“Un mese con il mio cane”: in memoria di Aegon, Pastore Belga Tervueren
Un mese con il mio cane è stato scritto in memoria di un cucciolone di Pastore Belga Tervueren adottato nell’estate del 2020.
Veniva da un allevamento francese, acquistato dai precedenti proprietari con l’intenzione di farlo lavorare in un campo addestramento, per poi rendersi conto di non essere in grado di gestirlo, lasciando che certi comportamenti errati prendessero il sopravvento.
Casualmente lessi un annuncio su Facebook da parte di un rescue di razza, che questo cane aveva bisogno di trovare una nuova sistemazione e così mi informai.
Inizialmente la volontaria che mi rispose mi negò la disponibilità di andarlo a vedere in quanto secondo il loro parere, il mio ambiente non era consono alla tranquilla convivenza fra cane ed altri animali, infatti nei miei terreni ho anche delle capre e dei cavalli.
Lasciai quindi perdere fino a che dopo non molto tempo fui ricontattata dalla stessa volontaria, la quale mi chiese se fossi ancora disponibile alla sua adozione. Probabilmente l’urgenza dei proprietari di darlo via era fondata da una separazione e un trasferimento imminente.
Accettai di andare a incontrarlo mentre ero nel savonese a fare un corso.

Quando lo incontrai non era per niente quel cane problematico di cui mi parlarono, ma era semplicemente un cucciolone con dei bisogni particolari. I suoi occhi sembravano chiedermi di fare cose insieme, era docilissimo ed estroverso. Impiegai un paio di incontri prima di portarlo a casa, in quanto volevo essere sicura di essere compatibile per lui.
Finalmente a casa, impiegai poco tempo a stringere un legame.
Gli facevo fare esperienze e soprattutto lo facevo lavorare quasi quotidianamente, ne aveva un estremo bisogno per mantenersi tranquillo. Fece subito amicizia con tutti i miei cani e gli feci passare quasi subito la pulsione predatoria nei confronti dei cavalli, grazie all’allenamento adibito al controllo del cane. Potevo finalmente tenerlo con me mentre facevo le stalle senza rischiare che mi saltasse addosso agli animali.
Era molto collaborativo e affettuoso, sempre gioioso e aperto.
L’intenzione era quella di inserirlo come cane anti esplosivo, purtroppo però non feci in tempo in quanto un cane libero senza guinzaglio incontrato dentro il parco fluviale lo ferì gravemente. I proprietari scapparono per poi essere rintracciati dalla sottoscritta un mese dopo il fatto. La denuncia fu vana poiché mi fu detto che nell’atto dell’attacco di quel cane nei confronti del mio, avrei dovuto fare un video per poterlo identificare in seguito con certezza.
Ovviamente era impensabile mentre cercavo di salvare Aegon, utilizzare il telefono per riprendere la scena.
Ricordo quello sguardo determinato nel voler fare del male al mio cucciolone, lui che era socievole e gregario. L’adrenalina mi diede la forza di sollevare il cane corso da terra nel tentativo di fargli mollare la presa, gli afferrai anche i genitali, rischiando una rediretta, gli tirai le orecchie e gli infilai anche le mani in bocca. Alla fine vicino a me c’era un tronco di albero caduto e glielo spaccai a metà in testa.
Finalmente lasciò andare Aegon e fuggì.
La corsa in clinica servì soltanto a prolungare la sua agonia.
Morì qualche giorno dopo perché i reni cedettero.
Non smetterò mai di dire che fu un errore medico. Ricordo che mi feci aiutare per muovere avvocati e associazioni i quali mi dissero fin da subito che era impossibile ottenere qualcosa. Se solo avessero fatto fin da subito quello che tentò di fare la seconda clinica dove lo portai, a quest’ora era ancora con me. Avrei potuto continuare ad accarezzarlo, tenermelo vicino. Il dolore mi insegue ancora adesso, i sensi di colpa per non averlo portato altrove, per non aver insistito sulle terapie giuste da fare.
Purtroppo non posso tornare indietro e rimediare.
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Se prima amavo tantissimo i miei animali, con questo tragico evento mi ci sono legata ancora di più.
Grazie ad Aegon ho avuto la forza di decidermi a fare il grande passo ed aprirmi il campo addestramento che da anni sognavo e soprattutto a dedicare parte di esso all’ospitare cani che hanno avuto problemi comportamentali. Grazie a tutto quello che ho imparato negli anni e a quello che sto imparando da chi lavora da più tempo di me nel campo cinofilo, alcuni di loro sono già stati adottati e vivono felicemente a casa dei loro nuovi proprietari che, non con poca difficoltà, hanno impiegato la stessa mia forza di volontà per venire a lavorare sul loro rapporto creando l’equilibrio perfetto. Mi rendo conto che i cani con dei problemi a rapportarsi in famiglia sono cresciuti negli ultimi anni in maniera esponenziale.
La non capacità di comunicare interspecie e il credere che i cani abbiano bisogno solo di coccole sta creando un declino del rapporto con il cane notevole.
Alcuni cani che hanno sostato da me, per non aver trovato dei candidati adeguati alla loro adozione, sono stati poi tenuti dalla sottoscritta, uno dei quali è stato poi assunto presso l’istituto di vigilanza dove lavoro come cane da deterrenza.
Aegon però mi mancava tanto.
Rintracciai l’allevamento dove era nato e chiesi la disponibilità di un cucciolo che potesse avere nel dna la sua linea di sangue. Avevo bisogno di sentire che era vicino a me. Oltretutto, per via dei test obbligatori sulla eventuale rabbia, il suo corpo non mi fu mai restituito nonostante le promesse che mi avevano fatto.
Mi dissero che da lì a un anno sarebbe stata programmata una cucciolata con la stessa madre. Prenotai subito una femmina.
Quando andai a prenderla fu un viaggio della speranza, strade chiuse, deviazioni, incidenti, insomma, il destino mi aveva reso già importante il nostro rapporto per via della nuova determinazione che ho avuto nell’attenderla ed andarla a prendere in Francia. Ad oggi io e Selvaggia siamo operativi come unità cinofila anti esplosivi nello stesso istituto di vigilanza dove ho impiegato l’altro cane.
Nel lavoro è impeccabile, equilibrata, volenterosa.
Piace a tutti e a volte mi sembra proprio di avere lui vicino. Mi manca sempre, tengo una sua foto dal giorno della sua morte come salva schermo del telefono e non l’ho mai tolto. Finalmente sono riuscita, nonostante il dolore che sento, a finire la sua storia per poter farla conoscere a tutti.
Onestamente non credo che riuscirò mai a rileggerla, dopo che ho scritto l’ultima pagina non l’ho mai più guardata. Però la nostra è una storia dolce e intensa e scriverla è stato un modo di rendere omaggio alla sua memoria.
Spero che possa toccare il cuore di molti e che serva anche a capire che un cane, qualsiasi esso sia, ha bisogno di essere rispettato in quanto tale e che ha bisogno di cure, attenzioni e dedizione. Clarissa Catti

Il libro è stato pubblicato da Crepaldi Editore.
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