Il cane lupo cecoslovacco sul terrazzo a Torino: perché non è stato sequestrato
Cosa prevede la legge italiana e perché, secondo l’Asl, non si è configurato un reato
Sta suscitando grande attenzione e indignazione il caso del cane lupo cecoslovacco rinchiuso da mesi su un terrazzo in piazza Respighi a Torino, nel quartiere Barriera di Milano. L’animale, ripreso in un video che ha fatto il giro dei social e della stampa, appare circondato da feci, rifiuti e completamente solo, mentre ulula nel tentativo di richiamare l’attenzione.
A seguito delle segnalazioni, sul posto sono intervenuti la polizia municipale e i tecnici dell’Asl, che tuttavia non hanno proceduto al sequestro del cane, in quanto – allo stato attuale – non sarebbero stati ravvisati gli estremi di un reato.
Una scelta che ha fatto discutere, anche alla luce delle condizioni igieniche e sociali in cui versa l’animale. Su questo punto, Dogsportal.it ha deciso di approfondire la vicenda, restando in contatto con i referenti istituzionali competenti, per offrire ai lettori un’informazione chiara, corretta e completa.
Abbiamo parlato del caso anche in un primo approfondimento pubblicato nei giorni scorsi:
👉 Il caso del cane lupo cecoslovacco abbandonato a Torino: se questo non è maltrattamento, cos’è?
Cosa prevede la normativa italiana
Come ha spiegato l’avvocato penalista Dante Libbra, autore su Dogsportal.it di un approfondimento specifico sulla normativa vigente in materia di maltrattamento animale, la visione è ancora molto “antropocentrica”
L’articolo 544-ter punisce con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro:
“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.”
La stessa pena si applica anche a chi somministra sostanze dannose o provoca danni alla salute dell’animale. Se dal fatto deriva la morte dell’animale, la pena è aumentata della metà.
Parallelamente, l’articolo 727 del Codice penale punisce l’abbandono di animali domestici o in cattività, estendendolo anche a chi li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura e tali da provocare gravi sofferenze. Si tratta di una norma che, nel tempo, è stata interpretata dalla giurisprudenza anche in riferimento a casi di trascuratezza, incuria o detenzione in spazi inadeguati.
Una visione da superare
Come sottolineato da Libbra, però, è necessario evidenziare un limite strutturale dell’attuale impianto normativo:
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“Il nostro legislatore, con l’introduzione del titolo IX-bis del Codice penale nel 2004, ha inteso tutelare più il sentimento umano di pietà verso gli animali che non l’animale in quanto essere senziente.”
Una visione che – secondo la nostra redazione e secondo molti esperti del settore – appare oggi superata, soprattutto alla luce della riforma costituzionale che ha modificato l’articolo 9 della Costituzione, includendo espressamente la tutela degli animali e dell’ambiente.
A rafforzare questa interpretazione è intervenuta anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che nella sentenza n. 653/2023 ha riconosciuto “la protezione degli animali domestici come un interesse giuridico autonomo, meritevole di tutela”.
Il caso è chiuso?
Al momento, il cane – che risulta microchippato e formalmente in possesso del proprietario – non è stato rimosso dall’abitazione. Su La Stampa e altri quotidiani si trovano anche dichiarazioni del proprietario che spiega che il cane si trova spesso sul terrazzo perché in casa vive anche il Pit Bull della fidanzata e i due cani sono incompatibili tra loro.
Tuttavia, non è escluso che, a seguito dell’attenzione mediatica e delle nuove segnalazioni, possano essere avviati ulteriori accertamenti.
Nel frattempo, come redazione di Dogsportal.it, continueremo a seguire la vicenda, in stretto dialogo con le fonti istituzionali, per garantire un’informazione basata su dati concreti, norme e diritti. La tutela del benessere animale non può essere lasciata alla discrezionalità: servono strumenti giuridici chiari e aggiornati, in grado di rispondere ai bisogni degli animali oggi, non quelli di vent’anni fa.
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