Coppa d’Africa e sangue: migliaia di cani uccisi per “pulire” le strade del Marocco
Il lato oscuro dei grandi eventi sportivi: rastrellamenti, avvelenamenti e uccisioni di massa per il “decoro urbano”. E ora si teme per i Mondiali 2030.
Dietro le luci degli stadi, gli hotel di lusso e l’entusiasmo dei tifosi per la Coppa d’Africa, il Marocco ha nascosto una realtà fatta di terrore e silenzio. Secondo un reportage pubblicato il 3 febbraio 2026 da Euronews, le autorità locali avrebbero messo in atto una sistematica operazione di “pulizia” delle strade, eliminando migliaia di cani liberi nelle città ospitanti le partite.
Metodi brutali, giustificati dalla necessità di presentare un’immagine immacolata del Paese agli occhi del mondo, che riaccendono i riflettori su una gestione del randagismo basata sulla soppressione e non sulla convivenza.
🔍 L’APPROFONDIMENTO DI DOGSPORTAL
Non è un caso isolato: l’analisi degli esperti
Su Dogsportal.it seguiamo da tempo la situazione del randagismo in Nord Africa, cercando di andare oltre l’indignazione momentanea per capire le dinamiche reali.
Abbiamo intervistato Clara Caspani e Lorenzo Niccolini, rispettivamente vicepresidente e presidente dello Stray Dogs International Project, associazione che da dieci anni si occupa di cani liberi in Italia e all’estero.
“Da settimane profili di social media e pagine di associazioni animaliste ripropongono la notizia di stragi di cani liberi in Marocco. Cosa sta accadendo dall’altra parte del Mediterraneo? Come è possibile fermare questa mattanza? È un evento eccezionale o questi episodi si inseriscono in una storia più intricata?”
Lo abbiamo chiesto a chi, da un decennio, documenta e studia con approccio scientifico le condizioni dei cani liberi e le modalità di coesistenza con gli insediamenti umani.
👉 LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA: Stragi di cani in Marocco, facciamo chiarezza
I dettagli dell’inchiesta: “Giustiziati prima del calcio d’inizio”
Secondo quanto riportato da Euronews, le operazioni di cattura sono iniziate mesi prima dell’arrivo delle nazionali. Testimoni locali raccontano di furgoni bianchi e uomini vestiti di nero che, armati di fascette e bastoni, hanno rastrellato le periferie di città come Marrakech e le aree turistiche come Tamraght.
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Le destinazioni di questi animali sono, se possibile, ancora più atroci delle catture stesse. L’inchiesta parla di cani ammassati in mattatoi dismessi o discariche, lasciati morire di fame, avvelenati o, in alcuni casi estremi riportati dalle testimonianze, bruciati vivi. Una testimone ha raccontato di aver trovato quaranta cani stipati in un recinto di tre metri quadrati, senza aria né luce, costretti a leccare la condensa dai muri per sopravvivere, con alcuni esemplari già morti e parzialmente divorati dai compagni di sventura.
Il ruolo della FIFA e il paradosso della legge
La Coalizione Internazionale per il Benessere degli Animali ha presentato alla FIFA un dossier di 91 pagine che documenta avvelenamenti e fucilazioni. Nonostante la FIFA dichiari di aver “avvisato” la Federcalcio marocchina, le associazioni denunciano una sostanziale immobilità: l’organo calcistico mondiale permetterebbe, di fatto, queste operazioni in nome dell’organizzazione dei tornei.
A rendere il quadro ancora più grottesco è la legislazione locale. Ad agosto, il Marocco ha proposto una legge che punisce chi uccide randagi, ma contemporaneamente prevede multe e carcere per chi “ospita, nutre o tratta” gli animali in strada. Una norma che, secondo gli attivisti, criminalizza la compassione e impedisce ai volontari di salvare gli animali dalla mattanza di stato.
L’illusione dell’efficacia e l’ombra del 2030
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è chiara da anni: le uccisioni di massa non funzionano. Creano il cosiddetto “effetto vuoto”: eliminare i cani da un territorio spinge semplicemente nuovi animali (spesso non vaccinati e non sterilizzati) a occupare la nicchia ecologica liberata, aumentando i rischi sanitari come la diffusione della rabbia.
Eppure, la strategia sembra non cambiare. Con i Mondiali 2030 all’orizzonte – che il Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo – il timore è che quello della Coppa d’Africa sia stato solo un “test generale”. Senza un intervento deciso della comunità internazionale e della FIFA, il “Grande Stadio Hassan III” di Casablanca rischia di essere costruito sopra il silenzio di migliaia di animali.
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