Il Lupo salvato in Sila: siamo andati a trovarlo

Del lupo soccorso nel Silano nella notte del 2 gennaio 2020

Aggiornamenti dalla nostra inviata Michaela Iannone

Finalmente questa sera il veterinario, il Dr. Luca Tiano della Clinica Veterinaria Vetlife e il suo staff, mi hanno permesso di fare visita al lupo soccorso nella giornata di ieri presso un tratto di strada della SS107 (Crotone – Sila, Calabria) dal sig. Giuseppe Guzzo e la sig.ra Mara Carchidi, che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere personalmente.

Da appassionata e laureanda in Scienze Naturali, un simile evento non poteva non catturare la mia massima attenzione ed essendo il lupo ricoverato proprio sotto casa, mi è sufficiente affacciarmi dal balcone per “spiare” la sala in cui sono solitamente ricoverati i degenti della clinica.

Vedere un lupo vero dal vivo e da vicino, è però tutt’altra cosa e oggi per me si è realizzato un sogno che forse molti altri di voi custodiscono gelosamente nel loro cassetto.

Certo, non è una delle circostanze migliori, purtroppo.

Tuttavia, ci sentiamo sollevati e colmi di gratitudine per la momentanea salvezza di questa straordinaria creatura, qual è il lupo.

Ha scampato un triste destino grazie a persone sensibili e meravigliose e dalle quali non si può far altro che prendere esempio.

La salvaguardia e la tutela della nostra biodiversità non è un piacere, è un dovere civico dell’uomo verso quella natura di cui è parte integrante.

Distruggerla equivale a scavarci la fossa da soli, un gesto codardo e stupido.

Ho appreso che il nostro esemplare di lupo appeninico  (Canis lupus italicus) è un maschio adulto , si ipotizza abbia all’incirca 7 – 8 anni.

Considerando le aspettative di vita di un lupo che in natura si aggira attorno agli 8 – 10 anni, probabilmente abbiamo a che fare con un quasi anzianotto (in cattività, un lupo, arriva anche a 12 – 14 anni).

Per fortuna non presenta ferite da frattura, ma il trauma subito alle zampe a causa dell’impatto con il veicolo è tale da non permettere al lupo di deambulare senza dolore.

Ci sono buone speranze di recupero e quando, tra un paio di giorni, verrà trasferito in un centro di recupero, un team di esperti continuerà a prendersi cura di lui nella speranza di poterlo reinserire il prima possibile nel suo vero habitat.

Se riesca o meno a ricongiungersi al suo branco originario, al momento resta un grande punto interrogativo, trattandosi di un esemplare di una certa età ed avendo trascorso diversi giorni lontano dai suoi simili.

In questa stagione, con le forti nevicate delle ultime settimane, i lupi tendono a scendere di quota dove la neve si fa più rada ed è più semplice approvvigionarsi cibo, ma anche dov’è più facile imbattersi in insediamenti umani e tutte le conseguenze del caso.

Lupi e cause di mortalità in Italia

Da una ricerca pubblicata a febbraio del 2019, si stima che in Italia, ben il 60,6 % dei lupi è vittima della strada, il 23,2% muore a causa di attività di bracconaggio e solo il 9,8% dei decessi è da attribuirsi a cause naturali, mentre il restante 6,3% delle cause rimangono sconosciute. (fonte: italianwildwolf.com)

Sono dati agghiaccianti, considerando le numerose iniziative per la salvaguardia e la conservazione di questa specie esistenti nel nostro paese.

Ciò ci fa capire che le Leggi e l’intervento di Enti ed Istituzioni, così come delle associazioni di volontariato, non sono sufficienti, ma occorre che ciascuno di noi, nel suo piccolo, nella sua quotidianità, avesse più cura di ciò che lo circonda e fosse più sensibile nei confronti delle tematiche che riguardano la natura e le creature che la abitano.

Un occhio di riguardo in più, una guida più responsabile, una denuncia di attività illecite, anche solo sospette… ciascuno di noi può fare la sua parte, non serve scaricare tutta la responsabilità sulle Istituzioni, siamo noi i cittadini di questo paese e se non ce ne prendiamo cura noi, chi altri?

Scrivo queste righe mentre il nostro bellissimo lupo giace in quella gabbia, piccola e stretta, con le zampe distese e un cocktail di farmaci che alleviano le sofferenze causate dall’uomo.

Non mi è stato possibile vedere i suoi occhi ambrati, come li avevo visti in una delle foto apparse sugli articoli.

Dormiva, forse sedato, e con una morsa nello stomaco e nel cuore non me la sono sentita nemmeno di immortalare quella scena opprimente in una foto, neanche per un piccolo fotoricordo personale.

Un’immagine simile non rende giustizia alla sua maestosità e alla sua fierezza, ma spero di vederne una del giorno in cui tornerà nel suo reame indiscusso e allora so, gioirò del suo sguardo rinato mentre le sue gambe corrono verso la ritrovata libertà.


Michaela Iannone

Studente presso il DiBEST, Unical

Addestratore cinofilo Enci

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