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Cani da lavoro e sfruttamento: HUB Professioni Cinofile smonta la narrazione social

“Come HUB Professioni Cinofile non ci stiamo.” Così inizia il comunicato pubblicato oggi dall’associazione che dal 2016 lavora per costruire una cultura professionale della cinofilia seria e riconoscibile. E noi, leggendolo, ci siamo ritrovati.

Non ci stiamo neanche noi come già scritto sui nostri profili social qualche giorno fa.

Non ci stiamo a una comunicazione che parte da criticità reali per finire per fare di tutta l’erba un fascio, demonizzando interi ambiti della cinofilia: soccorso, assistenza, sport, ricerca, IAA, e il lavoro quotidiano di professionisti e volontari che costruiscono competenze, relazione e responsabilità insieme ai propri cani.

Su Instagram, e non solo, circola ormai da tempo un genere di contenuto che conosciamo bene: il reel che mette tutto dentro. Cani da caccia, cani sportivi, unità cinofile, cani da pet therapy. Tutto uguale, tutto sfruttamento, tutto negativo. E attenzione: spesso dentro questi discorsi ci sono anche pezzi di realtà. Ed è esattamente questo che li rende pericolosi. Quando si prendono criticità vere e le si trasforma in slogan, la disinformazione corre velocissima e danneggia proprio chi ogni giorno investe nella formazione, nell’etica professionale e nel benessere animale.

Sì, esistono situazioni scorrette. Esistono cani addestrati in modo violento, cani letteralmente usati male nella pet therapy, cani relegati in un cortile per mesi per poi lavorare qualche settimana all’anno. Non lo neghiamo. Ma esiste anche uno sfruttamento emotivo silenzioso di cui si parla pochissimo: quello dei cani di famiglia che non vengono mai realmente conosciuti, capiti o messi in condizione di esprimere le proprie motivazioni. Cani frustrati, cani invisibili, cani che passano la vita sulle traversine perché troppo piccoli per essere considerati cani veri. Anche questo è sfruttamento. Anche se non fa reel.

Il problema non è denunciare le criticità. Il problema è quando la denuncia si trasforma in quella che HUB definisce con precisione una “condanna generalizzata di un intero settore”. Perché non è vero che è tutto così. Esistono cani che lavorano bene, con entusiasmo, con motivazione, con una relazione forte e cooperativa con il loro umano di riferimento. Esistono percorsi formativi seri, codici deontologici, standard condivisi. La recente UNI/PdR 160-1:2024 sulle Unità Cinofile richiama con forza proprio questo: il valore della relazione, della preparazione competente e della tutela del benessere del binomio.

Quello che serve, come ricorda HUB, è analizzare i percorsi formativi, le competenze reali, l’esperienza sul campo, il rispetto dei codici deontologici. Approfondire i contesti, non alimentare slogan o rincorrere like facili.

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Il cane non è uno strumento. Ma non è neanche un’arma retorica da usare per polarizzare il dibattito. È un partner relazionale, parte integrante di un team costruito su cooperazione, motivazione e rispetto reciproco. E chi ha un grande potere mediatico ha la responsabilità di raccontarlo con quella complessità, non di semplificarlo per fare la frase a effetto.

Perché, lo ricordiamo quella non è divulgazione. È semplificazione emotiva. E i cani meritano di meglio.

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Rocco Voto

Fondatore & Editore

Fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore cinofilo e nel mondo del cane, si occupa di divulgazione cinofila promuovendo un approccio basato su etica, competenza e benessere animale.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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