Cane precipita da 3000 metri e muore: riflettiamo insieme?
I cani meritano più rispetto della loro vita
Io non riesco neppure a immaginare il dolore e il senso di colpa che stanno lacerando il cuore di chi, ieri, ha visto precipitare il suo cane da una parete ghiacciata a 3000 metri di altezza su un monte del Cuneese.
Solo all’idea mi sento mancare.
E non scrivo queste righe per infierire, sia chiaro. Però vorrei che si facesse una riflessione su questo terribile episodio che è costato la vita a una creatura che non ha potuto scegliere se metterla in pericolo per provare un “brivido” di qualche genere che, probabilmente, la sua specie non ricerca e non brama come alcuni di noi.
Ultimamente si moltiplicano video di cani che salgono lungo versanti scoscesi, innevati e non, di splendide ma impervie montagne, spesso adatti ad alpinisti e non a escursionisti con cane.
Sono sicuro che ci siano persone estremamente preparate e in grado di affrontare queste situazioni con un certo margine di sicurezza. Ma il punto sta qui: quel “margine” non è una certezza e se le cose vanno male, si può morire.

Vado in montagna da quando ero bambino, amo la montagna immensamente ma ne conosco i rischi e se posso evito di correrne più del necessario, se sono da solo. Se invece ho i miei cani con me, il rischio non è contemplato perché non ho il diritto di esporli a pericoli mortali per il mio piacere. I cani dipendono da noi, sono una parte di noi, spesso la migliore.
Ma sono come bambini sotto alcuni aspetti e quindi si fidano di chi, ai loro occhi, rappresenta la guida, l’affetto, la sicurezza: per questo ci seguono ovunque e non ci lasciano mai.
Ho visto le immagini del salvataggio del gruppo di alpinisti a cui apparteneva, non per scelta ovviamente, anche il povero cane precipitato nel vuoto. La parete ha una pendenza di ben 45°, hanno scritto i giornali, ed è ricoperta di neve e ghiaccio (vedi foto). Un posto assai pericoloso anche per un alpinista esperto. E allora, perché portarci il cane?
Per quale stramaledetto motivo pensare che un cane sia la versione a quattro zampe di Reinhold Meissner o Walter Bonatti?
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Spero tanto che il sacrificio di quel povero cane serva almeno a far riflettere su questo. Perché i cani meritano il rispetto della loro vita, in primo luogo da parte di chi ne è responsabile: noi cinofili.
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