Randagismo e troppi cani quali soluzioni. Se provassimo davvero a risolvere?
Un “manifesto” per guardare oltre il caos attuale.
L’Italia convive da troppo tempo con quella che è ormai una cronica emergenza randagismo. Lo testimoniano i numeri, i canili sovraffollati, i fondi spesi senza risultati strutturali e una comunicazione pubblica spesso superficiale, se non fuorviante.
Ma emergenza, lo dice la parola stessa, giustifica e richiede azioni straordinarie. Allora su Dogsportal.it abbiamo voluto proporre una riflessione diversa, forse scomoda, per qualcuno inaccettabile, ma che ha l’ambizione di guardare avanti. Un piccolo manifesto utopico che parte da una domanda: e se cominciassimo a cambiare davvero rotta, con coraggio e regole chiare?
In fondo, non possiamo vivere per sempre nella perenne emergenza.
Le troppe cucciolate: anche gli allevatori devono fermarsi
Oggi, chiunque può far riprodurre cani, vendere cuccioli, pubblicare annunci. A prescindere da razze e pedigree.
Ma anche nel mondo dell’allevamento professionale, pur con tutte le differenze tra chi lavora seriamente e chi no, manca un tetto alle nascite.
Anzi, esiste un paradosso normativo assurdo: si prevede un numero minimo di cucciolate affinché un allevatore sia considerato tale, ma non prevede alcun limite massimo. In un mondo dove ci sono troppi cani (e gatti), dove i rifugi e i canili esplodono e le adozioni non riescono a reggere il ritmo delle nascite, questa è una stortura grave, che merita una riflessione urgente.
La proposta è semplice, ma rivoluzionaria: limitare per legge il numero di cucciolate possibili, anche per gli allevatori etici. Perché l’etica non è solo selezione, ma anche responsabilità verso il contesto storico e ambientale in cui si opera.
Approfondisci: Randagismo e comunicazione: quando la trasparenza diventa una questione etica
Il Sud, i Comuni e il nodo delle zoomafie
Nel Mezzogiorno, e non solo, il randagismo è spesso intrecciato a interessi criminali legati alle cosiddette zoomafie: traffici di cuccioli, gestione illecita di canili, combattimenti clandestini, truffe legate ai fondi pubblici per il randagismo.
Secondo i rapporti annuali della LAV sulle zoomafie, il randagismo rappresenta un settore strategico per alcune organizzazioni criminali, che sfruttano l’assenza di controlli per ottenere profitto a discapito degli animali e delle comunità locali.
La soluzione passa attraverso controlli più rigorosi, trasparenza amministrativa e un’azione decisa nei confronti di chi gestisce strutture pubbliche con logiche speculative.
In particolare, è indispensabile che ci siano verifiche continue sulla responsabilità dei sindaci, che per legge sono i primi responsabili della gestione del randagismo nel loro territorio. Non è più accettabile che in tanti Comuni la questione venga ignorata o trattata come una formalità.
Come approfondito anche su Dogsportal.it, l’alibi del Sud non può continuare a essere la scusa per ignorare un problema nazionale: Randagismo e Sud: l’alibi per non guardare al problema complessivo
Scopri di più: Comuni e sindaci: un ruolo chiave nella gestione e tutela dei cani in Italia
E per comprendere meglio il fenomeno dei combattimenti tra animali, che resta uno dei fronti più crudeli e nascosti, consigliamo:
Combattimenti e competizioni di cani e altri animali in Italia
Randagismo e cani liberi: due realtà diverse da non confondere
In questo scenario, è fondamentale distinguere tra ciò che intendiamo come randagismo – causato da cucciolate incontrollate, abbandoni, cessioni irresponsabili e mala gestione del territorio – e un’altra realtà che troppo spesso viene confusa o ignorata: i cani liberi del territorio.
Parliamo soprattutto di quei cani semi-ferali, presenti in molte aree del Sud Italia, che vivono in equilibrio col territorio e rappresentano delle nicchie etologiche ed ecologiche preziose, da studiare e da tutelare, non da cancellare.
Capire questa differenza è essenziale per costruire politiche davvero efficaci e rispettose del comportamento naturale del cane.
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Per approfondire, consigliamo due contributi fondamentali:
Daspo cinofilo: punire chi sbaglia, davvero
Una proposta ispirata da Fiodor Verzola, da adottare senza mezzi termini: il daspo cinofilo. Chi maltratta cani, pratica cucciolate abusive, accumula animali in casa (animal hoarding) non deve poter ricominciare. Servono interdizioni, controlli e un sistema che impedisca la recidiva. Serve fermezza, non solo buone intenzioni.
Adozioni e volontariato: serve controllo, non improvvisazione
Oggi chiunque può aprire una pagina social, lanciare appelli, raccogliere soldi e organizzare adozioni. Ma chi controlla? Chi traccia i cani? Chi verifica le destinazioni finali? In troppi casi la buona fede non basta.
Serve un coordinamento centrale che autorizzi le associazioni, monitori ogni spostamento, ogni adozione, ogni raccolta fondi. Un sogno? Forse. Ma senza trasparenza non si costruisce nulla. Ma se pensiamo al caos delle anagrafi regionali che non si parlano siamo ancora lontanissimi da una possibile soluzione.
Per approfondire questi temi: Randagismo in Italia: numeri, retoriche e problemi strutturali
Sterilizzazione: strumento strategico, ma non automatico
Nel nostro manifesto utopico, in un sistema regolamentato e trasparente, la sterilizzazione è uno strumento indispensabile per uscire dall’emergenza. Non l’unico, ma tra i più efficaci. Riduce le nascite, aiuta a prevenire abbandoni, limita la pressione sui rifugi.
Ma attenzione: sterilizzare non deve diventare un automatismo. Esistono nuove linee guida scientifiche che invitano a valutare caso per caso, tenendo conto della salute, del comportamento e del contesto di vita del cane.
Per questo, vi invitiamo a leggere con attenzione uno degli articoli più importanti pubblicati su Dogsportal.it:
Sterilizzazione del cane: linee guida, cosa serve sapere davvero
Un testo fondamentale per chi vuole capire quando, come e perché sterilizzare, e quando invece è meglio non farlo.
In conclusione, cari lettori di Dogsportal.it, vi abbiamo proposto una visione forse irrealizzabile, ma onesta. Un manifesto che parte da una convinzione semplice: non possiamo continuare a tamponare l’emergenza con soluzioni vecchie e inefficaci ed emergenziali.
Servono coraggio, regole, etica, strategia. Anche a costo di rompere qualche schema. Perché amare i cani, davvero, significa prima di tutto proteggerli da un sistema che oggi li lascia troppo spesso soli e senza regolamentazioni normative, etiche e morali.
Ovviamente siamo sempre aperti al confronto educato, diteci la vostra nei commenti sui social o scriveteci su info@dogsportal.it per testimonianza dirette e contributi di idee e proposte.
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