Sciacca, quattro cuccioli morti di caldo su un terrazzo: depositata denuncia per uccisione e maltrattamento di animali
Una trappola mortale al terzo piano di una palazzina nel quartiere San Michele, a Sciacca: nove cani, tre adulti e sei cuccioli, reclusi sotto il sole di luglio a 43 gradi, con tettoie in lamiera che hanno trasformato il lastrico solare in un forno, senza una goccia d’acqua e in mezzo a deiezioni accumulate da tempo. È lo scenario scoperto lo scorso 19 luglio dalla Polizia Locale, dai veterinari dell’ASP e dall’Ufficio Benessere Animale e Randagismo del Comune, intervenuti dopo l’autorizzazione all’ingresso forzato disposta dall’Autorità Giudiziaria.
Il bilancio è straziante: quattro cuccioli sono morti per ipertermia e stenti, mentre la madre, un pastore maremmano che fino all’ultimo ha cercato di attirare l’attenzione di passanti e vicini sporgendosi dal terrazzo con abbai disperati, e gli altri due cuccioli sono stati salvati in extremis tra collassi e convulsioni. I tre si trovano ora in una struttura veterinaria di Sciacca, assistiti dai sanitari e dai volontari della sezione Balzoo locale. Gli altri due cani adulti, un pinscher e un pastore belga, sono stati affidati a un canile convenzionato con la città. Il detentore degli animali, un quarantenne già noto alle forze dell’ordine, è stato identificato e denunciato.
Proprio dai richiami della madre è scattato l’allarme: una persona ha udito gli abbai continui e ha allertato i soccorsi, evitando che la strage fosse ancora più ampia.
Sulla vicenda è ora arrivata anche l’iniziativa legale. L’associazione Zampe che danno una Mano ODV, per il tramite della sua presidente e legale rappresentante, l’avvocata Giada Bernardi, ha depositato una circostanziata denuncia-querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca per i reati di uccisione di animali (art. 544 bis del codice penale) e maltrattamento di animali (art. 544 ter), chiedendo la contestazione delle aggravanti previste dall’articolo 61: la crudeltà, le sevizie, la minorata difesa di animali messi in condizione di non potersi salvare, oltre alla pluralità di vittime coinvolte.
“La drammaticità di Sciacca non può e non deve essere derubricata a una mera leggerezza o a un semplice stato di incuria”, dichiara l’avvocata Bernardi. “Siamo di fronte a una condotta intrisa di spietata indifferenza e a un dolo di rara intensità: recludere nove esseri viventi al terzo piano, sotto lamiere incandescenti a 43 gradi e su un pavimento saturo di deiezioni pregresse, significa aver accettato e voluto la loro tortura e la loro morte”.
La querela non si limita alla richiesta di punizione. L’associazione ha chiesto alla Procura di disporre il divieto definitivo di detenzione di animali nei confronti del querelato, il cosiddetto DASPO cinofilo, e di subordinare l’eventuale sospensione condizionale della pena al risarcimento del danno e al versamento di una provvisionale in favore delle parti civili. Esclusa categoricamente, si legge nell’atto, ogni ipotesi di lieve tenuità del fatto.
“Lasciare dei cani sotto lamiere infuocate a 43 gradi senza idratazione non è un vizio di custodia, è l’inflizione deliberata di un supplizio”, prosegue Bernardi. “La nostra associazione non intende far passare questo orrore come un banale incidente estivo. In sede legale andremo fino in fondo”.
Un elemento giuridico merita attenzione: la denuncia richiama espressamente le modifiche introdotte dalla legge 82 del 2025 al codice penale, in base alle quali gli animali sono considerati per legge soggetti offesi dai reati commessi in loro danno. Le associazioni di tutela possono quindi esercitare i diritti e le facoltà della persona offesa, oltre a potersi rendere affidatarie degli animali maltrattati.
Il punto di vista di Dogsportal
Questa vicenda conferma quanto sosteniamo da tempo: contro maltrattamento e abbandono servono strumenti strutturali, non indignazione a tempo. Il DASPO cinofilo chiesto dalla querela è esattamente il tipo di misura di cui abbiamo scritto nel nostro approfondimento sulla strategia contro l’abbandono [LINK: https://www.dogsportal.it/contro-labbandono-non-serve-una-campagna-serve-una-strategia/], perché chi ha dimostrato una simile incapacità etica e gestionale non deve poter tornare a detenere animali. E c’è un dettaglio che vale più di ogni commento: a salvare i sopravvissuti sono stati gli abbai di una madre che ha chiesto aiuto fino allo stremo. Gli animali comunicano, chiedono soccorso, si affidano a noi. Il minimo che possiamo fare è ascoltarli, e pretendere che la giustizia faccia il resto.
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