Quando l’uomo non è amico del cane: storia di una convivenza (im)possibile

Da quando ho iniziato il mio percorso formativo cinofilo sono sempre stata attratta dallo studio e dall’osservazione dei cani liberi e randagi, del loro rapporto con l’uomo e dalla loro struttura sociale.

Questo perchè le aree del mondo ancora rurali, dove cani liberi convivono con gli uomini nei villaggi, adattandosi ed accettandosi a vicenda, portano in grembo i segreti della più antica forma di amicizia fra uomo ed animale: quella con il cane!

In particolare ho sempre seguito un interessante progetto il cui cuore batte a Taghazout,  in Marocco: lo Stray Dogs International Project. 

Progetto che, nonostante tutte le buone intenzioni, non ha avuto un lieto fine: soprattutto per i cani.                                                                                            

Fondato da Lorenzo Niccolini e Clara Caspani, due educatori cinofili italiani, si pone come scopo lo studio ed il monitoraggio del randagismo in quelle zone, fornendo al contempo strumenti pratici e culturali agli abitanti, affinchè il fenomeno possa essere gestito ed accettato in modo positivo.

foto di Stray Dogs International Project)

Gli abitanti sono stati quindi incoraggiati a ridurre e a gestire la quantità di rifiuti (che inevitabilmente attirano i randagi) ed educati alla convivenza con i cani liberi, che, grazie alla collaborazione di alcune associazioni (come Le Coeur sur la Patte) sono stati censiti, vaccinati e sterilizzati.                                                       

Un progetto portato avanti con il consenso e l’appoggio del sindaco e delle autorità della zona, con l’accordo di non intervenire come da prassi (ovvero eliminando gli animali “in eccesso”).

Un bell’esempio di possibili soluzioni del randagismo, visto tutt’ora come un problema in svariate regioni italiane:

Un piccolo angolo di civile e rispettosa convivenza fra uomini ed animali, che gettava le sue basi su cultura, informazione, gestione sanitaria e monitoraggio continuo ed aveva attirato l’attenzione di stampa ed università europee.

 Gettava

Al passato, perchè nelle notti del 7 e dell’8 aprile, volontari del progetto, abitanti e turisti riportano una strage di cani, documentata anche attraverso alcuni filmati e testimonianze dirette che sono stati pubblicati sulla pagina Facebook dello Stray Dogs International (su cui è possibile firmare una petizione per fermare la strage):

                                                 

Uomini armati hanno avvolto i cani con delle reti, li hanno caricati sui loro furgoni con destinazione ignota, alcuni cani sono stati brutalmente fucilati.                                                                                                             

Le motivazioni non sono chiare: forse una volontà di “ripulire” l’area per far spazio ad una maggiore visibilità turistica, o in vista dei Mondiali 2026.      Ciò che è certo è che il patto con le autorità è stato rotto: del centinaio di cani rimasti, sembra esserne rimasta giusto una manciata. Cani che i partecipanti al progetto conoscevano bene, uno per uno. E in loro nome il progetto non verrà interrotto.

Il problema, secondo il mio personale parere, non è il Marocco. Non è Sciacca, in Sicilia, dove giusto pochi mesi fa è stata avvelenata una grande quantità di cani. Non è nemmeno la Russia, che ha indetto operazioni di “pulizia” lo scorso Gennaio, in vista dei Mondiali del 2018, o l’Ucraina, dove la stessa situazione aveva fatto scandalo durante gli Europei del 2012 (fonte: Il Fatto Quotidiano; La Stampa).                                                                        

Il problema è non rendersi conto quando l’eccessiva ricerca di civiltà diventa invece inciviltà.                        

Dove arrivano la cultura, l’informazione, la scienza, i diritti, non dovrebbe arrivare la violenza come soluzione ai problemi.

E il diverso, la natura, l’animale, non dovrebbero essere considerati problemi, ma sfaccettature ricche del mondo che  abitiamo: chi di noi vive con un cane lo sa bene.

La convivenza è possibile, e spesso porta alla creazione di legami di amicizia indissolubili, che sanno arricchire in modo differente (eppure magico) la nostra vita.                                                                                                                                                            

Se sapremo trasmettere il rispetto per ogni forma di vita, compresa quella per i nostri amici cani, il mondo sarà forse un po’ meno “pulito”, un po’ più infangato e peloso, ma sicuramente più giusto.

foto di Samuel Cogerino

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Alice Sciarrone

"Quando arriva il primo vero cane è come se un uragano stravolgesse la tua vita, chiedendoti di cambiare in meglio. Così è successo a me con Molly, meticcia di 3 anni, un concentrato di energia con un caratterino spigoloso e dolce allo stesso tempo. Sono Educatore Cinofilo e Dog Sitter da qualche anno, ma da quando vivo con lei ho iniziato ad interessarmi sempre più alla visione del cane in quanto tale, ed alla sua comunicazione: un mondo magico fatto di odori, suoni, movimenti, sguardi, che non smette mai di stupirmi. Per questo continuo sempre ad imparare dai cani e a lasciarmi coinvolgere nel loro mondo di perlustrazioni nella natura, piste olfattive, bagni nel fango e nei torrenti: spesso seguendoli con la mia fidata macchina fotografica, occupandomi anche di Dog Photography, per cogliere in uno scatto l'emozione di essere cani!"

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