Benessere del caneFuori dai Denti

Collari coercitivi sul cane: l’Unione Europea li vieta, la Regione Lombardia li propone.

Mentre l’Europa si muove per vietare strumenti coercitivi e dannosi, la Lombardia sceglie di proporli con una legge

Di Andrea Comini

Tra i tanti provvedimenti pericolosi o semplicemente vergognosi inseriti nella recente disposizione sul “patentino” votata dalla Regione Lombardia, compare un obbligo di guinzaglio e collare a strozzo da associare a un secondo guinzaglio collegato alla pettorina, per alcuni cani più “difficili”. 

Solo che, evidentemente all’insaputa della Regione Lombardia, il mondo civile prosegue su una strada diversa: sul discorso “strozzo”, infatti, ci sono norme europee in arrivo. 

Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo ha approvato una importante proposta di regolamento relativo al benessere degli animali domestici. Ve ne abbiamo dato conto in questo articolo: https://www.dogsportal.it/stop-alla-vendita-di-cani-e-gatti-nei-negozi-svolta-storica-del-parlamento-europeo-per-il-benessere-animale-ma-litalia-frena/

Il testo include novità di rilievo per la cinofilia.

Tra queste, il divieto di produzione, vendita e utilizzo di tre tipi di strumenti coercitivi:

I collari a strangolo (chiamati per ragioni di pudore “a scorrimento” da coloro che li usano), quelli con punte interne e i collari a scarica elettrica, veri e propri strumenti di tortura che in Italia sono vietati per quanto riguarda l’uso ma possono essere acquistati liberamente… 

Il provvedimento rappresenta il primo tentativo di intervento normativo europeo vincolante in questo specifico ambito. In alcuni Paesi, come Germania, Austria, Norvegia, Slovenia, Francia e Svizzera, i collari coercitivi erano già vietati da normative nazionali. In altri, come il nostro (tranne per il collare elettrico), sono ancora utilizzati legalmente.

Il regolamento prevede una sola eccezione: l’uso dei collari coercitivi sarà ancora consentito alle forze armate, alla polizia e ad altre unità operative ufficiali, nel rispetto delle normative interne dei singoli Stati. I cani impiegati da queste organizzazioni non sono considerati meritevoli di non essere maltrattati, evidentemente. 

La posizione dei veterinari

Il divieto proposto nasce anche dalle opinioni che il mondo veterinario europeo, a larga maggioranza, ha espresso negli ultimi anni.

Per esempio, la European Society of Veterinary Clinical Ethology (ESVCE) ha dichiarato nel 2024 che non esistono evidenze scientifiche sufficienti a supporto dell’efficacia educativa dei collari a stimolazione elettrica, mentre esiste una documentazione ampia sui rischi per il benessere psicofisico del cane. Secondo l’ESVCE, tali strumenti possono provocare dolore, ansia, evitamento, reattività aumentata e stress cronico (e non serviva la laurea, onestamente…).

Anche la AFVAC (Association Française des Vétérinaires pour Animaux de Compagnie) sostiene dal 2019 che i collari coercitivi siano incompatibili con una gestione rispettosa dell’animale, sottolineando che l’uso del dolore come deterrente comporta un rischio concreto di alterazioni comportamentali, con possibili peggioramenti a lungo termine. Infatti, in Francia questi strumenti sono stati vietati già due anni fa.

Il Royal College of Veterinary Surgeons (RCVS) e la British Veterinary Nursing Association(BVNA) hanno appoggiato provvedimenti analoghi nel Regno Unito, basandosi su studi condotti dall’Università di Lincoln. Tali ricerche evidenziano che i cani sottoposti a stimolazioni punitive sviluppano livelli più alti di stress rispetto a quelli educati con metodi basati sul rinforzo positivo.

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E i veterinari italiani?

Sul periodico dell’associazione nazionale Anmvi Oggi del settembre 2022, tali strumenti vengono descritti come dispositivi di tortura liberamente in vendita, sottolineando che provocano sofferenza fisica e psicologica (ansia, stress, disturbi comportamentali) e che sono ampiamente considerati inefficaci dai professionisti veterinari.

Esseri senzienti titolari di diritti

Questa proposta, così come l’intero regolamento votato dal Parlamento europeo, sarà oggetto di discussione in ambito direttivo UE. Se approvata, diventerà vincolante per tutti gli Stati membri, con un periodo transitorio per l’adeguamento delle legislazioni nazionali. L’applicazione della norma sarà accompagnata da sanzioni per la vendita e l’uso degli strumenti vietati, la cui entità verrà stabilita dai singoli ordinamenti nazionali.

La proposta di divieto dei collari coercitivi in ambito UE rientra in una strategia di armonizzazione delle norme sul benessere animale e mira a prevenire l’uso di strumenti che possono causare dolore o sofferenza evitabile nei cani. 

Si tratta di un passo importante a livello europeo per eliminare modelli di gestione superati, non etici e anti etologici, fondati sulla coercizione, sul dominio e sulla paura, a favore di metodologie che rispettino le esigenze comportamentali, di benessere e relazionali dei cani, in linea con le posizioni scientifiche più autorevoli e condivise.

Ma è anche una mossa legislativa condivisa e voluta da una parte maggioritaria della popolazione europea, sempre più consapevole del fatto che i nostri fratelli con la coda, così come tanti altri animali non umani, sono esseri senzienti titolari di diritti. 

E non essere strangolati, con o senza punte, o sottoposti a elettroshock sembrano decisamente diritti fondamentali.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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