Predazioni di lupi sui cani: cosa sappiamo davvero
Lo stato attuale delle conoscenze, tra falsi allarmi, situazioni a rischio e comportamenti da adottare per tutelare i nostri compagni di vita
Immagine di copertina di Gaetano Pimazzoni
Nota di Redazione
In questo articolo affrontiamo un tema complesso e spesso oggetto di fraintendimenti: le predazioni di lupi sui cani. Per farlo in modo serio, documentato e privo di allarmismi, ci avvaliamo della collaborazione con l’associazione Io non ho paura del lupo, realtà autorevole che da anni si occupa di divulgazione e ricerca sulla coesistenza tra esseri umani, animali domestici e fauna selvatica.
Unire le competenze cinofile di Dogsportal.it con l’esperienza sul campo dell’associazione ci consente di offrire ai nostri lettori un’analisi rigorosa e utile per comprendere il fenomeno, riconoscere i contesti a rischio e adottare comportamenti più consapevoli.
Predazioni dei lupi sui cani.
Le predazioni dei lupi sui cani sono un argomento di cui si parla molto, ma spesso in modo emotivo e senza le necessarie competenze tecniche. Trattandosi di un tema importante per il benessere dei nostri animali, pensiamo sia opportuno affrontarlo con la massima attenzione e razionalità, evitando toni allarmistici e riportando il confronto su basi scientifiche.
Il fenomeno è noto da tempo e in Italia sembra essere in aumento, anche se resta difficile da quantificare a causa della scarsità di dati. Recentemente, uno studio pubblicato nell’ambito del Life Wild Wolf (un progetto di ricerca europeo finalizzato a scoraggiare la presenza del lupo nelle aree abitate e a supportare le autorità nella gestione delle situazioni potenzialmente critiche) ha fornito un quadro delle conoscenze disponibili in Europa, soprattutto per quanto riguarda le modalità degli attacchi e utile quindi, come vedremo più avanti, a comprendere quali tipologie di cani sono più esposte al rischio.
Dall’indagine emerge che gli attacchi nel nostro Paese non si verificano in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale ma a macchia di leopardo, con impatti decisamente maggiori laddove specifici contesti e circostanze creano le condizioni adatte.
Il fenomeno, quindi, come del resto ogni conflitto tra noi e la fauna selvatica, può essere mitigato con l’adozione di comportamenti corretti e in certi casi con l’adozione di adeguate misure di prevenzione: tutte azioni che possono partire solo da una corretta conoscenza e comprensione del problema. Andiamo quindi con ordine.
Quando e perché può avvenire una predazione
Cosa accade quando un cane e un lupo si incontrano?
Il più delle volte, niente di particolare. Separati filogeneticamente da almeno 27.000 anni, lupo e cane, pur appartenendo di fatto alla stessa specie, sono lontani parenti che in fondo non hanno molto da dirsi.
In ecologia, la maggior parte delle loro interazioni è infatti definita “neutra”, vale a dire che nessuno dei soggetti coinvolti trae un beneficio o subisce un danno dall’altro. In altre parole, lupo e cane il più delle volte si ignorano, e questo vale ancor di più quando ci siamo noi di mezzo. Se il cane è al guinzaglio o in compagnia di un essere umano, il lupo, spinto dalla sua innata diffidenza verso l’uomo, percepisce la situazione come una potenziale minaccia e sceglie quasi sempre di allontanarsi.
Le cose possono però cambiare quando il cane è sciolto e libero di vagare, o comunque lontano, anche per brevi momenti, dagli esseri umani. In questi casi l’incontro può condurre a una vera e propria interazione, con sviluppi diversi e talvolta opposti. Se da un lato, infatti, un reciproco interesse può portare i due animali ad accoppiarsi, con conseguenze molto impattanti per la sottospecie selvatica (ne parleremo in un prossimo articolo), altre volte il confronto può trasformarsi in uno scontro, con esiti spesso fatali per il cane (soprattutto quando di taglia medio-piccola).
Le situazioni a rischio, dunque, sono essenzialmente di due tipi e riguardano i cani liberi di vagare negli spazi naturali e seminaturali — come accade spesso durante alcune attività venatorie o nel corso di semplici passeggiate — e quelli lasciati incustoditi nei giardini o in aree limitrofe alle abitazioni, specialmente nei piccoli paesi e nelle ore notturne.
Nel primo caso l’attacco può avere una motivazione difensiva o territoriale; nel secondo, invece, si tratta quasi sempre di un attacco predatorio.
Attacchi predatori: quando il lupo vede nel cane una preda
Quando un cane viene aggredito in un giardino o nei pressi di un’abitazione, il comportamento del lupo è in genere motivato da scopi predatori: in altre parole, il lupo attacca per nutrirsi.
Questi episodi si verificano soprattutto di notte (anche se in rari casi le aggressioni possono avvenire anche in pieno giorno, specialmente nelle prime ore della mattina) e sono più numerosi dove i lupi si sono abituati a trovare fonti di cibo di origine antropica in luoghi abitati, come scarti alimentari, ciotole con mangimi lasciate all’aperto, rifiuti organici o prede selvatiche a loro volta attirate dalla nostra spazzatura.
Per prevenirli è dunque fondamentale in primo luogo evitare di condizionare i lupi con il nostro cibo, non fornendo loro motivazioni per avvicinarsi alle case ed evitando così alla radice l’insorgere della maggior parte dei problemi.
I cani, in ogni caso, dovrebbero essere sempre custoditi in luoghi sicuri, in particolare durante le ore notturne o crepuscolari e in aree rurali o suburbane dove la presenza del lupo è stabile. In questo senso, è importante sottolineare che un giardino recintato non è automaticamente un luogo sicuro: una rete che impedisce al cane di uscire non sempre impedisce a un lupo di entrare.
Un altro aspetto da tenere a mente è la capacità dei lupi di leggere il territorio. Avvezzi a pattugliare costantemente le proprie aree di pertinenza (di solito molto vaste, per cui possono includere al loro interno anche zone antropizzate), questi abilissimi cacciatori imparano in fretta a riconoscere le abitudini delle altre specie e sono in grado di approfittare di ogni situazione potenzialmente vantaggiosa che tenda a presentarsi con regolarità. Lasciare un cane incustodito negli stessi luoghi e ai soliti orari, in un giardino privo di recinzioni adeguate o libero di allontanarsi durante una passeggiata, può dunque aumentare sensibilmente i rischi e facilitare l’insorgere di attacchi predatori.
I casi di predazione, inoltre, possono talvolta essere favoriti da condizioni di debolezza o da deficit fisici dei lupi stessi, dovuti per esempio a ferite o menomazioni conseguenti a episodi di bracconaggio o incidenti stradali. In queste circostanze, individui debilitati e meno efficienti nella caccia alla fauna selvatica possono ricorrere a strategie alternative per procurarsi cibo più facilmente, arrivando in alcuni casi a predare cani domestici e a sviluppare una forma di “specializzazione” in questo comportamento.
È bene ricordare, infine, che un cane legato alla catena (pratica peraltro espressamente vietata in molte regioni italiane), oltre a essere un cane infelice è anche un cane più vulnerabile agli attacchi di altri animali.

Attacchi difensivi: quando il cane è percepito come un rivale
Nei casi in cui un cane è libero di vagare in aree boscate o di aperta campagna, gli incontri con i lupi diventano ovviamente più probabili e possono sfociare non solo in attacchi a scopo predatorio, ma anche in scontri di natura territoriale o difensiva. Il cane che si addentra nel territorio di un branco può essere percepito come un intruso o un potenziale pericolo, al quale il lupo reagisce per difendere i propri cuccioli o le risorse alimentari.
Non stupisce, dunque, che la maggior parte degli attacchi registrati in Europa — il 66% del totale — riguardi i cani da caccia, come confermano anche i dati raccolti in Italia dalla stessa Federcaccia. Per fare un confronto, nel nostro Paese le aggressioni avvenute all’interno dei giardini recintati rappresentano circa l’11% dei casi, mentre ancora più bassa risulta la percentuale riferita ai cani da protezione del bestiame, cioè quelli potenzialmente più esposti al conflitto.
Il fenomeno delle predazioni di lupo su cane riguarda quindi principalmente l’ambito venatorio, e colpisce in particolare le varie tipologie di segugi impiegate in attività che prevedono l’allontanamento del cane dal conduttore. Durante queste battute, tuttavia, incontrare un lupo è solo uno dei molti rischi che i cani devono affrontare: basti pensare ai ferimenti e alle uccisioni dovuti ai cinghiali nel corso delle braccate, ai frequenti casi di smarrimento, alle cadute nei dirupi e ad altri incidenti spesso letali.
La presenza del lupo, insomma, andrebbe considerata come uno dei tanti pericoli a cui un cane può andare incontro durante l’attività venatoria, e un rischio che può essere ridotto con accorgimenti pratici e gestionali: scegliendo tecniche di caccia che mantengano il cane in prossimità del conduttore, utilizzando sistemi di localizzazione satellitare, o ricorrendo a giubbotti protettivi rinforzati che possono limitare i danni di un eventuale attacco.
Occorre infine ricordare che molte di queste attività hanno oggi una natura prevalentemente ludica e sono sempre più distanti dalle logiche naturali. Basti pensare alla caccia alla lepre o al fagiano, che comporta ogni anno la liberazione di migliaia di animali allevati in cattività soltanto per essere poi cacciati, con tutte le conseguenze che ciò implica: alterazione degli equilibri ecologici, diffusione di piombo e altri contaminanti ambientali, e un numero significativo di incidenti che ogni anno mette a rischio la sicurezza pubblica e la salute delle persone (e dei cani).
Custodire i cani, tutelare la natura
Per chi frequenta la natura con il proprio cane, le probabilità di incontro con un lupo restano molto basse, ma non nulle, soprattutto nelle aree dove la specie è ormai stabilmente presente. In questi contesti valgono poche e semplici regole: tenere sempre il cane al guinzaglio, in particolare all’alba e al crepuscolo, quando i lupi sono più attivi; evitare di incoraggiare il cane ad allontanarsi o a inseguire tracce e odori.
Tenere il cane al guinzaglio, oltretutto, è un obbligo previsto dalla legge, e ha una motivazione ecologica precisa: i cani vaganti possono arrecare gravi danni alla fauna, basti pensare al numero incalcolabile di caprioli e altri animali selvatici uccisi ogni anno da cani lasciati liberi di correre.
Leggi anche:
Custodire i propri cani, dunque, non è solo un atto di responsabilità verso di loro, ma anche un modo concreto per ridurre i conflitti con la fauna selvatica. Non lasciare i cani liberi di girovagare significa proteggerli, ma anche evitare che i lupi si abituino alla presenza di prede facili nei pressi delle abitazioni, o che sviluppino una forma di specializzazione nella predazione dei nostri animali domestici.
| Situazione | Rischio di attacco | Misure preventive consigliate |
|---|---|---|
| Cane libero in aree naturali | Alto (soprattutto per cani da caccia) | Tenere il cane al guinzaglio, evitare ore crepuscolari, utilizzare GPS. |
| Cane incustodito in giardino | Medio-alto (soprattutto di notte) | Rendere il giardino inaccessibile ai lupi, non lasciare ciotole o rifiuti organici. |
| Cane legato alla catena | Molto alto | Pratica da evitare: oltre che pericolosa, è illegale in molte regioni. |
| Cane in compagnia dell’uomo (al guinzaglio) | Molto basso | Comportamento corretto da mantenere, soprattutto in zone a presenza stabile del lupo. |
| Zone frequentate da lupi abituati a fonti alimentari umane | Variabile ma crescente | Eliminare tutte le fonti di cibo accessibili, proteggere i cani nelle ore notturne. |
Uno sguardo più ampio
Il tema degli attacchi ai cani, per quanto emotivamente forte, va inserito all’interno di una riflessione più ampia sulla coesistenza tra esseri umani e fauna selvatica.
Ogni comportamento del lupo — anche quello che ci turba — è una risposta adattativa a un contesto che, quasi sempre, noi stessi abbiamo contribuito a creare: territori frammentati, rifiuti accessibili, animali domestici non sorvegliati o forme invasive di fruizione degli ambienti naturali.
La prevenzione, quindi, non è solo una questione tecnica, ma culturale: significa imparare di nuovo a vivere in un Paese in cui il selvatico è tornato a essere parte del quotidiano, accettando che la coesistenza richiede conoscenza, attenzione e rispetto reciproco.
Articolo di Tommaso D’Errico – Associazione “IO NON HO PAURA DEL LUPO”
TI PIACE LEGGERE DOGSPORTAL?
Coltiva la tua curiosità.
Sostieni Dogsportal.
Qui trovi articoli puliti e leggibili, senza pubblicità pay per click. Se questo modo di raccontare il cane ti piace, puoi aiutarci a portarlo avanti.
Con l’abbonamento a Dogsportal Academy accedi a centinaia di ore di talk e webinar nella biblioteca on demand, da guardare quando vuoi. E sostieni il lavoro editoriale di Dogsportal.
LA BIBLIOTECA A CASA TUA
9,90 €/mese
Abbonati e sostieni DogsportalRinnovo automatico. Puoi disattivarlo quando vuoi, mantenendo l’accesso fino alla scadenza del periodo pagato.
I webinar live a pagamento sono separati dall’abbonamento.





