Dolomiti, un furgone chiamato Alberto e i cani: si parte!

AlbiVan.

Quattro anni fa, con l’arrivo del secondo cane, io e mio marito abbiamo comprato un furgone 9 posti, fin da subito l’idea era quello di sfruttarlo anche per dormire fuori quando necessario, ma rimanda oggi rimanda domani la cosa non è stata messa in pratica, fino a un annetto fa circa quando cercando un modo economico per andare in ferie ci siamo guardati in faccia e abbiamo capito che la soluzione era davanti ai nostri occhi.

Nasce così AlbyVan, il nome va dato, un po’ come alle navi, porta fortuna e lui prende il nome dal mio migliore amico, Alberto, una persona piena di energia e voglia di vivere. Non vi annoierò raccontando dettagli su viti messe male, tagli sbagliati e ore a scegliere quale tonalità di colore ci piacesse di più, ma una cosa è certa, è stata la migliore idea che ci potesse venire: la libertà di vivere le nostre passioni, assieme ai nostri cani in totale libertà, senza problemi di distanze, orari e spazio.

Abbiamo fatto qualche notte random di test per capire le nostre necessità e poi siamo partiti per le prime ferie ufficiali in totale libera nelle stupende Dolomiti coi nostri due cani Kara e Poldark.

In partenza.

Quando si viaggia senza strutture di appoggio, quali alberghi o campeggi, bisogna avere tutto. Noi ci siamo organizzati con

  • fornellino portatile
  • cibo in scatola e di veloce cottura
  • essiccato per i cani che a casa seguono dieta barf
  • attrezzatura per montagna
  • tutto il necessario per piccole manutenzioni al furgone
  • acqua, tanta acqua
  • ecc…

Siamo partiti nel tardo pomeriggio e verso sera abbiamo raggiunto Santa Cristina, Val Gardena, il cuore delle Dolomiti. Il primo pensiero era trovare un parcheggio e far sgambare i cani, la scelta dello spazio dove fermarsi per chi come noi ha cani è importante: il luogo dev’essere funzionale alle loro esigenze, lontano da pericoli e sicuro per noi, se poi ha anche una bella vista, poco male. Dopo un paio di tentativi abbiamo trovato il posto giusto e la prima notte è passata.

Al mattino ci si sveglia un po’ rintronati, con i cani addosso che hanno voglia di far cose, beh oddio..Poldark aveva voglia di far cose, Kara sarebbe rimasta a dormire altre sette ore per poi mangiare e tornare a dormire, ma no, l’entusiasmo travolgente di un Malinois è qualcosa che speri di sedare con cinque giorni di camminate, (spoiler – non ha funzionato). Il giro progettato doveva partire da Monte Pana, andare verso Ovest e poi verso Sud verso le pendici del Sasso Lungo, ma ecco che sorge il primo problema, le mucche al pascolo. Dopo poche decine di metri il sentiero scelto attraversa un pascolo con decine di vacche che incuriosite si sono subito dirette verso di noi ancor prima di attraversare il recinto. Apro la cartina e trovo un’alternativa, incappo così in un depliant appositamente lasciato in bella vista, con le regole di buon comportamento per i conduttori di cani.

Regole semplici: raccogliere le deiezioni, non lasciare il cane libero, rispettare le vacche mantenendo la distanza, non entrare in aree private, insomma regole di buon senso in un ambiente che area cani non è, e che offre, oltre a spettacolari panorami anche pericoli e insidie. Il Trentino è molto attento ai dettagli, e il rispetto di questi luoghi dovrebbe essere per tutti noi anche un segno di gratitudine verso le bellezze che abbiamo la fortuna di vedere ed esplorare dietro casa.

L’escursione prosegue tranquilla secondo i piani ed essendo tornati al van presto decidiamo di rilassarci a bordo lago: un laghetto poco distante dal Parcheggio della Funivia del Monte Pana che offre una vista sul canalone spartiacque tra Sasso Lungo e Sasso Piatto, dove i due massi Dolomitici si rispecchiano creando un quadro vivente. Con gli occhi pieni di meraviglia e i cani stanchi troviamo il parcheggio perfetto, che sarà poi la nostra base per altre due notti, ammiriamo l’enrosadira regalataci dal gruppo del Sella, dal Sasso Piatto e dal Sasso Lungo: la roccia 20 min dopo il tramonto ( e 20 min prima dell’alba) si tinge di rosa, ricordando la leggenda del Re Laurino e del suo giardino di Rose Rosse.

Questo giro parte da Monte Pana, passando da sas sfendu e col marisana. Sentieri cai di riferimento 30, 525,526a,528

Fatto 30, facciamo 31.

E’ martedì ed è il mio compleanno, trentanni, ho scelto di festeggiarlo in cima al Seceda, nel gruppo delle Odle, colazione dei campioni, te caldo e biscotti per noi, sbobba secca per i cani che ha quel retrogusto di trippa verde che tutti al mattino vorremmo sentire, e si parte. Il mattino e il silenzio portano incontri felici e subito vediamo due scoiattoli, attraversiamo un paio di pascoli, questa volta le mucche erano più schive e siamo passati inosservati e si apre davanti a noi la montagna coi suoi masi, i rifugi e le malghe. Il sentiero è facile, una stradina che pian piano di inerpica verso la cima, al nostro fianco la seggiovia che poco dopo inizierà a portare su i primi turisti. Arriviamo in cima: non è come lo avevo immaginato dalle foto viste ma è molto di più, i pascoli di alta quota sono di un verde intenso, le Odle si alzano fiere e mostrano tutte le loro pareti di roccia rosata, il confine tra roccia prato è una linea, precisa pulita, sembra finta. Riposiamo al sole godendoci la meraviglia, spuntino e si scende. Decidiamo di fermarci a mangiare in una baitina incontrata durante la salita e i cani stanchi si riposano sotto al tavolo, conosciamo così le pecore autoctone e torniamo da Alby. Doccia al riparo del tendalino, sfamiamo i cani e scopriamo che i nostri ” vicini di stanza” della notte precedente sono due amici, quanto è piccolo il mondo. La sera ci regala una stellata incredibile, io spengo le mie candeline, stappo un prosecco e penso che sono fortunata a star li con mio marito, i miei cani e il mio furgone, in sei metri quadri tutto ciò di cui ho bisogno.

Per questo giro siamo partiti da Praplan passando da rifugio fermeda, baita sofie, cima Seceda , forcella Pana e malga la Neidia. Sentieri cai di riferimento : 4, 1a, 1c, 6

Riposo di qualità.

Il giorno di scarico è dedicato alla Val Lunga, parte del Parco Naturale Puez Odle, al cui inizio troviamo i consueti cartelli: cani al guizaglio, rispettare le vacche, rispettare il selvatico, raccogliere le deiezioni. Questa volta non è un depliant dovrebbe esser colto il messaggio. Scendo a pagare il parcheggio ed eccolo li un labrador che tutto contento mi viene incontro, libero. Richiesta di prendere il cane di rito e ci prepariamo alla passeggiata.

Se dovessi scegliere un posto in cui passare le mie ore libere sceglierei quello, bello è dire poco. Il cielo era terso, l’acqua scorreva nei ruscelli e la pace regnava sovrana: la valle stretta è chiusa ai lati dalle pareti rocciose che si alzano come muri imponenti ed è chiusa a nord dall’altopiano del Puez, una vasta e sconfinata piana calcarea di prato e roccia Bianca che sembra neve. Sembra l’accesso fiabesco ad un mondo lontano abitato da popoli antichi e creature magiche. Dopo esserci ricaricati optiamo per la via meno battuta per rientrare al parcheggio.

Le notti precedenti ci hanno insegnato che se vuoi dormire in van con i cani sul materasso di due metri per uno e tuo marito è alto un metro e novanta devi trovare una soluzione alternativa. Ecco così che a destra della mia testa ho Kara e a sinistra i piedi di mio marito, viceversa mio marito ha i miei piedi e Poldark che per sopperire al mio metro e settanta gli piazza le zampe in faccia e si addormenta beato.

Per questo giro siamo partiti da La ciajota a nord di Selva Gardena, percorso il sentiero 14 fino ad incontrare il rio de Puez e siamo rientrati dal sentiero parallelo.

Tra i due Sassi.

La sveglia è presto, l’obiettivo del giorno è raggiungere Passo Sella in van e proseguire a piedi fino al Rifugio Sasso Piatto. Kara ormai ci odia, il giorno di scarico si è trasformato in una camminata di 20km , non si è ancora tornati a casa, e questo può voler soltanto dire che le toccherà camminare ancora, Poldark è l’anima della festa e il cambio di location viene accolto con il suo solito entusiasmo.

Aiutiamo una coppia che tra le varie imprecazioni ci spiega che da un racconto trovato in google il loro sentiero dovrebbe partire da li, ma lì non c’è. Gli facciamo strada e imbocchiamo il nostro sentiero. A sinistra svetta il Rifugio Valentini dal quale vedo correre in discesa un cane, che identificherò poi come pastore tedesco linea da lavoro, libero. Un pascolo ospita delle vacche simpatiche con lunghe corna e il pelo arruffato, ci fermiamo per una foto, arriva il pastore tedesco che si fionda nel pascolo e corre abbiando verso le vacche ecco che mi torna alla mente il depliant, il rispetto per gli animali al pascolo e le regole del buon senso, ma si prosegue. Rifugio Sasso Piatto arriva in fretta e noi abbiamo ancora energie, proseguiamo. Al bivio successivo prendiamo la destra, direzione Rifugio Vicenza, il suolo è composto da pietre di ogni forma e dimensione, ringrazio di aver messo la crema protettiva alle zampe dei cani e lentamente saliamo. Al rifugio i cani si riposano, noi anche, qualcuno sorride vedendoli dormire sui sassi i posizioni assurde, si complimentano, i cani sono ben gestiti , sono in forma e sono preparati, anche se stanchi, per questa escursione.

Le nostre soste sono brevi non voglio far raffreddare i cani, dunque si sale, destinazione Rifugio Demetz. Sassi e massi, massi e sassi, paesaggio lunare rende perfettamente l’idea del posto in cui ci troviamo: la roccia si alza imponente chiudendosi sempre di più e creando un varco in alto, dove il cielo sembra tagliare la montagna in due, creando un portale. Ascoltiamo in silenzio le indicazioni che si danno degli scalatori alla nostra sinistra, dietro di noi un panorama mozzafiato. Il percorso è tecnico, la salita impegnativa, ma con la giusta gestione dei cani e un pò di pazienza arriviamo al Demetz stanchi ma felici. La discesa sarà altrettanto tecnica, su sassi, in un sentiero stretto e con qualche punto esposto, ripida ma assolutamente solitaria come piace noi, sopra le nostre teste la cestovia.

“Dietro, fermo, piano, dietro, piano, dietro, fermo, Pol, piano”. Gestione.

Le discese per me sono il punto debole ma ho Poldark a cui badare e il pensiero si concentra li.

“Dietro, piano, bravo Pol”

Kara è con mio marito, un orecchio è sempre lì, la responsabilità la sento comunque mia. Non faccio le cose a caso, non mi invento nulla, non sono al parco giochi, in montagna ci si può far male davvero. Prima di affrontare cose tecniche, prima di affrontare altre montagne oltre alle solite due dove andavo inizialmente, ho contatto i ragazzi di MOUNTAIN DOG WALK, sapevo che loro frequentavano la montagna con i cani e cercavo consigli e aiuto. Alla duecentesima domanda mi hanno consigliato il programma di formazione In Montagna con il Cane. Mountain Dog Walk per me è stata la svolta, mi ha dato competenze che non avevo e queste mi hanno resa più sicura e responsabile per me e per i miei cani, non esagero nel dire che mi ha cambiato la vita: si sono aperte una serie di possibilità che prima consideravo lontane, e la fatica che ti chiede la montagna viene ripagata dalla sensazione di condivisione e libertà che essa stessa ti offre. Gestione e consapevolezza nell’organizzazione dei miei giri, nella conduzione dei miei cani, delle mie capacità e delle capacità dei miei cani, mi hanno permesso, gradualmente, di affrontare sentieri più complessi, allungare le distanze e i dislivelli e innamorami completamente delle Dolomiti.

“piano Pol, dietro”

Mettiamo la crema ai polpastrelli un pò provati da questa giornata, ci laviamo e puntiamo al parcheggio che ospiterà la nostra ultima notte tra le Dolomiti. Il giorno dopo andremo in Emilia con Alby, Kara e Poldark per un’altra avventura, ma quella è un’altra storia.

Per questo giro siamo partiti da Passo Sella, passati da rifugio sasso piatto, rifugio Vicenza e Rifugio Demetz per poi rientrare a Passo Sella. Sentieri cai di riferimento: 557, friederich august weg,527, 525.

Foto e Testi di Nicoletta Megale

Ylenia Zampieron

Nata a Bassano del Grappa il 4 Febbraio del 1986, Dog Trainer Professional riconosciuto FCC, Educatore CSEN e Istruttore Cinofilo presso il Centro Borgocinofilo Mikamale di Padova. Da sempre affascinata dal mondo animale e in particolare da quello cinofilo. Comincia il percorso assieme al suo AustralianCattleDog in Protezione Civile come Unità Cinofila da Soccorso, per ampliare in seguito le sue conoscenze del mondo dei cani. Amante della montagna coordina il progetto MountainDogWalk.

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