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Non serve una giornata contro il randagismo, serve un programma concreto contro il randagismo

Il 27 luglio si celebra la giornata internazionale del cane randagio. Su Dogsportal.it non abbiamo intenzione di trasformarla nell’ennesimo post commovente. Abbiamo delle proposte, le abbiamo scritte nero su bianco negli ultimi due anni, e oggi le rimettiamo in fila.

Una premessa necessaria

Nel titolo abbiamo scritto randagismo perché è la parola che tutti conoscono e cercano. Ma va detto subito: per noi la lotta al randagismo non esiste. Esiste la gestione dei cani in Italia, e il randagismo ne è solo una voce, per giunta non la più grande.

Dentro quella gestione convivono realtà che continuano a essere trattate come sinonimi e non lo sono. I cani randagi non sono i cani liberi del territorio, e i cani liberi del territorio non sono un problema da risolvere ma una realtà da conoscere e regolare. Sono due fenomeni diversi, con storie diverse e risposte diverse.

C’è di più, ed è il punto che ci interessa davvero. Il randagismo inteso in senso classico, cani nati e cresciuti fuori da ogni relazione con l’essere umano, oggi è un fenomeno residuale. Quello che abbiamo realmente davanti si chiama vagantismo: cani che un riferimento umano ce l’hanno o ce l’hanno avuto, e che circolano senza alcun controllo. E al Nord, ma non solo al Nord, il fenomeno più imponente ha un altro nome ancora: abbandoni e cessioni di proprietà. Cani restituiti, ceduti, passati di mano, che entrano nel circuito dei canili senza essere stati randagi un solo giorno della loro vita.

Ne abbiamo parlato in Academy con Francesca Toto, e il talk lo trovate più avanti in questo articolo. Vale la pena guardarlo prima di continuare a usare una parola sola per descrivere cose che sole non sono.

Perché se un problema lo chiami con il nome sbagliato, anche le soluzioni che progetti saranno sbagliate. Ed è esattamente quello che accade da trent’anni.

Il rito della giornata

Ogni anno, puntuale, arriva la ricorrenza. Arrivano i post, le foto in bianco e nero, gli hashtag, le frasi sull’abbandono che fa male al cuore. Poi il 28 luglio tutto torna come prima: i canili restano pieni, le anagrafi regionali continuano a non parlarsi, i cuccioli continuano a essere venduti sui marketplace come mobili usati.

Il randagismo è diventato una parola d’ordine buona per riempire un piano editoriale. Serve altro. Servono proposte, numeri, norme, responsabilità. Quello che segue non è una riflessione, è un programma.

Perché la distinzione non è accademica

Un cane libero del territorio, inserito in un equilibrio ecologico ed etologico che regge da generazioni, richiede monitoraggio, sterilizzazione mirata, identificazione e una comunità che sappia conviverci. Un cane vagante che si è allontanato da casa richiede tracciabilità e un’anagrafe che funzioni. Un cane abbandonato o ceduto richiede controlli a monte, sulle cessioni e sulle cucciolate. Tre risposte diverse a tre situazioni diverse.

Quando si mette tutto sotto la stessa parola, succede quello che vediamo: si finanziano campagne generiche, si riempiono i canili, si spostano cani da una regione all’altra senza che nessuno sappia dove finiscono, e alla fine del ciclo il problema è identico a prima.

Il Sud non è un alibi

C’è poi la scorciatoia geografica. Si parla di randagismo, si dice “Sud”, e la coscienza collettiva del resto del Paese si mette a posto. Ma il fenomeno ha radici che non si fermano al Meridione, e mentre si discute di sterilizzazioni a Foggia o a Ragusa resta sostanzialmente ignorato tutto il resto: lo spaccio di cuccioli, il commercio illegale alimentato dalle cucciolate incontrollate, le importazioni dall’Est Europa, i combattimenti clandestini.

L’abbiamo scritto e lo ripetiamo: relegare il problema al Sud è una scorciatoia retorica che allontana la soluzione [LINK: https://www.dogsportal.it/randagismo-e-sud-lalibi-per-non-guardare-al-problema-complessivo-in-italia/].

Il programma in quattro punti

Lo abbiamo pubblicato a febbraio e non abbiamo cambiato idea di una virgola [LINK: https://www.dogsportal.it/basta-liste-e-patentini-inutili-svuotare-i-canili-e-fermare-il-randagismo/].

Primo, tracciabilità totale. Non basta un’anagrafe nazionale che registri il microchip alla nascita. Serve un SINAC pienamente operativo e vincolante che tracci la vita del cane: ogni passaggio di detenzione, ogni staffetta, ogni ingresso in canile, ogni affido temporaneo, registrati in tempo reale. Se un cane sparisce dal radar o cambia regione senza tracciatura, deve scattare l’allerta. Oggi in Italia è più semplice seguire un pacco da cinque euro che un essere vivente spostato da Palermo a Milano.

Secondo, un albo nazionale degli operatori cinofili. Allevatori professionali e amatoriali, volontari e presidenti di associazioni, staffettisti e trasportatori, educatori e istruttori. Chi non è iscritto e non ha una formazione certificata non movimenta e non gestisce cani al di fuori del proprio contesto familiare. Restiamo convinti che qui ci sia un nodo da sciogliere prima di ogni riforma, e lo diciamo anche contro il nostro stesso settore: bisogna decidere una volta per tutte chi ha l’autorità per certificare quelle competenze, mettendo fine alla giungla dei diplomi facili.

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Terzo, stop alla riproduzione incontrollata. È il punto più impopolare e il più decisivo, perché i canili si riempiono a monte, non a valle. Divieto di cucciolate casalinghe per i privati non iscritti all’albo, con la riproduzione affidata a chi seleziona e si assume la responsabilità di ciò che fa nascere. E un tetto massimo di cucciolate annue anche per chi alleva con affisso, calibrato sul benessere delle fattrici e sulla capacità reale della struttura, perché nessuno può produrre cuccioli a catena industriale.

Quarto, chiusura del mercato online. Divieto rigoroso di annunci di compravendita e cessione di animali sulle piattaforme generaliste, e divieto delle adozioni a distanza senza controlli tracciati. L’adozione non può essere un clic su una foto strappalacrime: deve prevedere un iter documentato, con pre affido fisico eseguito da professionisti iscritti all’albo.

La domanda che nessuno vuole fare

Se le soluzioni sono note da vent’anni, perché non si applicano? Perché a qualcuno conviene che i canili restino pieni. È una frase dura e la sosteniamo: il caso di Collelongo, i dati Legambiente, i costi di gestione che non scendono mai raccontano un sistema in cui il cane recluso vale più del cane adottato.

Il decreto ministeriale entrato in vigore il primo gennaio 2026 avrebbe dovuto riordinare la galassia canile trentacinque anni dopo la legge 281 del 1991 [LINK: https://www.dogsportal.it/galassia-canile-perche-la-legge-del-1991-ha-fallito-e-perche-il-nuovo-decreto-rischia-di-fare-lo-stesso/]. Il rischio, però, è di replicare gli stessi errori, a partire dal metodo con cui si è provato a contenere la spesa pubblica: le aste al ribasso, che sono una condanna per i cani sotto ogni punto di vista.

Che si può fare davvero, si vede

Non stiamo teorizzando nel vuoto. A Vieste il progetto Zero cani in canile, promosso dal Comune attraverso l’assessorato al benessere animale, lavora con una task force settimanale di controllo sul territorio, coinvolgendo forze dell’ordine, volontari e cittadinanza [LINK: https://www.dogsportal.it/zero-cani-in-canile-il-modello-vieste-contro-il-randagismo-e-martedi-19-maggio-ne-parliamo-in-academy/]. Quando un’amministrazione decide di fare sul serio, i risultati arrivano. Quando delega tutto al volontariato e alla buona volontà, non arrivano mai.

L’Europa ci sta arrivando

C’è un dato che ci interessa più di ogni celebrazione. In sede europea è in corso un’iniziativa dei cittadini che chiede di armonizzare il quadro giuridico sul randagismo tra gli Stati membri, con programmi strutturati di sterilizzazione e vaccinazione, microchippatura obbligatoria e registri interoperabili, controlli più severi su allevamento e commercio, maggiore sostegno agli enti locali e ai rifugi.

Tradotto: quello che chiediamo da anni per l’Italia è esattamente ciò che oggi viene chiesto a Bruxelles. Non siamo noi a essere estremisti, è il nostro Paese a essere in ritardo.

Cosa chiediamo, oggi

Alla politica chiediamo di smettere di inseguire l’emotività del caso di cronaca, la razza da mettere in lista, il patentino annunciato in conferenza stampa. Sono strumenti che possono avere un senso, ma non toccano la causa.

A chi si occupa di comunicazione, associazioni comprese, chiediamo di usare questa giornata per chiedere qualcosa di preciso, non per commuovere.

E a chi ci legge chiediamo una cosa sola: la prossima volta che qualcuno vi parla di lotta al randagismo, domandate quale dei quattro punti intende applicare. Se non sa rispondere, sta facendo comunicazione, non politica.

Leggi anche: Randagismo e troppi cani, quali soluzioni [LINK: https://www.dogsportal.it/randagismo-e-troppi-cani-quali-soluzioni/]

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Rocco Voto

Fondatore & Editore

Fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore cinofilo e nel mondo del cane, si occupa di divulgazione cinofila promuovendo un approccio basato su etica, competenza e benessere animale.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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