Pista dei levrieri di Maserada: il Consiglio di Stato chiude la disputa. Le associazioni animaliste perdono su tutti i fronti
Con la sentenza 1453/2026, il Consiglio di Stato ha chiuso definitivamente il contenzioso sulla Pista dei levrieri di Maserada, in provincia di Treviso. La pista per le corse sportive dei levrieri è al centro di una disputa legale. I ricorsi presentati da Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Pet Levrieri Onlus, LAV, ENPA e OIPA contro il Comune e la società ENCI Servizi — che aveva realizzato la struttura — si sono infranti su due ostacoli distinti: la tardività delle impugnazioni e, nel merito, la totale assenza di prove sulla presunta pericolosità della pista.
Una vicenda che merita di essere letta con attenzione, perché dice qualcosa di importante non solo sul diritto amministrativo, ma sul modo in cui certi argomenti vengono usati nel dibattito pubblico sulla cinofilia.
Questa situazione ha messo in evidenza la resilienza della Pista dei levrieri di Maserada di fronte alle critiche infondate.
Cosa ha stabilito il Consiglio di Stato
Il punto centrale dell’offensiva legale delle associazioni, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore da un articolo di Antonio Criscione, si basava sull’idea che la pista rappresentasse un pericolo intrinseco per i levrieri — una “pericolosità in re ipsa”, come si dice in gergo giuridico. La tesi: struttura ovale, box di partenza, museruole, zimbello meccanico. Caratteristiche identiche, secondo i ricorrenti, alle corse commerciali dei cinodromi. E i danni documentati in quel contesto, secondo le associazioni, sarebbero stati automaticamente trasferibili alla pista amatoriale trevigiana.
Il Consiglio di Stato ha smontato questa impostazione con una valutazione netta: la doglianza è “generica”, formulata in modo “apodittico e priva di supporto argomentativo”. In altre parole, i giudici hanno stabilito che l’accusa è stata presentata come una verità assoluta — senza le prove necessarie per sostenerla.
Una pista amatoriale non è un cinodromo
È il punto su cui vale la pena fermarsi, perché la confusione — alimentata anche da un uso disinvolto del termine “cinodromo” — ha contribuito non poco a distorcere il dibattito pubblico.
Il cinodromo commerciale, quello chiuso a Roma nel 2002, era un’altra cosa: scommesse, pressioni economiche, cani trattati come strumenti di guadagno. La pista di Maserada è un anello di sabbia dove appassionati portano i propri cani a esprimere un’attitudine selezionata in secoli di storia. L’unica in Italia, tra l’altro — mentre in Svizzera e in Austria esistono da decenni strutture analoghe, con le quali il confronto sarebbe stato molto più onesto.
Lo conferma il sindaco di Maserada, Lamberto Marini, che sottolinea come al Comune non sia mai arrivata alcuna segnalazione di situazioni di pericolo per i cani. E i dati diffusi dall’ENCI parlano da soli: oltre 2.000 passaggi in pista senza incidenti.
Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore da un articolo di Antonio Criscione, Gaetano Turrini, allevatore di whippet con decenni di esperienza nel settore, ricorda che lo sport dei levrieri in Italia ha radici precise e distinte da quelle del mondo commerciale. Nasce nel 1980, si struttura nel 1983 con la prima pista regolamentare a Schio, e ha sempre operato in un contesto di appassionati amatori — non di scommettitori.
Prese di posizione assolute e generalizzanti — come quella espressa recentemente dalla LAV nei confronti dell’intero mondo dello sleddog, che abbiamo raccontato e commentato qui — rischiano di essere totalmente controproducenti: delegittimano chi lavora ogni giorno per il benessere dei cani sportivi e rendono più difficile qualsiasi dialogo costruttivo sul tema.
Per capire cosa sono davvero le corse e il coursing sportivo dei levrieri, vi rimandiamo al nostro approfondimento: lo sport dei levrieri: le corse e il coursing.
Il benessere del levriero che corre: cosa dice la cinofilia
La questione non è solo legale. Vale la pena chiedersi — con onestà e senza pregiudizi — se correre faccia bene o male a un levriero.
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La risposta dell’etologia e della cinofilia è chiara: il levriero è uno dei cani meno manipolati geneticamente nella storia della selezione canina. È stato selezionato per millenni per una funzione precisa — la caccia a vista, l’inseguimento, la velocità. Privargli la possibilità di esprimere queste motivazioni, in un contesto sicuro e controllato, non è una tutela. È una negazione della sua natura.
Sempre secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, Angelo Anselmi, allevatore di piccoli levrieri italiani e veterinario responsabile della pista FCI svizzera di Lostallo, chiarisce che le corse amatoriali sono prove attitudinali assolutamente sicure, il cui unico scopo è valutare la predisposizione del levriero a ciò per cui è stato selezionato. Non ha senso e non sarebbe nemmeno possibile “costringere” un levriero a correre: corre perché vuole, perché è quello che è fatto per fare.
Il levriero non è solo un atleta: è un cane con una ricchezza comportamentale che va ben oltre la pista. Chi sono i levrieri e che attività amano fare è il punto di partenza per chi vuole conoscere davvero queste razze — e capire quanto abbiano da offrire, dentro e fuori dalla sabbia.
Per approfondire ulteriormente il profilo etologico e comportamentale, leggete anche:
- Il levriero e il comportamento predatorio
- Il Piccolo Levriero Italiano
- Whippet: come vivere con il levriero inglese
L’eleganza corre veloce: alla scoperta dei Levrieri
Il punto di vista di Dogsportal
Siamo da sempre dalla parte del benessere del cane. Ed è proprio per questo che non possiamo tacere di fronte a un utilizzo strumentale del concetto di benessere: quello che equipara una pista amatoriale FCI a un cinodromo commerciale, che usa studi su realtà completamente diverse per costruire un’accusa che il Consiglio di Stato ha definito apodittica e priva di argomentazione.
Il benessere di un levriero non si tutela impedendogli di correre. Si tutela garantendogli di poter esprimere ciò che è — in contesti sicuri, regolamentati, gestiti da persone che amano questi cani. La sentenza di Maserada non è una vittoria dei cinodromi. È la vittoria del merito e della distinzione, in un dibattito in cui troppo spesso la semplificazione ha preso il posto dell’analisi.
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