Da Nichelino al Mondiale juniores: i sei anni di Greta e l’ultima corsa con Fly
Al Junior Agility Open 2026 di Mannheim si è chiuso il percorso da juniores di una giovane atleta nichelinese. Non è arrivato il risultato sperato, ma è arrivato qualcosa che conta di più.
Il Maimarktgelände di Mannheim ha ospitato dal 10 al 12 luglio il Junior Agility Open, il campionato del mondo giovanile di agility riconosciuto FCI che ogni anno mette in pista i migliori conduttori under 19 provenienti da tutta Europa e non solo. Le categorie sono tre, U12, U15 e U19, e per chi arriva all’ultima soglia anagrafica quella gara ha sempre un peso diverso dalle altre.
Per Greta, diciotto anni, di Nichelino, il JAO 2026 è stato esattamente questo, l’ultima volta. Sei stagioni iniziate nel 2019, quando ne aveva undici, si sono chiuse su un campo tedesco con una prova che non ha portato il piazzamento sperato ma che, per sua stessa ammissione, è stata la più intensa dal punto di vista emotivo. L’ultimo anno con la maglia della Nazionale, e soprattutto l’ultima gara insieme al suo compagno di avventure.

Nel messaggio con cui ha salutato il mondo juniores, Greta parla di corse, vittorie, sconfitte e sacrifici, e di quanto quel percorso l’abbia fatta crescere non solo come atleta ma come persona. È una frase che nello sport giovanile si sente spesso, ma che nell’agility ha un significato molto concreto, perché la crescita di un conduttore passa dalla gestione di una relazione, non soltanto dall’allenamento di un gesto tecnico. Chi comincia a undici anni impara a leggere un compagno che non parla, a correggere il proprio errore prima di attribuirlo all’altro, a restare lucido quando qualcosa non va come previsto. Sono competenze che restano ben oltre la carriera sportiva, ed è il motivo per cui il settore giovanile della cinofilia sportiva andrebbe considerato per quello che è, un percorso educativo prima ancora che agonistico.
A Mannheim si è chiuso anche il percorso di Fly, che dopo questa trasferta va in pensione. Nel saluto che gli ha dedicato, Greta scrive di essergli grata per averla accompagnata in ogni traguardo, nei giorni più belli e in quelli più difficili. Il ritiro di un compagno di gara è un passaggio di cui si parla poco e che invece meriterebbe più attenzione, perché nell’agility il binomio è l’unità di misura e la fine dell’attività sportiva non coincide con la fine della relazione, ma con il suo cambio di forma. Per un’atleta giovane significa anche affrontare, per la prima volta, il fatto che i tempi di una carriera umana e quelli di una carriera canina non coincidono.
Nel suo messaggio Greta ringrazia i selezionatori, gli istruttori, i compagni di squadra e il padre Kristian, che non si è mai tirato indietro e l’ha accompagnata ovunque in questi anni. “Questo non è un addio, ma un arrivederci”, ha scritto chiudendo il post. Nell’agility italiana il passaggio dagli juniores alla categoria assoluta è una porta che resta aperta, e diversi atleti cresciuti nel vivaio giovanile sono oggi stabilmente in prima squadra.
Nichelino, una città che sugli sport cinofili ci ha creduto
Che questa storia arrivi da Nichelino non è un dettaglio di colore. La città alle porte di Torino ha costruito negli ultimi anni un modello di politiche animaliste che ha fatto scuola, dal primo ufficio comunale per la tutela degli animali fino al DASPO cinofilo, e in parallelo ha investito sulla cinofilia sportiva e sulle attività all’aperto, dal canicross ai percorsi di formazione aperti alla cittadinanza. Dietro questo lavoro c’è la delega di Fiodor Verzola, assessore alle Politiche Animaliste del Comune di Nichelino, che tiene anche le Politiche dell’Età Giovanile ed è a sua volta educatore cinofilo. È una combinazione rara nelle giunte italiane, e spiega perché a Nichelino il tema animali non sia stato trattato come una nicchia sentimentale ma come una politica pubblica con ricadute educative, sportive e sociali. Quando un territorio offre spazi, occasioni e cultura cinofila, i risultati arrivano anche sui campi di gara, e la carriera di Greta ne è la dimostrazione più chiara.
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Il vivaio giovanile è la parte più sana e meno raccontata della cinofilia sportiva italiana. Ne parliamo quasi solo quando c’è una medaglia, e quasi mai quando c’è un percorso. Ma è nei sei anni di Greta, non nel piazzamento di un singolo weekend, che si vede il valore reale di questo movimento, ragazze e ragazzi che crescono imparando a stare in relazione con un altro essere vivente, sotto pressione e davanti a un pubblico.
Serve però che questo patrimonio non resti a carico delle sole famiglie. Trasferte, iscrizioni, allenamenti e gestione sportiva del cane hanno un costo che oggi ricade quasi interamente su chi accompagna questi ragazzi, e il papà Kristian di questa storia è la norma, non l’eccezione. Le amministrazioni che, come Nichelino, hanno scelto di considerare la cinofilia una politica pubblica dimostrano che un’alternativa esiste. Sarebbe il momento di replicarla altrove.
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