Si fa presto a dire dominanza: uno studio sulle gerarchie nei cani di casa
Cani e dominanza spesso il termine viene abusato in ambito cinofilo. Tra proprietari comuni ma anche professionisti cinofili.
L’argomento è stato affrontato in uno studio pubblicato sulla rivista Animal Cognition. Abbiamo intervistato per i lettori di Dogsportal.it, Kata Vékony, prima autrice dell’articolo e dottoranda del Dipartimento di Etologia dell’Università Eötvös Loránd di Budapest.
Quante volte avrete sentito parlare di dominanza in ambito cinofilo?
Prima di tutto desidero rassicurare coloro che stanno iniziando a sudare freddo ricordando Cesar Millan , il dog whisperer che usava questa parola quasi come un mantra per giustificare i metodi coercitivi che caratterizzavano il suo modo di concepire l’educazione e la gestione dei cani e i suoi metodi di addestramento.
In questo caso, per fortuna, approfondiremo il concetto di dominanza legato alle gerarchie che si possono instaurare tra i cani di casa e di come potrebbe essere possibile valutarle. L’argomento è stato affrontato in uno studio pubblicato quest’anno nella rivista Animal Cognition
Cosa significa dominanza?
Nei gruppi sociali, gli animali gestiscono i conflitti attraverso un’organizzazione gerarchica, che regola la competizione tra i membri per l’accesso alle risorse (ad esempio, il cibo) limitando però gli scontri diretti (che non necessariamente prevedono uno scontro fisico vero e proprio), che avvengono solo in occasione della formazione della gerarchia o della sua rimodulazione.

Le gerarchie consentono una convivenza pacifica e stabile tra gli individui che sono parte del gruppo. Una volta instaurata, la gerarchia prevede una serie di rapporti di dominanza.
Kata Vékony, prima autrice dell’articolo pubblicato su Animal Cognition e dottoranda del Dipartimento di Etologia dell’Università Eötvös Loránd di Budapest, chiarisce quella che può essere la definizione di dominanza: «È complicato, poiché il termine ha significati diversi in ambiti diversi, il che può portare a molti malintesi. Ad esempio, nella psicologia umana, può essere un tratto della personalità, ma viene utilizzato molte volte in relazione alle capacità di leadership o all’assertività.

In etologia ha senso solo in un contesto sociale. È una delle tante caratteristiche che possono descrivere la relazione tra due individui».
Il concetto di dominanza, quindi, si basa sul modo in cui gli animali di un gruppo interagiscono attorno alle risorse. «In generale – continua la ricercatrice – ciò significa che di solito è l’animale dominante tra i due a ottenere le risorse».
Nella ricerca si parla di dominanza formale e dominanza agonistica.
Qual è la differenza tra le due? «La dominanza agonistica è ciò che possiamo osservare nelle interazioni competitive.
In questi casi, la sottomissione dell’individuo di rango inferiore è solitamente una risposta al comportamento di quello dominante.
Se la risposta all’aggressività è aggressività o semplicemente indifferenza, la relazione di dominanza non è reciprocamente riconosciuta.
Un esempio di sottomissione agonistica può essere evitare il contatto visivo o abbassare la testa o tutto il corpo. Un rango agonistico consolidato non significa necessariamente un rapporto di amicizia, ma solo accettazione e tolleranza. — Vékony prosegue — Ma i ranghi stabiliti possono essere osservati anche nei comportamenti sociali al di fuori della competizione. Il rango formale è caratterizzato da segnali comunicativi presenti, ad esempio, durante le cerimonie di saluto ritualizzate. Qui l’individuo subordinato avvia attivamente un’interazione amichevole. Un esempio di questo comportamento è leccare il muso del cane dominante. Sono comportamenti amichevoli e aiutano a mantenere una relazione armonica. Queste due tipologie sono connesse, ma non necessariamente si sovrappongono completamente».
Dominanza, leadership e cani di casa
Nella ricerca viene citata anche la leadership.
Come può essere definita e in che modo è legata alla dominanza?
L’autrice illustra: «In questo terzo “aspetto” [n.d.A. la leadership] abbiamo mescolato due tipi di comportamenti: uno è stare in prima linea nelle passeggiate di gruppo, l’altro è affrontare minacce (reagire per primo, stare davanti). Roberto Bonanni e Simona Cafazzo hanno svolto un ampio lavoro sulle dinamiche sociali e sulle dinamiche di rango dei cani liberi italiani e alcune delle loro ricerche riguardano questi comportamenti specifici.
Nei loro studi, passeggiare in prima linea nel gruppo e affrontare eventuali minacce per primi avevano associazioni (tra gli altri fattori) con le relazioni amichevoli che un cane aveva nel gruppo, misurate da comportamenti molti dei quali legati al rango formale».
E i cani che vivono nelle nostre case?
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I loro comportamenti sono forgiati da fattori ambientali completamente diversi rispetto ai cani liberi e anche ai lupi. Noi controlliamo il loro accesso alle risorse, li proteggiamo, quindi può sembrare che non ci sia reale bisogno di una gerarchia di dominanza per ridurre competizione e conflitto tra loro.
Testare la validità di un questionario sulla dominanza
Fino a non molto tempo fa la ricerca sui rapporti di dominanza nei cani di casa è stata piuttosto povera e molti di questi studi si basavano su questionari compilati dai compagni umani dei cani.
Uno di questi è il Dog Rank Assessment Questionnaire (DRA-Q), che consiste in 8 domande sulle interazioni quotidiane dei cani che convivono negli stessi spazi. Ma il punteggio ottenuto riflette la reale relazione di dominanza tra i cani?
Le ricercatrici e i ricercatori ungheresi hanno confrontato i risultati del questionario con quelli di due test effettuati in campo, uno sul possesso di un giocattolo e l’altro legato al saluto.
Nel “Test di possesso di giocattoli”, entrambi i cani sono stati rilasciati nello stesso momento in cui lo sperimentatore ha lanciato una palla o un giocattolo pieno di cibo a pochi metri di distanza, in sei prove. I ricercatori hanno registrato quale dei due cani ha afferrato per primo l’oggetto e quale lo ha tenuto alla fine della prova. In questa valutazione sono state prese in considerazione 32 coppie di cani.
Nel “Test del saluto”, i compagni umani dovevano fornire una registrazione video fatta in casa, utilizzando un protocollo elaborato dai ricercatori , in uno specifico scenario: il proprietario esce per una breve passeggiata con uno solo dei due cani e, tornati a casa, si andava a salutare il cane rimasto.
Gli scienziati, in questo test, hanno analizzato le posture e le interazioni dei due cani nel momento in cui si sono riuniti. Questa valutazione ha coinvolto 20 coppie.
I test hanno confermato i risultati del questionario?
Uno strumento da perfezionare e concetti da chiarire
Gli esiti dei test comportamentali hanno in buona parte confermato i risultati dei questionari, ma ci sono alcuni limiti da prendere in considerazione. «Ci sono due limiti principali al nostro studio. — avverte Kata Vékony — Il primo è che, sebbene i partecipanti al sondaggio avessero un numero di cani compreso tra due e sei, abbiamo sempre testato i cani in coppia, senza altri cani della casa presenti». Quindi, sono state studiate soltanto le interazioni a due, ma non i comportamenti di gruppo eventualmente più complessi. Le altre limitazioni riguardano il questionario DRA-Q stesso, perché alcuni comportamenti possono non verificarsi oppure non essere rilevati o persino essere evitati dal proprietario.
Quali sono, invece, gli aspetti promettenti di questa ricerca e i possibili sviluppi futuri?
«Finora, gli studi che indagavano le dinamiche di rango dei cani da compagnia utilizzavano un approccio empirico e osservazioni di gruppi temporanei o artificiali oppure, per cani da compagnia conviventi, questionari senza validazione comportamentale.
Ora, poiché abbiamo convalidato il questionario DRA-Q, questo potrà essere uno strumento affidabile e facile da usare per valutare la relazione di rango tra cani conviventi per ricerche future, poiché ha un background comportamentale comprovato.
D’altra parte, ad oggi, c’è ancora confusione e incomprensione sui termini rango e posizione dominante tra i proprietari di cani, con persone che usano queste parole in modo piuttosto libero, etichettando qualsiasi comportamento sociale – e anche alcuni non sociali – che non piacciono come “dominanza”. — l’autrice conclude — Credo che la principale applicazione del nostro lavoro sia il chiarimento di questi concetti, dimostrando quanto il contesto possa essere rilevante anche per queste dinamiche».
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