«I cani sono salvi, tutti», la voce di Carmen dal rifugio del Gargano accerchiato dalle fiamme
A Cagnano Varano il fuoco ha circondato il rifugio dell’ODV Lilly e il vagabondo. Trenta cani portati in salvo, e una volontaria che è rimasta dentro fino alla fine.
Il Gargano brucia da ore, e non solo dove lo vedono i turisti. Mentre le fiamme correvano sulla litoranea tra Peschici e Vieste, il fuoco ha attraversato anche l’entroterra e ha accerchiato il rifugio dell’ODV Lilly e il vagabondo a Cagnano Varano. Carabinieri Forestali, volontari e agricoltori hanno fermato le fiamme che minacciavano la struttura, e trenta cani sono stati portati in salvo.
Ho sentito Carmen Bocale, volontaria dell’associazione, mentre l’emergenza era ancora in corso. Le sue parole valgono più di qualsiasi ricostruzione.






«I cani sono salvi, tutti. Purtroppo tutto intorno è bruciato e c’è ancora un po’ di erba secca, e la nostra paura è quella, che prenda ancora quella parte. Ci sono degli alberi che stanno continuando a bruciare, ormai dovrebbero finire e poi dovrebbe spegnersi, però c’è ancora un po’ di ansia perché comunque c’è vento e c’è ancora dell’erba secca dall’altro lato, quindi la paura è che qualche scintilla vada lì».
Gli animali sono stati spostati nella parte del rifugio che il fuoco aveva già percorso, quella che non può più bruciare. «Sono tutti messi in salvo dall’altra parte del rifugio, che nella parte esterna è bruciata, quindi lì dovrebbero stare sicuri. Sono un po’ affannati. Ci stiamo riprendendo anche noi piano piano, perché comunque ci siamo respirati un sacco di fumo. E i cuccioli sono spaventati, spaesati e affaticati. Per il resto pare che il peggio sia passato».
Chi legge questa testimonianza da fuori sente una bella notizia, cioè che è finita bene. Chi la legge con occhio cinofilo sente qualcosa di diverso, e vorrei provare a spiegarlo, perché credo sia la parte che nessuno racconta.
Un cane legge il mondo con il naso. In un incendio quel canale, che è il suo strumento principale di orientamento e di sicurezza, viene messo a dura prova.




Poi c’è la dinamica di gruppo, che in un rifugio è tutto. I box comunicano, e l’attivazione è contagiosa. Basta un soggetto che entra in panico perché in pochi secondi ne partano venti, e a quel punto non stai gestendo trenta individui, stai gestendo un’unica onda. Spostare animali in quelle condizioni è un lavoro di tecnica prima ancora che di forza. Ci sono cani che non hanno una gestione fine del guinzaglio, cani diffidenti verso l’estraneo, cani anziani, cani che in situazione normale hanno tempi lunghi di avvicinamento. In emergenza quei tempi non ci sono, e ogni manipolazione forzata è un rischio, per l’animale e per chi lo muove.
Ecco perché il fatto che Carmen sia rimasta dentro non è soltanto coraggio, e a me interessa dirlo con chiarezza. È competenza. In una situazione del genere la presenza di una figura conosciuta, una voce che il cane riconosce, un corpo che sa come avvicinarsi a quel soggetto e non a un altro, è letteralmente ciò che tiene insieme la gestione. Un soccorritore, per quanto preparato, in un rifugio non sa chi tira, chi si blocca, chi morde per paura, chi va preso in braccio e chi invece va lasciato camminare. Quella conoscenza è patrimonio dei volontari, e in quelle ore è stata la variabile decisiva.
Un’ultima cosa, che è quella che spesso viene dimenticata quando l’incendio è spento. Per gli animali il conto non si chiude oggi. C’è la parte fisica, con le vie respiratorie irritate dal fumo, la disidratazione, i polpastrelli su terreno caldo, e i cuccioli che pagano tutto questo più degli adulti. E c’è la parte comportamentale, perché un’esperienza di questa intensità lascia strascichi, sensibilizzazioni a rumori e odori, alterazioni del sonno e dell’appetito, soggetti che per giorni non tornano al proprio comportamento abituale. Il lavoro vero di ricostruzione comincia adesso, e consiste nel ridare a trenta animali una routine, degli orari, degli spazi prevedibili, in un posto dove tutto intorno è nero.
Il Gargano per me non è una notizia d’agenzia. È casa. Vengo da Ischitella, ho raccontato più volte le volontarie che tengono in piedi da sole i [cani del mio paese LINK: https://www.dogsportal.it/un-aiuto-per-i-cani-di-ischitella/], ho seguito da vicino quello che è stato costruito a [Vieste con Zero cani in canile LINK: https://www.dogsportal.it/intervista-a-francesca-toto-portiamo-lesempio-di-vieste-ovunque-in-italia-zero-cani-in-canile/]. So quanto queste realtà talvolta si reggano su poche persone e su risorse minime, e non voglio farne oggi una polemica, perché non è il giorno. Voglio solo che resti scritto che oggi, tra le colonne di fumo del Gargano, mentre si contavano gli ettari bruciati, c’era una donna che non è uscita dal rifugio perché sapeva che quei cani senza di lei non ce l’avrebbero fatta.
Grazie a Carmen e a tutti i volontari dell’ODV Lilly e il vagabondo.
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