Oggi vi spiego cos’è l’obedience e perchè non si può tradurre

Per i più “obedienceè una strana parola inglese, una di quelle per cui ci si chiede perché dover tenere il termine inglese quando abbiamo un vocabolario italiano che funziona benissimo. 

Qui comincia la frustrazione di chi obedience la pratica per davvero….

Perché dovete sapere che c’è una grande percentuale di persone che, dopo aver preso consapevolezza dell’esistenza del termine, da fonti dubbie e lacunose, decide di usarlo per definire qualunque cosa abbia mai fatto Fido nella vita.

Ora, io sono felice che ci sia partecipazione e orgoglio nell’aver insegnato al proprio cane qualche comando, ma no, signori, insegnare a Bubi a non tirare al guinzaglio NON è Obedience, aver insegnato il seduto e il terrà NON è Obedience, se il cane si ferma quando vi fermate voi NON è Obedience, il corso base di dieci lezioni NON vi insegna l’obedience, l’obbedienza avanzata NON è Obedience.

Ebbene sì, Obedience NON si traduce con obbedienza.

In realtà NON si traduce proprio: infatti Obedience è il nome proprio di una disciplina cinofila riconosciuta a livello internazionale, con tanto di regolamento, gare, campionati del mondo, esperti giudici ed esperti steward. 

Come tutte le discipline del mondo è praticata da agonisti ed appassionati che dedicano ore e chilometri per allenamenti, lezioni, stage, simulazioni, gare. Tanti soldi spesi in materiali, spostamenti e corsi; ore e ore di allenamenti in tutte le stagioni e con qualunque meteo. Alzarsi presto al mattino per poter lavorare con il cane prima di andare al lavoro, oppure mettersi alle 10 di sera a fare esercizi perché l’unico momento libero della giornata. 

E il motore che muove tutto questo è ovviamente la passione.

Passione per una disciplina che da davvero tanto a chi la pratica, che fa crescere e da competenze, che lavora sul rapporto e la collaborazione uomo-cane.

Nel regolamento, all’articolo 2, che descrive lo scopo della disciplina, c’è la frase principe che descrive tutto questo:

“Questa disciplina implica una buona armonia tra il cane e il suo conduttore che porta ad un’intesa perfetta fa i due anche quando il cane si trovi distante dal conduttore.”

Questo ci dice che Obedience NON è solo insegnare al cane una serie di esercizi.

Ebbene sì, insegnare tutti gli esercizi previsti dal regolamento NON è Obedience.

Ci sono tantissime discipline che preparano il cane ad affrontare esercizi specifici, alcune molto simili a questa. 

Praticare questo sport significa curare i dettagli, conoscere a fondo la tecnica, cercare velocità e precisione allo stesso tempo ma, soprattutto, preparare il cane per affrontare una competizione. 

Perché le gare di Obedience sono difficili, perché lì siamo veramente nudi, svestiti da premi o giochi da scambiare per gratificare un buon esercizio, carichi di un ansia e una tensione che il cane non ha mai sperimentato al campo di casa, immersi in un ambiente sempre diverso, ogni volta con nuove distrazioni da gestire. 

Chi lavora in obedience dev’essere in grado di preparare il cane a tutto questo: infatti la parte veramente importante ed anche la più difficile, stimolante e impegnativa riguarda proprio il lavoro sulla motivazione del cane.

La vera magia è essere in grado di leggere e conoscere veramente il nostro cane, valorizzare certe sue caratteristiche e saper come farlo crescere e migliorare su altre, e, soprattutto, saper trasmettere al cane la gioia di lavorare insieme, trovare appagamento negli esercizi svolti, far si che per lui il lavoro sia motivante e stimolante. 

Tutto questo è obedience. 

Non è mandare un cane in un box, fargli prendere un riporto o correre come non ci fosse un domani solo quando sente un comando.

Obedience è il fremito dei muscoli quando sa che stai per inviarlo al box, i suoi occhi che ti cercano perché aspettano un tuo gesto, l’energia che ci mette nel correre a sollevare quel riporto, la gioia che esprime al nostro “bravo” alla fine di un esercizio.

Avere tutto questo significa aver lavorato davvero per diventare un binomio in questa disciplina.

E quando poi ti troverai in campo davanti a quello sguardo intenso, quella spinta e quella voglia di fare, quando di fianco sentirai un cane concentrato e motivato su ciò che sta facendo insieme a te, allora lì avrai la certezza di aver fatto un buon lavoro.

Alessandra Vacchiero

Il mio nome è Alessandra Vacchiero, istruttore cinofilo. La passione per il cane è nata con me, insieme a quella per molti altri animali, con cui ho vissuto, lavorato e condiviso la mia vita. Sono entrata in cinofilia nel 2001 attraverso il mondo delle Expo, finché un giorno di febbraio del 2006, mentre osservavo la mia cucciolona di sette mesi giocare con me, mi dissi “questo cane può fare moltissime cose….” E così cominciarono le lezioni in campo, le discipline, gli stage e chi più ne ha più ne metta. Ma tra tutte le esperienze che abbiamo fatto c’è stata un’unica vera grande scintilla che ha segnato tutto il percorso: era nata senza accorgersene la mia immensa passione per l’obedience. E così pratico Obedience da 12 anni, ho preparato e portato tre miei cani fino alla classe più alta. Gare, stage e allenamenti in giro per l’Italia mi hanno dato un bagaglio di conoscenze ed esperienze che oggi vorrei condividere con voi per far conoscere a più persone possibili questa meravigliosa disciplina. “

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