I cani da montagna di India e dintorni oltre il Tibetan mastiff

Viaggio tra i cani da pastore dell’asia oltre il Tibetan mastiff

I cani da montagna di India e dintorni

Dopo aver parlato dei cani cinesi passiamo in India e dintorni…

Tra i cani asiatici di cui sto per raccontarvi, solitamente noi abbiamo ben presente solo il Tibetan mastiff, riconosciuto dalla cinofilia occidentale anche grazie al patrocinio britannico.

Eppure, questi cani – nonostante siano in gran parte davvero assimilabili alla razza che ho appena citato – sono molto più diversificati di quanto ci si possa aspettare:

partiamo quindi in un viaggio alla loro scoperta!

Come suggerito da cinofili più esperti sul tema durante le mie passate ricerche, sono dovuto partire da un lavoro più antropologico che cinofilo, perché le diverse popolazioni di cani di questo genere, più che figurare come vere e proprie razze distinte, risentono delle differenze culturali e linguistiche dei propri conterranei umani, rappresentati dalle comunità pastorali delle diverse zone.

In questi termini, mi riferisco ai cani del tipo a noi noto come “mastino tibetano”, che sono in sostanza due: il Bhotia e il Gaddi kutta.

I Bothia sono una popolazione umana di pastori di pecore, capre e yak, residenti nelle regioni indiane di Sikkim, Tripura, Uttarakhand, Uttar Pradesh, Himachal Pradesh, Jammu & Kashmir, Ladakh, Arunachal Pradesh e Bengala Occidentale.

I Gaddi sono invece prevalentemente allevatori di bovini, residenti nelle zone di Uttar Pradesh, Delhi, Bihar e Rajasthan.

Le due popolazioni sono rispettivamente distribuite una a nord e l’altra gradualmente più a sud, intersecandosi nella regione – appunto, nel nord dell’India – dell’Uttar Pradesh, e questo dato di fatto geografico sicuramente influisce su differenze e similitudini dei loro rispettivi cani da pastore guardiani.

Le altre differenze di nomenclatura sono legate esclusivamente alla lingua parlata nelle zone in cui ci si riferisce a questi cani: Bhote kukur è nepalese e significa “cane del Tibet”, quindi indica una popolazione di cani non propriamente indiana, che viene chiamata, con lo stesso significato, Bod Khyi in Tibet.

I cani da montagna di India e dintorni

Il Bothia: indipendente e temibile

Il Bothia, anche noto con la denominazione più generica di Pastore himalayano, è detto inoltre Pastore del Kashmir, essendo tra i suoi ambienti naturali d’origine la spettacolare area desertica d’alta quota del Ladakh, nello stato federato dello Jammu & Kashmir.

Si tratta di un cane di grande taglia, solitamente nero-focato, dal pelo folto ma non sempre lungo e dalla struttura robusta e imponente, ma tutt’altro che pesante o sgraziata come quella di molti suoi parenti “occidentali” selezionati solo per le esposizioni di bellezza.

Caratterialmente è indipendente e temibile, ma non così feroce come viene talvolta, a sproposito, rappresentata la sua famiglia canina: sicuramente, non è il caso di disturbarlo mentre sorveglia gli armenti, ma per il resto è un cane, non certo un leone vestito da cane!

Un Bhotia.

Gaddi Kutta: il cane da pentera indiano

Simile al Bhotia, il Gaddi Kutta, è anche chiamato Mastino di Mahidant o Cane da pantere indiano: non c’è molto bisogno di spiegare il perché di quest’ultima denominazione, essendo anche questo un cane guardiano di bestiame, che purtroppo per lui deve vedersela anche con… i grandi felini!

In tempi più antichi, il coraggio di questi cani rivolto in particolar modo contro i leopardi, era sfruttato anche in battute di caccia grossa.

I cani da montagna di India e dintorni Gaddi kutta.

“Vicino di casa” del Bothia, c’è poi un altro cane da montagna interessante, ma un po’ diverso da questi di cui ho appena scritto: si tratta del Bakharwal.

Bakharwal o Pastore del Kashmir

Chiamato in genere anche lui Pastore del Kashmir, zona in cui è ancora diffuso nonostante sia in grave pericolo di estinzione, porta anche il nome di Pastore dei Gujjar, in riferimento alla popolazione a cui è maggiormente legato, composta di pastori nomadi di vacche, di fede islamica.

Fisicamente si distingue da Bhotia e Gaddi per le zampe più lunghe e il muso più leggero e appuntito, ma i colori e la tessitura del mantello sono simili, anche se più diffuse nei Bakharwal sono le tinte chiare.

Non manca certo di una marcata aggressività verso chi considera un nemico o una minaccia per proprietà e animali, anche se le ultime generazioni – sempre più a rischio di estinguersi, tanto che le popolazioni indigene legate a questi cani hanno chiesto di preservarli – stanno via via perdendo le loro caratteristiche ancestrali, venendo trasferite in ambiente urbano come generici cani da guardia e compagnia.

I cani da montagna di India e dintorni Bakharwal.

Un’altra razza di cane indiana legata alle popolazioni di pastori, di cui mi ero illuso di poter scrivere più a lungo in un post tutto suo, è il Maharashtrian dhangari, in realtà una delle più misteriose e meno conosciute.

Maharashtrian dhangari

Il suo nome completo, Maharashtrian dhangari kutra, significa “cane da pastore del Maharastrian” (kutra è una variante dialettale di kutta, “cane” in Hindi), ed è appunto legato alla popolazione dei Marathi del sudovest dell’India, e a volte è detto semplicemente Pastore indiano.

Cane aggressivo e poco adattabile ad altre condizioni di vita fuorché quella agreste, è un buon guardiano, ma anche conduttore del bestiame, grazie anche al suo fisico più slanciato.

In origine pare fosse preferito di colore scuro, ma con il passare del tempo ha subito meticciamenti con alcuni levrieri locali, che gli hanno dato l’aspetto particolare e forme decisamente meno molossoidi rispetto a molti suoi colleghi conterranei, oltre che i colori più chiari e il pelo frangiato.

Un Maharastrian danghari al seguito di pastori e bestiame.
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Mattia Ceruti

Mattia Ceruti

Nato a Monza il 6 gennaio 1997, il mondo animale (dalla zoologia all'etologia, fino alla zootecnia, e alla cinofilia in particolare) è la mia massima passione fin dai tempi del passeggino. In barba alla spasticità che affligge le mie gambe, cammino, cammino e ancora cammino. E quando sto fermo, scrivo, scrivo e ancora scrivo, meglio se a proposito di animali misteriosi e sconosciuti, cani ampiamente inclusi. Sempre che non ci sia qualche animale da osservare dal vivo, o libro interessante da leggere, o bel soggetto da fotografare o ritrarre! Non brillando certo per socievolezza e mondanità, il mio migliore amico è ovviamente il mio - ormai vecchio - cane Clint: bestiaccia indocile da sempre, è però anche grazie a lui che sono diventato il cinofilo che sono ora, e che posso “fregiarmi” del titolo di addestratore ENCI diplomato, e con una ambizione su tutte: aprire le porte della cinofilia pratica ad altri disabili oltre a me, ed educare le giovani generazioni (e non solo) a un rapporto sano e attivo con i nostri amici e ausiliari a quattro zampe.

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