La passeggiata al guinzaglio del cucciolo

La passeggiata al guinzaglio del cucciolo

Nessun cane è predisposto geneticamente a camminarci al fianco senza tirare al guinzaglio.

Hanno quattro zampe motrici, il baricentro basso e sono animali ad orientamento olfattivo per cui ogni odore è un’informazione culturale da non sottovalutare.

Quindi, nonostante quello che si crede, insegnare ad un cane a non tirare al guinzaglio è cosa non semplice, sempre che il nostro obiettivo non sia quello di fargli capire che se si allontana sono guai, bensì fare in modo che sia proprio lui a volerci camminare al fianco perché intorno a noi succedono solo cose belle.

Il lavoro lo incominciamo con il cucciolo e in questa fase il nostro unico obiettivo non è quello di insegnargli a non tirare, ma quello di non allenarlo a farlo.

Infatti, tutte le volte che tratteniamo il cane impedendogli di andare dove vuole, questi oppone una forza contraria a quella che sente e spinge il più possibile in direzione opposta.

Mantenendo il guinzaglio in tensione non facciamo altro che favorire questo riflesso, allenando il cane a tirare.

Certo non possiamo nemmeno permettere al cucciolo di mettersi nei guai andando dove vuole.

Dobbiamo allora farci un piano di lavoro per raggiungere i seguenti obiettivi:

1) Fargli capire che intorno a noi succedono cose bellissime, molto più belle di quello che incontriamo per strada

2) Abituarlo agli strumenti che utilizzeremo per il lavoro

3) Scegliere gli strumenti opportuni

4) Andare a spasso senza allenarlo a tirare

5) Bilanciare tutto questo con le sue necessità, ossia consentendogli di fare il cane Fargli capire che intorno a noi succedono cose bellissime, molto più belle di quello che incontriamo per strada

Nel nostro sistema di lavoro cominciamo sempre insegnando al cane l’attenzione verso di noi creando un premio che non sia un oggetto ma un evento interattivo che capita tra conduttore e cane e che renda significativi tutti quei comportamenti che per lui non hanno un valore intrinseco (ossia tutti i comportamenti legati all’obbedienza).

Inoltre, costruiamo l’ingaggio creando un’attenzione costante al conduttore.

Infine carichiamo i Marker vocali, ovvero insegniamo al cane quando ha fatto bene una cosa, quando pur avendo fatto bene il comportamento, questo non si è ancora concluso ed, infine, quando sta sbagliando.

Approfittiamo del periodo sensibile che sta vivendo per far sì che capisca di essere libero di annusare quello che vuole, ma che se ci presta attenzione quello che facciamo insieme è molto meglio di tutto il resto.

È fondamentale che il cucciolo da libero, liberamente scelga che noi siamo meglio di quello che lo circonda.

Abituarlo agli strumenti che utilizzeremo per il lavoro Il cane deve conoscere lo strumento che indossa prima del suo utilizzo, altrimenti, invece di averne dei vantaggi, ci ritroviamo nella situazione in cui il cane non solo è coinvolto nell’apprendimento di quello che proviamo ad insegnargli, ma è anche concentrato nel capire cosa gli stiamo facendo indossare e a volte è impegnato a pensare a come liberarsene.

La regola aurea è di fargli indossare lo strumento e di non utilizzarlo direttamente.

Attenzione poi alla memoria di razza: nel momento che indosseranno il guinzaglio, alcuni cuccioli si “pianteranno” (solitamente i molossoidi), altri sembreranno dei pesci all’amo (cani da pastore), altri ancora cercheranno di liberarsi mordendo il guinzaglio (i terrier).

Compito del conduttore è utilizzare quanto descritto sopra per far sì che il cucciolo non pensi a quello che ha addosso, ma a quanto sia bello giocare con noi.

Scegliere gli strumenti opportuni

Gli strumenti che utilizziamo in questa fase del lavoro sono:

un collarino fisso perché il cucciolo si abitui ad avere qualcosa al collo, una pettorina con scollatura a V così che non gravi sulla trachea del cane, una longhina o un flexy da utilizzare dove possibile, un guinzaglio semplice di cuoio morbido.

Andare a spasso senza allenarlo a tirare dopo aver costruito i prerequisiti necessari, ossia motivazione, ingaggio, conoscenza del premio come evento interattivo e conoscenza dei marker, ci rechiamo in un posto tranquillo e in cui ci sia abbastanza spazio per fare allenamento.

Agganciamo il flexy o la longhina alla pettorina e cominciamo a giocare con il cucciolo premiando la sua attenzione.

Il collare è solo indossato, così da abituare il cane allo strumento e per far sì che il collo del cane sia “vergine” per il lavoro di pressione che faremo a dentizione terminata.

Dopo aver interagito con lui, gli diciamo “libero” e cominciamo a passeggiare.

Il cucciolo, che si è appena divertito con noi, farà un paio di passi e ci guarderà nuovamente.

A quel punto, premiamo l’attenzione e giochiamo di nuovo.

Bilanciare tutto questo con le sue necessità, consentendogli di fare il cane

Dobbiamo però consentire al cane di fare il cane, ossia di annusare, esplorare e così via.

Una longhina o un flexy ci aiutano proprio in questo, consentendo al cane di allontanarsi senza che si perda il controllo su di lui, ma soprattutto facendo attenzione che non ci sia tensione per non favorire il riflesso di opposizione.

Durante la passeggiata andiamo così ad alternare attenzione su di noi, libertà di esplorazione e, quando il cucciolo si allontana di qualche metro, possiamo anche ricordargli il richiamo.

Quindi, ricapitolando, se alterniamo, durante la passeggiata, l’attenzione su di noi, il richiamo quando si allontana, il fargli capire che intorno a noi succedono cose belle e la possibilità di poter annusare ed esplorare pur restando sotto controllo, certo non gli insegneremo a fare una buona condotta al guinzaglio, ma di sicuro non lo alleneremo a tirare e soprattutto avremo messo le basi per gli insegnamenti futuri.

Quando il cucciolo si ritrova a suo agio in questo processo, possiamo mettergli il guinzaglio (sempre attaccato alla pettorina) e portarlo in zone con più distrazioni.

In questa fase, la pettorina è fondamentale per diversi motivi: lo abituiamo allo strumento per usi futuri (attacchi, ricerca, mantrailing, canicross, detection e tutte quelle attività in cui ci si aspetta che il cane “tiri”), ma soprattutto non andiamo a inficiare il lavoro sul collare che faremo nel momento in cui il cucciolo avrà finito la dentizione. Personalmente sconsiglio l’uso della pettorina per qualsiasi lavoro diverso da quelli appena descritti.

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

Davide Cardia
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