L’acqua come strumento di comunicazione e gestione del cane
L’acqua come specchio del binomio: gestione, fiducia e cani disabili
L’acqua è un elemento molto potente e se sfruttato bene diventa un grande supporto nella gestione del cane, nelle disfunzionalità comportamentali e nella cura di cani disabili.
Un’attività strutturata sul binomio contribuisce alla creazione o al rinforzo del rapporto passando da una corretta comunicazione derivante da una maggiore consapevolezza e competenza.
Per arrivare a tutto questo è necessario educarsi all’attenzione e all’osservazione analitica delle sfumature comportamentali dell’animale ricordando che il comportamento espresso in acqua non è altro che quanto normalmente espone a terra semplicemente adattato ad un ambiente diverso e che mette in evidenza più velocemente particolari che nella quotidianità spesso sfuggono.
Nel momento in cui si riesce a fare questo switch mentale sarà più semplice comprendere esigenze reali e azioni da compiere in un’ottica di figura solida che sa quello che sta facendo e che ha sotto controllo l’intera situazione.
L’acqua fa emergere il valore della fiducia in modo esponenziale.
Non ci si può permettere di essere indecisi, di muoversi male, di comunicare insicurezza. Il cane deve potersi fidare, comprendere che seguire la persona sia bello e utile anche se ci sono difficoltà da superare come ad esempio la paura verso qualcosa di nuovo. Tante volte nella vita di tutti i giorni può capitare un evento inaspettato oppure uno stimolo non conosciuto ed è proprio qui che torna anche efficace questa attività.
Come si lavora in acqua con il cane

Una delle caratteristiche fondamentali è che si lavori senza esche, senza strumenti di nessun tipo, senza galleggiante (tranne casi eccezionali che dovrebbero restare tali, legati a età, condizioni fisiche particolari o razza) e senza condizionamento. Per chi vuole approfondire l’aspetto delle attrezzature per il cane in acqua, esistono strumenti utili che però devono restare accessori e non diventare il centro dell’attività.
Importante quindi sapere come e dove toccare il cane, in aiuto a questo e per una questione di sicurezza si predilige l’utilizzo di una pettorina semplice ad H antifuga. Nel caso di cani con reattività molto forte legata ad aggressività fuori controllo spesso si usa la museruola a gabbia, chiaramente con tempi di lavoro adeguati e con una maggiore attenzione alla respirazione e all’affaticamento del cane e sempre con l’obiettivo di toglierla.
Lo stimolo per entrare in vasca e seguire le indicazioni deve essere o diventare la persona, idem per la gratificazione. Da questo deriva il piacere e la voglia di fare ed essere insieme veramente.
Un apprendimento di questo tipo, che richiede un po’ più di tempo, offre grandi possibilità: intanto esclude l’illusione di qualcosa che spesso è idealizzata ma che nella realtà non c’è e poi permette di conoscersi reciprocamente senza intermediazione alcuna. Siamo in ambito della gestione per cui è fondamentale riconoscere la funzionalità di una comunicazione corretta e pulita.
Il ruolo della fiducia nel binomio
Il cane ha bisogno di una figura presente che sappia intervenire solo se strettamente necessario e non secondo la propria emotività, che sappia discernere una difficoltà superabile in breve tempo da una paura reale o addirittura da un trauma magari derivante da un’esperienza scorretta. Ed è proprio qui che torna centrale la qualità del primo approccio del cane all’acqua: un’esperienza negativa nelle fasi iniziali può lasciare tracce profonde nel comportamento dell’animale.
Insisto molto sulla respirazione e sul concetto di movimento sia per la persona che per l’animale.
Uno scambio di messaggi per essere funzionale deve essere equilibrato e pulito da congetture (questo punto vale più per l’umano).
Solo attraverso la conoscenza profonda del proprio cane, della propria emotività e l’allenamento si può arrivare a tale obiettivo.
L’acqua diventa così un motore potente che evidenzia sia la forza che la debolezza del binomio.
Piscine per cani: opportunità e rischi
Sull’argomento acqua ci sarebbe moltissimo da dire, soprattutto perché negli ultimi anni è nato un vero e proprio business legato alle piscine per cani in Italia.
Personalmente, per come la vedo io, non è proprio un bene.
Ci vorrebbe più chiarezza e a volte maggiore preparazione. Chi gestisce una struttura acquatica dovrebbe conoscere a fondo non solo le dinamiche del nuoto ma anche come si gestisce una piscina per cani in modo sicuro e responsabile.
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L’acqua è utilissima e ha un valore inestimabile nel lavoro con il cane, ma nasconde pericoli e insidie che possono derivare ad esempio da scarsa cura della vasca, temperature troppo elevate in estate o in inverno in quelle chiuse, non conoscenza anatomica dell’animale, non lettura dello stato reale di affaticamento sia mentale che fisico, non sapere come toccarlo, l’abuso nell’utilizzo del galleggiante, e altro ancora.
È chiaro che ciò che scrivo è legato a questo genere di lavoro.
Quando si parla di attività sportive o di gioco in piscina o acque aperte è sempre consigliato usare il galleggiante in prevenzione di eventuali incidenti o situazioni spiacevoli.
I benefici dell’acqua per i cani disabili
La mia esperienza mi ha condotto al lavoro in acqua anche con cani disabili, quindi ciechi, sordi, sordo ciechi e neurologici. Un percorso che si affianca, con finalità diverse, a quanto già documentato sui benefici riabilitativi, fisici e mentali dell’acqua per il cane.

È un lavoro molto affascinante ma parecchio impegnativo: è necessario essere in grado di adattare velocemente la comunicazione su soggetti deficitari il cui unico pensiero è la sopravvivenza e che per fidarsi devono comprendere subito la bontà delle azioni proposte.
Anche in questo caso il percorso viene calibrato e valutato in base al soggetto e, soprattutto nel caso di neurologici, alla gravità della situazione.
Posso tuttavia garantire che, nonostante le difficoltà che si possono incontrare, i benefici sono tanti e in ogni caso il cane esce dalla vasca gratificato. Questo vale anche per i normodotati.
Parto sempre dall’idea, anche a terra, che sia la difficoltà a fare crescere, a fare costruire qualcosa di solido e duraturo.
Per questo reputo questo lavoro estremamente utile: perché non è facile, non è scontato e mette a nudo la comunicazione uomo/cane con tutte le sue sfaccettature e nodi da sciogliere lavorando in parallelo sul movimento e sulla respirazione, quindi su un nuoto funzionale e consapevole da parte dell’animale.
Vorrei ribadire quanto sia importante non perdere di vista il valore reale di questo elemento in nome di un business spesso non funzionale per il binomio e non arricchente per una corretta cultura cinofila.
Articolo a cura di Denise Santesso, ideatrice del Progetto H2ODOG Emozioni Acquatiche®.
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