisire a lungo sull’errata selezione fatta negli ultimi decenni sui terrier di tipo bull (TTB), parlando di doti caratteriali, memoria di razza ecc.

Nota di Redazione.

Un nostro amico, collaboratore e professionista risponde al Dott. Burioni e riportiamo fedelmente il suo testo, quello di Luca Robolini, professionista cinofilo che da diversi anni gestisce un ottimo centro cinofilo in Lombardia. Lo pubblichiamo volentieri perché siamo stufi di vedere atteggiamenti cavernicoli e medievali da parte di una certa parte del settore, attraverso un uso dei social e delle parole, spesso scomposto, volgare, violento e inaccettabile per una categoria che ha necessità di essere Riconosciuta per la sua enorme importanza sociale.


Parlando volgarmente, i TTB dovrebbero, per selezione, essere cani amichevoli con l’uomo e macchine da guerra nei confronti degli altri cani ( si immagini dover portare un cane da combattimento sul ring rischiando come minimo di perdere una mano).

Purtroppo poi queste razze hanno affascinato, probabilmente per caratteristiche fisiche e comportamentali, una parte di popolazione riconducibile a persone poco attente al carattere e più legate alla rappresentanza fisica.


Gli allevatori seri che selezionano questi tipi di cane invece sono ancora molto attenti al carattere.

Ma purtroppo la mancanza di leggi e restrizioni sugli accoppiamenti casuali, anche di incroci di TTB con altre razze, ha portato a diversi problemi:

La mancanza di selezione dei caratteri e dei soggetti da mettere in riproduzione.

La mancanza di selezione dei futuri proprietari.


Sono un professionista cinofilo, e per mia esperienza (posso fare statistica su circa 2000 cani) i cuccioli di terrier di tipo bull arrivati presso il mio centro prima dei 60 giorni, superano, in numero, di gran lunga qualsiasi altra razza.

I proprietari dicono “la mamma non li allattava più a 30 giorni e allora il proprietario della madre ce lo ha dato” non sapendo che lo svezzamento nei cani avviene circa a 3 settimane dalla nascita.

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Questo comporta che nella fase sensibile quel cucciolo non ha potuto avere una madre come riferimento, in grado di “inibire il morso” e insegnare le prime regole sociali.


Ha ragione quando parla di problema politico. Lei ha presente quanti cani ci siano in Italia?

Quanto il numero sia aumentato dal 2000 ad oggi?


La mia professione esiste da almeno un secolo, eppure, se una qualsiasi persona domani mattina, aprendo una partita iva, potrà svolgere la mia stessa professione, senza aver alle spalle alcuno studio e nessuna esperienza.

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I grandi problemi, dal mio punto di vista professionale, è la mancanza di norme che tutelino la professione e i professionisti (siamo il primo filtro tra la società e i proprietari di cani) e la mancanza di norme sulla gestione di tutti i cani, nonché una scarsissima cultura cinofila a livello italiano.


A Milano è stato introdotto un patentino, non ricordo precisamente quanti incontri preveda, ma tutti di carattere teorico.

Converrà con me che, la scienza necessità di teoria, ma anche di applicazione, così come un 18enne svolge un esame teorico per la patente di guida, quest’ultima gli verrà consegnata solamente al superamento di un esame pratico.

Non capisco perché si possa permettere alle persone di acquistare e/o adottare dei cani, senza però essere certi che siano in grado di gestirli, ancor di più che, rispetto ad un’automobile, ogni cane necessita di una gestione personalizzata, primariamente in base:


-al contesto in cui vive (ambiente)
-alla famiglia che lo ha in cura
-alle esigenze specifiche di razza
-alle esigenze specifiche del soggetto


Mi spiace essermi dilungato, non potendo comunque approfondire totalmente questo argomento, che ho a cuore, sia come professionista, sia come amante dei cani, cinofilo.

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La ringrazio per essersi esposto e interessato alla situazione.
Chiaramente rimango a disposizione per un confronto, cosa molto rara nel nostro settore e con le istituzioni.

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