Giornata della Terra 2026: piccole regole (serie) per chi vive con un cane
Lo dico subito: non sono un grande fan delle giornate mondiali. Ce n’è una per ogni cosa, e spesso servono più a riempire i calendari editoriali che a cambiare davvero qualcosa. Però il 22 aprile, Giornata Mondiale della Terra, mi sembra l’occasione giusta per dire qualcosa di utile, senza retorica e senza buonismi.
Perché il tema ci riguarda direttamente. Chi vive con un cane ha una responsabilità concreta verso l’ambiente, ogni singolo giorno. Non è una questione di valori astratti: è una questione di comportamenti pratici, visibili, che incidono su come i cani vengono percepiti in città, nei parchi, negli spazi condivisi. E che incidono, nel bene e nel male, sulle relazioni tra chi ama i cani e tutto il resto del mondo.
Raccogliere le deiezioni non è facoltativo
Partiamo dall’ovvio, che però ovvio non è, visto quanto spesso viene ignorato: le feci del cane si raccolgono sempre. Non quasi sempre, non quando si è visti, non quando il marciapiede è già sporco comunque. Sempre.
È una questione igienica, è una questione di rispetto per chi condivide quegli spazi con noi, ed è anche una questione di immagine per tutti i cinofili. Ogni sacchettino non raccolto alimenta quella narrativa stanca ma resistente secondo cui i cani in città sono un problema. Non lasciamo che il nostro animale diventi l’alibi di chi vorrebbe toglierci spazi.
La pipì: anche qui si può fare meglio
La pipì è più complicata da gestire, lo so. Ma anche qui esistono margini di miglioramento che troppo spesso vengono ignorati per comodità.
I cani si possono abituare a fare i propri bisogni in luoghi adeguati: i bordi erbosi, i prati, le aiuole destinate a questo. Non sulle cassette di legno fuori dai negozi, non sugli stand dei mercati, non sulle gomme delle automobili. Questi comportamenti, lasciati scorrere senza correzione, creano attriti reali con commercianti, passanti e automobilisti. E quegli attriti si trasformano in ordinanze, divieti, insegne con il cane sbarrato.
Non si tratta di chiedere al cane comportamenti innaturali. Si tratta di guidarlo, con costanza, verso scelte che rendano la convivenza più semplice per tutti. È cinofilia applicata alla vita quotidiana.
Fauna selvatica: il cane libero non è sempre una bella cosa
C’è un punto su cui voglio essere netto: lasciare il cane libero in contesti naturali non adeguati non è libertà, è incoscienza.
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Nei parchi naturali, nelle riserve, nelle aree protette, la presenza di cani non al guinzaglio rappresenta una minaccia concreta per la fauna selvatica. Non è una percezione, è documentato: nidificazioni distrutte, animali selvatici in fuga cronica, equilibri ecosistemici alterati. In molte di queste aree i cani non sono ammessi, o sono ammessi solo al guinzaglio, e le regole esistono per una ragione.
Chi ama davvero i cani sa che la libertà di movimento non può essere svincolata dal contesto. Un cane che insegue un capriolo in un parco naturale non sta esprimendo la sua natura: sta causando un danno. E noi, come umani di riferimento, ne siamo responsabili.
Il punto di Dogsportal
Amare i cani non esaurisce la nostra responsabilità verso il mondo. Anzi, in un certo senso la amplia. Chi sceglie di condividere la propria vita con un animale si prende un impegno: quello di gestirlo con consapevolezza, anche quando è scomodo, anche quando nessuno guarda.
La Giornata della Terra non cambia nulla da sola. Ma se oggi qualcuno raccoglie quella cacca che avrebbe lasciato lì, o porta il cane sul bordo erboso invece che sulla cassetta del fruttivendolo, o tiene il guinzaglio stretto nel bosco invece di sganciarlo perché “tanto non fa niente”, allora forse vale la pena averla ricordata.
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