The Dog Stars, chi è il cane che interpreta Jasper
Carolina Basile di DOGSTUDIOS racconta Raksha, il pastore belga malinois protagonista del film di Ridley Scott con Jacob Elordi: la scelta, la preparazione, il set
Dopo l’intervista sui cani italiani dell’Odissea di Christopher Nolan, siamo tornati da DOGSTUDIOS per parlare di un lavoro diverso: non più cani nel background di una città, ma un protagonista a quattro zampe che sta in scena accanto all’attore per quasi tutto il film. Jasper, il cane di The Dog Stars di Ridley Scott, è interpretato principalmente da Raksha, pastore belga malinois. Del red carpet si è scritto ovunque. Quello che ci interessava era il resto: come si sceglie quel cane, come si costruisce la calma in un malinois, come si gira la morte del protagonista senza chiedergli niente che gli faccia stare male.

“Non ho scelto un malinois, ho scelto lei”
Come è arrivato a voi il ruolo di Jasper, e quanto tempo è passato fra la chiamata e il primo giorno di riprese?
Sono stata contattata la prima volta l’8 gennaio 2025. Il 4 febbraio ho ricevuto la telefonata più importante della mia vita, quella in cui mi dicevano che eravamo state scelte. Poi c’è stato l’incontro con Ridley a Cinecittà, e le riprese sono cominciate il 25 aprile 2025.
Nel romanzo di Peter Heller Jasper è un blue heeler, nel film è un pastore belga malinois. Come avete scelto il cane?
Ho scelto Rak non perché fosse un pastore belga malinois, e ci tengo molto a precisare questa cosa, ma perché ho con lei un rapporto speciale, per il suo carattere meraviglioso, la sua preparazione, il suo equilibrio e la sua dolcezza. Conosco tutti i suoi pregi, le sue doti e i suoi limiti. Ci capiamo profondamente, e per questo sapevo di poterla guidare al meglio.
Dici però che Rak è unica anche esteticamente, e per un motivo particolare.
Sì, ed è una cosa che non ho ancora spiegato da nessuna parte. Rak ha un difetto di razza: ha le orecchie piegate da quando è cucciola. Ecco, è proprio quello che la rende unica e così espressiva. Quello che sulla carta era un difetto in realtà la rende speciale.

Chi è Raksha, da dove viene e cosa faceva prima di questo film?
Raksha è il cane di Maikol Camilli, mio stretto collaboratore di DOGSTUDIOS. Vive a Fiano Romano con la sua famiglia, composta da due bambini e altri cani. Negli anni Maikol l’ha preparata nello sport, in obedience e IGP, mentre io l’ho formata per il cinema, facendole fare passo passo piccole partecipazioni. Rak è un cane molto attivo, quindi tanti ruoli non andavano bene per lei. Poi è arrivato questo, che sembrava calzarle a pennello: aveva le capacità e la maturità per farlo. Oggi ha nove anni, quando ha girato il film ne aveva sette e stava per compierne otto.
Come si insegna a un malinois a stare fermo
Per gran parte del film Jasper deve fare il cane di casa, che aspetta, dorme, guarda. Per un malinois stare fermo è la cosa più difficile che esista. Quanto lavoro c’è dietro la calma, rispetto a quello che serve per l’azione?

C’è tantissimo lavoro, soprattutto uno studio del cane e delle sue abitudini. Rak è molto attiva e agile, ma allo stesso tempo dolcissima e tenerissima. Ho impostato il momento della cuccia riportandolo in tante situazioni e ambienti diversi, e passando tanto tempo sul divano come se fosse l’area relax, il posto dove non si doveva fare niente: Rak ha imparato che lì poteva rilassarsi serenamente, e poi quel comportamento è stato riportato in scena. Per lei era qualcosa di familiare e positivo. Oltre a questo c’è stato un grande lavoro per farla arrivare in scena con il mood giusto, tra passeggiate, corse e prove in location, e tutto questo cambiava ogni giorno a seconda delle scene.
Quanto contano le prove nei luoghi delle riprese?
Le prove in location e quelle delle azioni tecniche sono state fondamentali, e ci tengo a dirlo perché è la parte che non si vede mai. Fare le prove ci consente di dare tante informazioni al cane, di fargli studiare il posto e prendere dei riferimenti, di valutare se bisogna apportare modifiche a degli oggetti o effettuare altre prove se necessario. Il giorno delle riprese il cane è sereno perché conosce già la location e sa cosa deve fare: l’unica differenza è che intorno a noi si muove una troupe.
Tre cani per un ruolo solo
Perché per un ruolo solo servono più cani?

Perché rispetto i limiti dei cani, e non ho mai la pretesa che un cane debba o possa fare tutto. Spesso uso un secondo cane che subentra per alcune scene: in questo caso ne sono serviti tre. Rak, per esempio, è molto brava sugli attacchi, ma abbiamo usato un altro cane sia per preservarla sia per suddividere le scene.
Come li avete scelti e come vi siete divisi i compiti fra loro?
Li ho selezionati personalmente, valutando il carattere e le prerogative di ciascuno. Bolt, di Giulio Belloni, l’ho scelto come attack dog: con lui avevamo già lavorato su altri set e aveva dimostrato un equilibrio e una capacità di ripetere tante volte la stessa scena che per me è una certezza. È stato inoltre selezionato un cane come double di Rak, Velvetgun, che ci ha seguito per l’intero film e ha girato anche la scena con i bambini.
Come si tiene la continuità visiva fra tre soggetti diversi, e chi decideva in giornata quale cane entrava in scena?
Rak ha girato la maggior parte delle scene, e con lei c’ero sempre io, insieme alla mia prima assistente Marta Fabiani e a Chiara, seconda assistente e veterinaria. Il double è stato accompagnato dalla proprietaria per mia specifica richiesta, in modo da essere seguita al meglio e da rispondere a tutte le sue necessità. Stesso discorso per l’attack dog nei giorni in cui era prevista la sua presenza.
Il lavoro con Jacob Elordi
Jacob Elordi ha raccontato di aver imparato i comandi in italiano. Come funziona il lavoro con l’attore?

Jacob è un amante degli animali e soprattutto dei cani, tra lui e Rak c’è stato subito feeling, e si è sempre reso disponibile per le prove e per tutte le sue necessità. In realtà i comandi che usiamo in scena sono quasi tutti in inglese, quindi Jacob non ha dovuto impararli in italiano.
Sono contenta però che si ricordi “brava amore”, perché era quello che le dicevamo noi dopo la scena: lui l’ha memorizzato e faceva lo stesso.
Quanto lavorava Raksha sull’attore e quanto invece su di te, che eri fuori campo? E come si evita il problema classico, cioè il cane che cerca con lo sguardo la persona che gli sta chiedendo le cose?
Il mio obiettivo è sempre stato quello di fare in modo che i cani fossero a loro agio e sereni, così da rendere le scene il più realistiche e naturali possibile. Lei ha un’ottima preparazione e, come tutti i nostri cani, è abituata a prendere contatto con la persona che la premia, soprattutto se quella persona ha avuto il tempo di costruire con lei una relazione. Qualsiasi cane di scena ha comunque la necessità di avere un contatto fisico con il proprio trainer. Abbiamo lavorato tanto sui comandi a distanza mentre Jacob le dava i premi, creando così una collaborazione efficace.

Elordi ha raccontato che gli affettati funzionavano meglio dei premi del trainer. È vero? E come si gestisce un cane che riceve cibo tutto il giorno da un attore?
Uso i premi come rinforzo per far eseguire gli esercizi in scena, e sul set do una scala di valori ai premi che utilizzo: il tipo di premio viene scelto in base alle caratteristiche della scena. Se il cane deve stare seduto o fermo privilegio semplici biscotti, che premiano senza attivare; se invece l’azione è complessa, richiede molto impegno o concentrazione sull’attore, allora utilizzo premi più sfiziosi. A volte abbiamo anche premiato semplicemente con un gioco. Tutto è stato studiato, niente lasciato al caso.
La scena della morte, l’aereo, le esplosioni
Nel film Jasper muore in modo violento, mentre nel libro moriva di vecchiaia nel sonno. Come si gira una scena così?

Nel film è stata girata la colluttazione e poi Jacob trova Jasper morta. In un primo momento per quella scena era stato preparato un puppet del cane, ma Ridley ci chiese se Rak fosse in grado di simulare di essere morta, così la scena è stata girata di nuovo con lei. Il “morto” è un comportamento che viene insegnato esattamente come un seduto o un terra. Rak non è mai stata in pericolo.



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C’è una versione cucciolo di Jasper nei flashback. Che regole vi siete dati per far lavorare un cucciolo su un set?
Appena saputa la data abbiamo cercato una cucciolata che avesse ottanta o novanta giorni nel periodo delle riprese. Sono stati portati tre cuccioli bellissimi, in modo da non stancarli troppo e da poterli sostituire. I cuccioli e i loro proprietari sono stati convocati sul set un paio d’ore prima dell’orario della scena, e una volta girata sono subito tornati a casa.
Il film è pieno di spari, esplosioni, fuoco, gente che urla. Come si prepara un cane a tutto questo, e qual è il punto oltre il quale una scena non si fa?
Rak non è mai stata presente durante le esplosioni. Per quella scena però ci è voluta una preparazione attenta e precisa, vista la complessità. Ho studiato le dinamiche di ogni singola azione e tutto ciò con cui Rak sarebbe venuta a contatto, e solo dopo tutte le prove effettuate ho dato l’ok per girare.
Jasper vola sul Cessna insieme a Hig. Quelle scene sono girate davvero in volo?
Rak non ha mai volato realmente. Quando si vede dentro l’aereo in volo è il risultato dell’ottimo lavoro degli effetti visivi in teatro, con l’utilizzo di macchinari per il vento e per il movimento. Abbiamo fatto un lungo periodo di preparazione: dalla semplice salita nell’aereo alla posizione, alla seduta, alle prove con accensione e spegnimento, fino all’aereo in movimento con me dentro. Aveva un comando per guardare avanti, visto che io ero nascosta dietro l’aereo.
Chi controlla il benessere del cane sul set
Su una produzione americana c’è di solito un ente che certifica il benessere animale sul set. Girando in Italia, chi controllava?
Anche sul nostro set c’era una responsabile della humane society, che si occupa di supervisionare il benessere dell’animale, di verificare che si rispettino le procedure quando è in scena e che tutto sia in linea con le sue possibilità: non il nostro metodo di lavoro, ma le condizioni in cui il cane lavora.

Quante ore al giorno lavorava davvero un cane, e come erano organizzate le pause?
L’orario di lavoro era di dieci ore, ma ne facevamo sempre meno. Di solito il cane ha sempre delle pause tra una scena e l’altra e anche mentre si gira. Tutta la giornata era organizzata in base alle necessità di Rak e al suo benessere.
A febbraio dello stesso anno eravate sul set di Nolan per l’Odissea. Che differenze avete trovato fra le due produzioni?

L’Odissea l’abbiamo vissuta in maniera diversa, perché lì i nostri cani facevano parte del background della città. Come produzione internazionale non c’era nessuna differenza: si percepisce che sono lavori grandiosi, dalla scenografia alle location alle macchine da presa. Ovviamente sul film di Ridley il cane era il protagonista, sempre al fianco di Jacob, e l’abbiamo vissuto in prima persona. Ridley poi ha un modo tutto suo di girare: utilizza fino a dieci macchine da presa in contemporanea e in questo modo gira tutta la scena, dai primi piani alle inquadrature più larghe. Prova la scena con gli attori, poi vede tutto da un camper con i monitor all’interno e dà le indicazioni via radio sul suo canale dedicato.
Elordi ha detto ai giornalisti che il lavoro vero lo fanno i trainer. Nei titoli di coda, però, i cani e chi li prepara restano in fondo. È un tema che vi pesa?
Un po’ dispiace, il cane è un protagonista. Speriamo cambi in futuro. Come per tutti, è bello vedere riconosciuto il proprio lavoro.
Dopo il film: il malinois non è un cane per tutti
Portare un cane su un red carpet, fra flash, folla e rumore, non è una cosa neutra. Come avete preparato Raksha per Londra?
Siamo stati invitati dai produttori americani, Disney. Siamo arrivate un giorno prima dell’anteprima, per farla riposare e ambientare. La mattina prima della premiere siamo andate in location per farle prendere le misure e fare delle prove, o come dico io per spiegarle cosa avremmo fatto lì: esattamente come ho fatto per tutto il film.


Dopo un film così, il malinois rischia di tornare o restare molto di moda. Cosa rispondi a chi, uscendo dalla sala, decide che vuole questa razza?
Come per ogni razza, è importante non fermarsi all’aspetto estetico ma studiarne le caratteristiche principali, l’indole e le peculiarità. Il pastore belga non è un cane per tutti: lo ritengo adatto a sportivi, cinofili e persone consapevoli. Amare questa razza significa rispettare le sue necessità e non fermarsi all’apparenza. È un cane molto impegnativo, non adatto a tutti.
Cosa fa Raksha quando non lavora?
Rak vive in famiglia, va al parco, fa il cane e viene stracoccolata.
Cosa vi aspetta dopo Ridley Scott?
Speriamo nuove grandi avventure.
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