Il cane sa già come comportarsi, deve scegliere da solo?

Il CANE SA DAVVERO AUTODETERMINARSI?

Uno dei principali problemi che si para di fronte all’ entusiasta neo-proprietario, sia esso alle prese con un cucciolo o un cane adottato già da adulto, è la difficile scelta di come impostare la vita con il nuovo arrivato.

Ancora prima delle riflessioni sul tipo di relazione da instaurare nel binomio, bisogna riuscire a darsi una risposta a questo quesito:

nella vita di tutti i giorni, dovrò dire al cane come comportarsi o saprà scegliere da solo?

La risposta secca a questa domanda è molto semplice: il cane sa benissimo scegliere da solo.

La semplicità di questa risposta sta nel non dire niente di falso.

Rischia tuttavia di tralasciare numerosi aspetti critici fondamentali.

Il cane, o qualunque essere vivente che non agisca esclusivamente per istinto, sa scegliere. Messo in una situazione qualunque, farà una cosa invece di un’ altra. Questa scelta, se lasciata al cane, sarà una scelta da cane. Di conseguenza il comportamento deriverà dalla migliore azione che il cane possa compiere secondo quanto dice la sua natura, o meglio il proprio etogramma.

Con “etogramma” si intende l’ insieme dei comportamenti normali del cane.

Questo significa, con un esempio pratico, che se un proprietario libera il cane in un prato e all’improvviso una lepre gli passa davanti, il comportamento normale nella maggior parte dei casi sarà quello di inseguirla.

In un mondo in stile “Pianeta delle scimmie” ma governato da cani, questo scenario potrebbe anche essere contemplato. Ma nel nostro mondo chi detta le regole, volente o nolente, è l’umano, e non tenerlo in considerazione potrebbe spesso essere un rischio per il cane.

Va aggiunto che come ogni animale che mette in atto scelte e comportamenti di tipo appreso, il cane avrà la capacità di scegliere relativamente a ciò che gli è stato insegnato e presentato in passato.

Si delineano di conseguenza due aspetti da tenere in considerazione:

quanto il cane da cucciolo ha appreso dalla madre e dai fratelli, e quanto gli potrà essere mostrato e insegnato dal proprietario.

Un esemplare con una buona socializzazione verso altri cani, che ha passato il tempo necessario con la madre e che non ha vissuto esperienze traumatiche potrà essere considerato un cane che, per quanto riguarda l’aspetto “cane”, saprà vivere con serenità ed equilibrio nelle situazioni previste dalla sua natura.

Invece un cucciolo con le stesse condizioni di partenza, a cui verrà spiegato che per la maggior parte delle scelte che dovrà prendere nella propria vita dovrà affidarsi a un umano, avrà la capacità di far fronte a qualunque situazione, anche esterna a quelle programmate per lui in natura.

Esempi di quanto appena detto possono riguardare sia situazioni completamente estranee all’animale, come l’incontro con quello che una città può proporre, veicoli, veterinario, cantieri, che altre già presenti nella testa del cane, a cui per natura reagirebbe in maniera non consona alla vita in società umana, ma che grazie alla guida del proprietario possono avere esiti differenti.

Due maschi in presenza di una femmina in calore hanno buone possibilità di arrivare al confronto fisico perché è quanto previsto dalla natura prima dell’accoppiamento, in modo che sia l’esemplare con maggiori qualità a riprodursi. Questa non è però una possibilità accettabile per due proprietari, quindi un cane che saprà rimanere concentrato sul proprio partner umano, delegando a lui la scelta di quanto deve succedere o almeno capace di interrompere quello che sta facendo per ascoltare quanto richiesto dal proprietario, sarà un cane in grado di rapportarsi alla società in cui vive.

Emile Durkheim, professore di sociologia e scienze dell’educazione, definiva l’educazione come un fatto sociale.

L’uomo è educato quando è ben socializzato, quando viene rispettato un ordine sociale e il concetto di “io individuale” si fonde con quello di “io sociale”.

Se parliamo di tecniche di addestramento dobbiamo avere come riferimenti esperti in questo ambito. Ma se parliamo di come il cane deve vivere con noi, non possiamo che rifarci a quello che è la società umana, pur nel rispetto dei bisogni e delle caratteristiche dell’animale.

Spesso la frase “Ma è un cane!” viene utilizzata come giustificazione per un atteggiamento che il proprietario non ha voglia o non è in grado di gestire.

Il cane vive e ci accompagna in situazioni che noi, per nostra struttura sociale, riconosciamo come normali. Lui non ha questa capacità, perché è programmato per autodeterminarsi in un contesto diverso da quello umano.

Dal lunedì al venerdì l’editoriale del mattino a cura del Gruppo Cinofilo Debù

Spetta quindi ai proprietari sopperire a questa incapacità rendendo abile il proprio cane attraverso l’educazione, interrompendo in certi casi quella che sarebbe la sua scelta più ovvia, a favore di quella più accettabile per la società in cui è calato.

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