Autocontrollo: cani e umani

Durante l’ultimo convegno della SIE (Società Italiana di Etologia, Firenze 2019) sono stati presentati dai relatori molti interessanti e coinvolgenti studi che riguardavano animali di ogni tipo.

Autocontrollo: cani e umani, un articolo di Noemi Pattuelli per Dogsportal.it

Uno studio in particolare, che illustrava come sia possibile addestrare un pesce ad un determinato compito, e tramite diverse tecniche, riuscire a misurarne e valutarne quello che potremmo forse semplicisticamente chiamare “il suo self control”,  ha catturato la mia curiosità, in quanto riguardava un argomento che in ambito cinofilo fa parte di quelli che sono chiamati solitamente “autocontrolli”.

I ricercatori che esponevano la presentazione (Gatto, Lucon-Xiccato & Bisazza 2014) hanno indagato la flessibilità comportamentale di un grazioso pesciolino d’acqua dolce (Poecilia reticulata o Guppy).

Alcuni esemplari del pesciolino in questione sono stati istruiti (training o addestramento) inizialmente ad un compito di discriminazione di colori in cui la scelta di un colore, tra due opzioni, portava al ricevimento di un rinforzo alimentare. 

E fin qui, tutto facile (o pensavate che non si potessero “addestrare” i pesci? Beh, si, e non solo quelli; persino galline e ragni e molti altri animali…). 

Questa fase venne superata con uguale rapidità sia da maschi che femmine. 

Successivamente, i ricercatori hanno deciso di cambiare il colore rinforzato con l’opzione precedentemente non rinforzata. Se prima veniva premiata la scelta del colore rosso, ad esempio, ad un certo punto si è iniziato a premiare il verde (anche i pesci si possono rinforzare in alcuni loro comportamenti usando cibo, si, come i cani).

Al posto dei pesci vi sareste trovati spiazzati?

Bene, in questa fase sia maschi che femmine apprendevano a scegliere il nuovo colore rinforzato, ma le femmine imparavano a farlo due volte più rapidamente.

In un altro esperimento che coinvolgeva questi piccoli pesci, gli sperimentatori avevano insegnato ai soggetti sperimentali ad aggirare una barriera trasparente per raggiungere una ricompensa (se vi ricordate, di un compito simile avevamo già parlato in un articolo precedente, si tratta del detour reaching task ); le conclusioni furono che anche qui curiosamente le femmine mostrarono prestazioni migliori, riuscendo più rapidamente ad inibire la risposta dominante (ovvero raggiungere l’obiettivo con una traiettoria diretta).

Interessante! 

Tralasciando la differenza dei due sessi nel compito richiesto (per la quale è stata elaborata una interessante teoria evoluzionistica), proviamo a traslare quanto appena visto, sul cane.

Ad esempio, se tutti i giorni suonate il clacson prima di farvi aprire il cancello al rientro a casa e da domani invece non lo fate più, sostituendolo il colpo di clacson con uno squillo al cellulare a chi sta dentro casa, quanto ci metterà il vostro cane ad agitarsi non più al suono del clacson ma a quello del cellulare?

Possiamo rispondere a questa domanda affrontando il complesso argomento dell’autocontrollo, il quale sottostà e si intreccia con il tema dell’apprendimento.

Cosa si intende per autocontrollo? 

L’autocontrollo (o “controllo inibitorio”) è una funzione esecutiva di base che permette di inibire volontariamente una risposta dominante (impulsiva o automatica) verso stimoli irrilevanti o distraenti, mentre si sta perseguendo un obiettivo importante, permettendo così all’individuo di elaborare risposte (reazioni) alternative più funzionali (Diamond 2013). Tali risposte dominanti sono diventate pressochè automatiche perché rinforzate svariate volte nel passato (come nel caso dei Guppy) o perché innate (caso del detour). 

L’abilità di adattare il proprio comportamento in base alle esigenze esterne e interne, di bloccare una prima risposta automatica in favore di una seconda più funzionale e adatta alla situazione, se ci pensate, è fondamentale per la sopravvivenza di ogni animale.

Un esempio di importanza sicuramente non vitale per l’uomo, ma egualmente esplicativo: entrare immediatamente in quella invitante pasticceria davanti alla quale passiamo tutti i giorni e comprarci ogni volta un gustoso bombolone alla crema, o resistere e, per l’appunto, autocontrollarsi cedendo alla tentazione solo in rare eccezioni, con evidenti benefici per la dieta (o per chi ci tiene, alla linea)? O ancora, urlare senza mezzi termini cosa si pensa di lui al nostro odiato capo, oppure mantenere un contegno e il posto di lavoro senza conseguenze?  

Il controllo inibitorio prevede di sacrificare gratificazioni immediate ma minori quindi, in vista di future ricompense maggiori; questa funzione fondamentale aiuta quindi l’animale o la persona a fare scelte basate su forti motivazioni individuali (Baumeister et al. 1994). 

Uno dei primi autocontrolli che il cucciolo può imparare, se giocate bene con lui, è che scegliere di venire verso di voi e condividere il giocattolo è meglio che scegliere solo il giocattolo e allontanarsi da voi in quanto il giocattolo da solo non è animato (“vivo” e in movimento) mentre “si anima” nelle vostre mani.

É possibile costruire questa esperienza in modo che il cane possa sperimentare entrambe le situazioni e, solo a quel punto, sia in grado di soppesarleedoperare la sua scelta. Starà a noi rendere l’esperienza di gioco condiviso migliore di quella di gioco individuale.

Ecco, quindi, una delle prime esperienze di autocontrollo del cucciolo.

Un altro aspetto interessante, riprendendo i Guppy, è che questi pesciolini mostrano una differente capacità di inibire l’impulsività a seconda del tipo di stimolo presentato (Gatto et al., 2017). Ad esempio, quando lo stimolo è troppo vicino (ovviamente), hanno maggior difficoltà ad inibire l’impulso ad avvicinarsi direttamente. 

Se ci pensate è molto sensato: immaginate di dover chiedere di controllarsi al vostro cane quando ponete un gioco molto vicino a lui o quando lo ponete più lontano. In quale caso gli sarà più difficile autocontrollarsi se gli chiedete di non prenderlo?

La motivazione verso lo stimolo

Prerogativa essenziale per parlare di autocontrollo in senso stretto è che la motivazione verso lo stimolo non immediato dovrebbe essere tecnicamente più alta di quella immediata e ovviamente, non vi dovrebbe essere nessuna forma di controllo da parte di soggetti esterni. 

Per spiegarci meglio: riferendoci alla solita situazione della pasticceria, se non mi piacessero i dolci, non potremmo parlare di vero autocontrollo, e al contempo, se non mi interessasse né della forma fisica né della mia dieta, non avrei la possibilità di esercitare il mio autocontrollo (la mia scelta) davanti alla squisita vetrina. Se fossi uno studente, per parlare di autocontrollo, sarebbe necessario che la mia motivazione al successo scolastico fosse alta, per natura o perché questa motivazione mi è stata costruita e innalzata (lodi, approvazione sociale, emozioni positive in chi amiamo ecc). Non si tratterebbe di vero e puro autocontrollo ma piuttosto di controllo se vi fosse un genitore che mi imponesse di studiare (in realtà persino nel sottostare ad un comando esterno vi è autocontrollo, ma non ci addentriamo nella questione).

Anche nei cani la motivazione si può innalzare o abbassare, con tecniche e strategie ben precise che conoscono bene gli sportivi cinofili, ricordando però che la motivazione intrinseca allo stimolo è sempre più potente di una motivazione estrinseca e “costruita”; per fare un parallelo con la scuola, studiare una materia perchè ci piace, sarà infatti sempre una motivazione più potente e stabile rispetto a quella di studiare per ottenere buoni voti o elogi…

autocontrollo…dove?

Nei mammiferi, la zona cerebrale maggiormente coinvolta nel controllo inibitorio è quella della corteccia frontale. Personalmente mi piace sempre ricordare a chi si rivolge a me per l’educazione o la formazione, che nell’uomo (come tendenzialmente in tutti i mammiferi), la maturazione di questa parte del cervello è tardiva, nell’uomo si completa addirittura intorno ai 18 anni. 

Quando facciamo richieste ai nostri cuccioli, questa è una informazione essenziale, che è sempre bene ricordare per evitare di sottoporlo a richieste troppo impegnative per la sua età.

autocontrollo ed età

Parallelamente allo sviluppo cerebrale, esistono ampie differenze tra le prestazione di bambini, adulti e anziani; in particolare, sembra che il controllo inibitorio migliori con l’età nei bambini, raggiunga il picco nei giovani adulti e peggiori con l’avanzare dell’età in quelli più anziani. 

Supponendo che sia lo stesso nei cani, di questo dovremmo tener presente quando ci accorgiamo di alcune défaillance o fragilità emotive negli esemplari più anziani, o quando abbiamo fretta di credere che il nostro cane sia finalmente diventato adulto (ma adulto da che punto di vista? fisico? sociale? emotivo?).

Autocontrollo ed emozioni

Nell’uomo, la capacità di controllo inibitorio si forma principalmente nei primi 6 anni di età ed è implicata anche nello sviluppo della regolazione delle emozioni, della coscienza e della competenza sociale. Sembra quindi innegabile che coltivare e sviluppare tale capacità ottimizzi e predisponga ad una migliore gestione di sé nello spazio, nel tempo e nella socialità. 

Dal punto di vista della personalità, un basso livello di controllo inibitorio nell’uomo si manifesta con una tendenza alla distraibilità, all’iperattività, all’impulsività, (Fuster, 1989), ma anche a minore adattamento sociale (Pratt & Cullen, 2000). 

Nella mia esperienza ho potuto osservare fenomeni e tendenze simili nei cani.

Cani più impulsivi faticano a concentrarsi sulle richieste, tendono a “sostare” meno su un comportamento saltando da uno all’altro e mancando di precisione nel suo svolgimento.

Spesso questi cani hanno bisogno di una socializzazione più accurata basata su tempi più lunghi per ascoltare, metabolizzare, elaborare le comunicazioni degli altri cani. Questi soggetti sono spesso preda delle emozioni (si potrebbe forse dire che sono carenti nell’ambito della regolazione delle emozioni?) o talvolta hanno poca coscienza di loro stessi nello spazio (propriocezione) o del proprio potenziale comunicativo.

A questo proposito naturalmente, uno dei risvolti più importanti del lavoro in apprendimento (clicker training e non solo) è (come per l’uomo) non solo lo sviluppo del controllo inibitorio ma anche quello della regolazione delle emozioni.

Anche se, naturalmente, lasciare che il cucciolo sperimenti la realtà intorno a lui in libertà e in sicurezza è, in linea generale, il miglior modo di sviluppare esperienze di apprendimento che permettano successivamente di esercitare autocontrollo, anche alcune attività di apprendimento mirate, semplici, naturali più o meno artificiose possono migliorare la capacità di concentrazione, memorizzazione, comunicazione. 

Diversi cani adulti che ho conosciuto, alla prima valutazione con altri loro simili, si sono letteralmente scontrati con la rete che li divideva, pur senza avere intenzioni aggressive. Semplicemente mettevano in atto delle azioni di avvicinamento all’altro cane impulsive e non ragionate, effettuate pertanto con modi e stati emotivi poco lucidi. 

Col tempo, lavorando sugli autocontrolli in diversificati e semplici ambiti di apprendimento e lasciando momentaneamente da parte il lavoro diretto sulla comunicazione sociale, abbiamo creato competenze di base necessarie per l’ambito sociale e comunicativo. Queste hanno successivamente permesso ai cani più impulsivi di “pensarci almeno un po su” prima di agire, ascoltando la comunicazione volontaria o involontaria del cane che si trovano di fronte e prendendosi tempo per permettere alle proprie emozioni di divenire più “governabili”. 

E’ pur vero che anche esperienze di socializzazione mirate, grazie alla loro meravigliosa complessità, possono contribuire, allo stesso tempo, ad aumentare l’autocontrollo del cane nelle attività sportive. 

Attività sportiva e socializzazione: una non esclude l’altra. Anzi, spesso le due si completano e amplificano vicendevolmente, lavorando una in favore dell’altra!

Curiosità: come possiamo testare e sviluppare la capacità di controllo inibitorio?

Nell’uomo, vi sono divertenti test per testare e sviluppare il controllo inibitorio. 

Un tipo di esperimento frequentemente utilizzato nelle ricerche sul controllo inibitorio nell’essere umano è quello denominato “Stop Signal”. Tale paradigma è volto a studiare l’inibizione di una risposta motoria, in particolare l’abilità dei soggetti a bloccare un movimento pianificato, in seguito ad un segnale di stop (prima ti chiedo di svolgere una azione, poi ti chiedo di interromperla al mio segnale).

Se vogliamo, si tratta di un esercizio che potrebbe essere l’equivalente di “un due tre…stella”.

Anche per i cani ci sono attività simili, che permettono di lavorare agli autocontrolli e alle prestazioni (chi fa obedience sicuramente li avrà già riportati alla mente, ma anche chi pratica sheepdog…).

Formulo in proposito alcune domande che possono aprire nuovi orizzonti e vedute riguardo alcune attività di questo tipo: come vi sentite durante questo gioco? Quali emozioni vi dominano? Riuscite ad immedesimarvi nel cane e nelle sue difficoltà?

Quando pretendiamo dal nostro cane il cosiddetto esercizio di autocontrollo sulla ciotola del cibo (esercizio tanto amato dai proprietari), trattandosi di una richiesta di autocontrollo di fronte ad un bisogno primario (cibarsi) sappiamo quanto stiamo chiedendo al nostro cane in termini di autocontrollo? 

La questione è lunga e dibattuta, lascio al lettore lo spunto di riflessione.

Un altro dei compiti più accreditati e divertenti utilizzati nella misura del controllo inibitorio prevede che i partecipanti vengano istruiti a premere un pulsante in risposta ad alcune lettere (ad esempio C, M, Q, Z, H, I) ma anche a non fare nulla in risposta ad altre (poche) lettere (esempio A, F, G). Quanto ci mettereste a leggere, riconoscere, categorizzare le lettere, ricercarle in memoria e infine decidere se schiacciare il pulsante o meno e poi farlo? Compito non facile. Anche qui il tempo di reazione e il numero di errori indicano chi ha prestazioni migliori. 

Probabilmente i più esperti, soprattutto di attività di concentrazione alternate ad esplosività come l’obedience, avranno già riportato alla mente tanti esercizi simili che nel cane allenano queste abilità. Fare esercizi di apprendimento misurati sul nostro cane, con difficoltà crescenti, permette anche qui di esercitare in lui questa abilità di discriminazione tra stimoli ai quali reagire e altri ai quali non farlo. 

Come visto all’inizio dell’articolo, un altro metodo per testare gli autocontrolli ampiamente utilizzato sia con bambini che animali, è il Detour Reaching Task (vedi articolo di qualche tempo fa). 

Declinando questa prestazione sul cane, i vostri cani, ad esempio, quando hanno imparato a “snodarsi” dai pali della luce cui si sono attorcigliati col guinzaglio durante le passeggiate? Li avete aiutati? Sono mai riusciti in questo compito o a tutt’oggi li aiutate voi, quando succede? In questo caso date un suggerimento o risolvete direttamente voi il problema lasciando il guinzaglio e prendendolo con l’altra mano? Quale opzione potrebbe essere una piccola e semplice occasione di crescita?
 
Nell’uomo, esistono molti altri modi di indagare questa importante funzione esecutiva di base che è l’autocontrollo, per esempio il test di Stroop: il test consiste nel presentare al soggetto una serie di parole stampate con diversi colori. Gli stimoli possono essere congruenti, ad esempio la parola “ROSSO” stampata in inchiostro rosso, o neutri, ad esempio “XXX” in colore rosso, o incongruenti, come “ROSSO” stampata in blu. I partecipanti devono nominare il più rapidamente possibile il nome del colore con cui è stampata la parola, senza tenere conto del significato di essa o, al contrario, leggere la parola ignorandone il colore con cui si presenta. La difficoltà del compito sta nell’interferenza fra l’informazione “colore” e quella “significato” e la necessità di sopprimerne una in favore dell’altra per completare positivamente la prova. I tempi di risposta sono (prevedibilmente) tendenzialmente più lunghi per le prove incongruenti. Questo effetto viene denominato, appunto, effetto Stroop. 

Traslando sui cani: avete mai provato a dire “seduto” al cane mentre con il gesto della mano date invece un segnale (incongruente) di “terra”?

Tratti comportamentali e personalità

L’abilità di controllo inibitorio, come gran parte delle funzioni cognitive, differisce notevolmente da individuo a individuo. 

La variazione del livello di controllo inibitorio inoltre, influendo pesantemente sul pensiero e sul comportamento, contribuisce essa stessa alle differenze individuali, ai cambiamenti nello sviluppo e in molte altre abilità cognitive, come intelligenza, attenzione, memoria, comprensione verbale o scritta, problem solving. 

Variazioni di questo tipo sono state trovate tra diversi individui, ma anche nella stessa persona lungo il corso della vita o, addirittura, nelle diverse ore del giorno. Chiunque avrà sperimentato che studiare o lavorare la mattina non è come farlo la sera, o dopo i pasti, o dopo che abbiamo ricevuto una brutta notizia che ci ha scossi emotivamente…

L’impulsività quindi, sembrerebbe essere un tratto caratteriale che riflette una mancanza nella capacità di autocontrollo. Questo tratto del carattere sembra essere una risultante sia dell’influenza ambientale che di quella genetica (Seroczynski et al., 1999).

Differenze di genere; qualche curiosità…

Svariate dimostrazioni suggeriscono che gli uomini siano meno abili ad inibire comportamenti e risposte inappropriate rispetto alle donne. Gli uomini sembrano più spesso ricercare emozioni forti e sono più frequentemente coinvolti in comportamenti a rischio. 

Sono state prese in esame differenti condizioni; uno studio del 2004 (Fillmore & Weafer) ha mostrato che a parità di gradazione alcolica somministrata, la performance maschile era minore rispetto a quella femminile, suggerendo quindi che, anche in seguito all’assunzione di alcol, le donne siano maggiormente in grado di controllare il proprio comportamento. 

Coerentemente con i risultati ottenuti sui pesciolini Guppy, sembra quindi che il sesso femminile sia maggiormente in grado di resistere alle tentazioni, di sacrificare immediate ma minori gratificazioni per premi maggiori in futuro e di controllare espressioni emotive (Cole, 1986). Le ragioni per cui esista questa differenza di genere, tuttavia, non sono ancora state chiarificate, anche se si crede che siano dovute alle differenze riscontrate nei due sessi nel processo evolutivo piuttosto che a differenze biologiche.

Alcune correlazioni importanti: autocontrollo, successo scolastico, socialità e salute

Dopo quanto detto, è interessante e non stupisce notare come, secondo alcune ricerche, un basso livello di controllo inibitorio sia correlato, nell’uomo, con una minore qualità della vita, come l’insorgenza di problemi fisici, patologie tra cui dipendenza da sostanze o abuso di alcol, personalità distratte e negligenti, gravidanze premature, comportamento criminale o abbandono scolastico.

Nei cani, un recente studio (C. King, Th. J. Smith,T. Grandin et al., 2016) ha rivelato che fattori come stress, paura e problemi legati al controllo dell’impulsività possono indurre in cani giovani, sotto i quattro anni di età, la perdita di pigmentazione nel pelo attorno alla zona del muso portando così ad un ingrigimento precoce. 

autocontrollo e altri animali

La maggior parte dei lavori sperimentali sul controllo inibitorio degli animali non umani è stata svolta su mammiferi e uccelli.

Si è scoperto per esempio che femmine del cercopiteco grigioverde, sopprimono i loro richiami di allarme in contesti non familiari; il macaco reso invece, inibisce i suoi richiami riproduttivi quando la competizione sessuale è alta.

Il Detour Reaching Task è stato utilizzato in svariati studi sulle scimmie, giungendo alla conclusione che tutte le scimmie inizialmente compiono errori in questo tipo di compito, tentando di raggiungere l’oggetto desiderato in maniera diretta e che esiste uno stadio critico nello sviluppo prima del quale la scimmia, come del resto i bambini, non è assolutamente in grado di inibire tale risposta automatica. Ancora una volta l’età è una discriminante critica per la presenza e lo sviluppo di alcune funzioni esecutive di base.

Negli ultimi anni, si è sviluppato lo studio delle scienze cognitive nei pesci, uno dei gruppi di vertebrati viventi con sistema nervoso più semplice ma, come si è visto, dalle discrete capacità di controllo inibitorio.

E per finire…

– autocontrollo relazioni ed emozioni –

Quando il cucciolo (umano e canino) è piccolo, il suo cervello è già dotato di molte capacità cognitive; tanto che può stupirci per quante cose è già in grado di imparare velocemente.
È sempre una tentazione quella di insegnargli fin da subito nuovi comportamenti e nuove parole per il semplice motivo che, a livello cognitivo, è potenzialmente già in grado di apprenderli e strabiliante quanto lo possa fare velocemente.

Avere la capacità cognitiva per poter imparare un nuovo comportamento però, non significa che il cervello abbia sufficiente capacità di concentrazione e autocontrollo per apprendere il comportamento in modo stabile nel tempo o nei vari contesti, o soprattutto, che possa farlo in modo sereno e produttivo.
Per il cucciolo, apprendere un nuovo comportamento ha un costo a livello energetico, emotivo, fisiologico, relazionale; un costo che se eccediamo nelle pretese, potrebbe e potremmo pagare caro sotto altre forme. 

Molto dipende pertanto dal “quando”, ma anche dal “come”, e dal “chi” (la genetica come sempre, conta).

Posto che ogni individuo è a sè stante, e che e il cervello di ognuno matura sotto i vari aspetti ad età diverse rispetto agli altri, dovremmo a mio parere permettere al cucciolo di essere cucciolo per tutto il tempo che gli serve, ovvero quello sufficiente e necessario per imparare a conoscere il mondo attraverso l’osservazione e le giuste esperienze, che devono essere supportate da una sufficiente “valigia degli attrezzi” affettivi, emotivi e cognitivi. La “piattaforma di lancio” per tutte le sue esperienze, ovviamente, è la relazione con noi!

Nei percorsi di educazione del cucciolo, sempre diversi a seconda del soggetto che abbiamo davanti e mai standardizzati, gettiamo le basi per una buona comunicazione, anticamera di una buona relazione.

E’ proprio la relazione che, fornendo al cane la solida e completa “valigia degli attrezzi” di cui sopra, gli permette di apprendere in serenità dal mondo esterno e lo prepara ad acquisire nuove semplici ma non facili abilità di sicurezza come il richiamo, o il “fermo” per qualche istante. 

Autocontrollo, quindi, dicevamo.

Molto più che un semplice esercizio.

Keep watching, 

amici naturalisti curiosi  😉

Noemi Pattuelli 

Istruttore Cinofilo

Naturalista formato in Etologia

per la revisione scientifica un particolare ringraziamento al dott.

Elia Gatto PhD

Research fellow

Department of General Psychology

Università degli Studi di Padova

Dott.ssa Alice Adreose 

Università degli Studi di Padova

Noemi Pattuelli

Sono un'educatrice cinofila e una naturalista specializzata in etologia. Mi sono laureata in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Firenze seguendo un indirizzo e una specializzazione evoluzionistico/etologica incentrata in particolare sul benessere animale. Negli ultimi anni ho approfondito la tematica dell’etologia del cane e mi sono formata come istruttore cinofilo specializzandomi nella comunicazione sociale del cane. Collaboro con diverse strutture e associazioni cinofile e con centri di recupero per primati e fauna selvatica in Italia e all’estero.

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