Un allenamento di mantrailing e la gestione delle energie.

Abbiamo avuto modo di parlare, anche se in maniera piuttosto stringata, del fatto che i cani cercano di fare ogni cosa in maniera più economica possibile.

E’ una cosa piuttosto normale in natura, sprecare energie non è affatto conveniente. E potremmo osservarlo anche in alcune azioni che dobbiamo fare noi umani.

Quando ci cimentiamo in una nuova attività, non avendone padronanza, tendiamo a fare ciò che sappiamo e come meglio possiamo.

Una volta imparati trucchi e malizie, i nostri gesti diverranno appunto più sicuri e più economici.

E più andremo avanti, più questa cosa sarà osservabile e riconoscibile.

A questo punto, quale inerenza potrebbe esserci con il mantrailing?

A questa domanda, proveremo a rispondere con questo articolo.

Partiamo dal presupposto che una traccia col proprio cane ci mette nella condizione di far sì che questa sia considerabile come una danza fatta in coppia e come in ognuna di queste, ci sarà uno che “guida” e uno che ”segue”. Il cane va avanti e noi seguiamo. Dobbiamo quindi essere in grado, durante la preparazione, di leggere quel che ci dice. E nel caso, di toglierlo dagli impicci o per meglio dire di aiutarlo a venirne via (distrazioni, timori ecc.) in modo che il ballo continui in modo più fluido possibile.

Il problema arriva quando attraverso la lunghina diamo indicazioni con una errata gestione della stessa. 

Facciamo un esempio pratico: il cane, arrivato ad un incrocio prende una delle vie e noi, più o meno volontariamente (consideriamo che sia fatto per paura di sbagliare o per una obiettiva difficoltà di passare in uno spazio scomodo o angusto per noi e non tanto per il cane o ancora perché in ambito urbano ci troviamo in difficoltà a gestire il cane all’arrivo di un auto o in una qualsiasi situazione di pericolo), lo blocchiamo.

In questo caso il nostro compagno potrebbe intendere la nostra azione sulla lunghina come una indicazione del fatto che secondo noi la traccia potrebbe non essere proseguita dove lui ci sta portando. Più la preparazione e la motivazione risulteranno lacunose, più il cane tenderà a economizzare gli sforzi e a fidarsi di quel che gli stiamo dicendo trovando poi sicuramente qualcosa che gli interessi altresì annusare. E se lo dici tu…

Va da sé che nel caso in cui la coppia sarà affiatata e preparata tutto questo non costituirà un ostacolo insormontabile, anzi la motivazione ci porterà nuovamente sulla giusta traccia e l’economicità della faccenda porterà a voler arrivare il più in fretta possibile dal desiderato premio.

Questo è proprio quello che è successo durante la nostra ultima uscita. 

Due cani, con due preparazioni diverse, hanno reagito esattamente nei due modi sopra descritti. Quel che più mi ha fatto pensare, e mi ha fatto felice e reso soddisfatto, che quello che ha reagito positivamente fino a qualche tempo fa si comportava identicamente all’altro. 

Questo cambiamento è stato dovuto anche al fatto che le tracce si sono fatte più impegnative, lunghe e tecnicamente difficili portando il cane a passare da quel che sembrava più che altro una corsa senza una meta a quella che è una attività più ragionata e ordinata. Oltre a quello che anche i conduttori sono diventati più ordinati e calmi durante la preparazione evitando di sprecare insieme ai propri compagni energie preziose. Ognuno, quindi, nella fase della traccia che più gli compete. 

Ricordiamoci quindi che il nostro obiettivo sarà quello di far sì che chi è coinvolto nel trail sappia fare al meglio la propria parte, rendendo l’atteggiamento di tutti il più sereno, preparato e motivato possibile e perciò più fluido ed economico.

Cristiano Pregno

Addestratore Enci - Gruppo Cinofilo Debù

Cristiano Pregno

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