Comunicare è tutto. Anche con il cane!

Il Linguaggio

Il problema che ci troviamo ad affrontare è quello della comunicazione.

Dobbiamo trovare il modo di dire al cane quando ha fatto bene e quando ha sbagliato. L’incertezza sta nel fatto che, noi e i cani, apparteniamo a specie diverse e se si pensa alla difficoltà che abbiamo nel comunicare con i nostri conspecifici, potete immaginare che cosa può succedere con un essere di un’altra specie.

Con il cane, in particolare, abbiamo poco più di un secondo per dirgli che ha fatto bene o male una certa cosa, senza che questi fraintenda il motivo per cui lo stiamo premiando o punendo.

Infatti spesso premiamo il cane per una certa azione mentre il cane prende il premio per qualcosa di completamente diverso da quello che pensavamo noi.

L’esempio 

 quando insegniamo al cane il riporto formale. Questo, è un esercizio molto complesso e, in quanto tale, lo abbiamo diviso in diversi step.  Uno di questi prevede che il cane tenga un oggetto in bocca senza masticarlo. Quando il cane ha preso l’oggetto in bocca gli diamo il premio. Il cane sputa l’oggetto per prendere il premio.

Ora vediamo cosa succede nella nostra testa e cosa succede nella testa del cane.

Noi, tutti orgogliosi, pensiamo che il cane abbia imparato a tenere un oggetto in bocca. Il cane, tutto orgoglioso, pensa che noi si voglia che sputi quella cosa che gli abbiamo messo in bocca. Infatti, il nostro allievo ha imparato a sputare, perché l’ultima cosa che ha fatto prima di prendere il premio è stata proprio sputare l’oggetto. Mentre noi pensavamo di premiarlo per il fatto che avesse preso l’oggetto, il cane in realtà ha imparato a sputare quanto aveva in bocca. Per risolvere il malinteso ci sono diversi sistemi. Noi utilizziamo la voce: facciamo cioè precedere al premio un suono che faccia da ponte tra l’azione del cane e il premio che deriva da quell’azione. Usiamo quindi quello che tecnicamente viene definito come Marker Vocale: il marker serve ad indicare al cane che il premio che sta prendendo, arriva per l’azione che ha fatto quando ha sentito la parola. Spesso nell’insegnare qualcosa incappiamo in problemi di comunicazione, ma, con l’utilizzo dei marker vocali, diventa semplice per il cane capire per quale azione sta prendendo il premio, anche se il premio arriva parecchi secondi dopo l’azione fatta. Durante la fase di apprendimento si presentano almeno tre scenari differenti e noi utilizziamo tre marker riferiti ad ognuno di essi. In particolare parliamo di situazioni in cui il cane ha fatto bene una certa cosa (Azione), in cui il cane ha fatto bene una certa cosa e deve continuare a farla (Durata) ed infine quando il cane ha sbagliato (Errore). A questi tre scenari corrispondono tre marker: due di premio e uno di punizione.

Scenario 1

– L’Azione ovvero il cane ha fatto bene l’esercizio.

Il marker che utilizziamo è la parola “Sì”. In realtà la scelta è assolutamente convenzionale: potete dire Yes, Oui, Da, Ya, Prr, Pof ecc. l’importante che, una volta decisa, la parola sia sempre quella. Ma quali sono le proprietà del Sì? Il “Sì” isola il momento che ci è piaciuto e fa una specie di foto dell’azione voluta e la fissa. Inoltre il Sì dà l’accesso al premio, fa quindi da ponte tra l’azione fatta e il premio conseguente. Il cane impara che dopo il Sì arriverà il premio e che quest’ultimo è da riferirsi all’azione fatta immediatamente prima di sentire Sì. Tornando all’esempio del riporto: mettiamo l’oggetto in bocca al cane e diciamo Sì. Il cane sputa per prendere il premio, ma sa che il premio fa riferimento all’azione fatta quando ha sentito il marker e il marker è stato detto quando il cane aveva l’oggetto in bocca. Quindi il cane impara che viene premiato per aver preso e non per aver sputato l’oggetto. Inoltre il “Sì” consente di far passare del tempo tra l’azione fatta e il premio conseguente, liberandoci così dalla necessità di avere sempre il premio in vista e preparando la strada per un lavoro non basato sul ricatto. Ancora, il “Sì” libera il cane, gli dice che ha finito di lavorare e che è ora di prendere la paga per quanto fatto. Ad esempio, dico al cane che si trova a venti metri da me di mettersi a terra, quindi dico “Sì”: il cane corre verso di me dicendomi “ho fatto bene, ora dammi il premio che ho finito l’esercizio”. Il “Sì” ha un’altra conseguenza molto interessante: trasforma il cane da Reattivo ad Attivo. Un cane Reattivo è quello o che fa qualcosa perché vede il premio, o perché reagisce all’influenza del guinzaglio, ad esempio, nella richiesta di attenzione da parte del conduttore. Un cane Attivo, invece, è quello che propone l’azione, è quello che viene verso di noi al richiamo, dicendo: “sono arrivato, sono stato bravo, ma adesso caccia fuori il premio” (da qui l’importanza che il cane conosca in anticipo il premio, prima della sua applicazione).

Scenario 2

– La Durata ovvero quando il cane ha fatto bene una certa cosa ma l’azione non è conclusa.

Per il cane l’azione è diversa dalla durata e per questo insegniamo questa differenza con un diverso processo didattico. Sedersi (Azione) è diverso da continuare a stare seduti (Durata), ma se non riusciamo a comunicare in modo preciso quello che ci aspettiamo, si rischia di andare in conflitto e/o frustrazione.

Gli esempi di attuazione di uno scenario di questo tipo sono 3

  1. Quando insegniamo il “Resta”
  2. Quando insegniamo azioni continuative come la passeggiata al guinzaglio
  3. Quando, dopo aver scomposto un esercizio complesso ed aver insegnato ogni singola parte, lo ricomponiamo.

La parola che utilizziamo in questo scenario è “Bravo”. Anche in questo caso la scelta è assolutamente convenzionale. Devo usare una parola diversa dal “Sì” perché dicendo “Sì” dico al cane che il lavoro è finito e che è ora della paga. In questo caso invece l’azione deve continuare. Se scelgo di non dare un feedback rischiamo invece che il nostro allievo, non sapendo se sta facendo bene o male e non vedendo che le sue azioni hanno delle conseguenze, arriverebbe a stufarsi, preferendo fare qualcosa di più interessante.

Scenario 3

– L’Errore ovvero quando il cane non fa quello che gli abbiamo detto.

In fase di apprendimento non pretendiamo che il cane faccia cose che, appunto, ancora non sa fare. Quando sbaglia, quindi, non lo sgridiamo, ma semplicemente gli neghiamo il premio. Quando il cane sbaglia, non deve dire “Oddio, adesso si mette male”, bensì “ok, non è quello che ti aspettavi da me, ma fammi riprovare e vedrai che questa volta lo faccio giusto”. Tradotto in termini tecnici, non diamo una Punizione Positiva, ma una Punizione Negativa facendogli mancare il premio. Si tratta comunque di una punizione, ma in questo modo resta la motivazione e il desiderio di collaborare con noi, senza entrare in conflitto. La parola che usiamo è “No”, ma, se la stessa parola è utilizzata per sgridare il cane, consigliamo di cambiarla o di usarla con un tono diverso. Il messaggio che deve passare è: “peccato, non è quello che ti ho chiesto. Guarda che ti perdi?”

Carico dei Marker – Ovvero come insegnare queste parole al cane.

  • Per insegnare il marker “Sì” al cane, diciamo il marker e ci muoviamo in linea retta, dietro o di lato, in modo tale che il cane insegua la preda (applicazione del premio come evento interattivo). Questa sequenza va ripetuta fino a quando il suono “Sì” provochi nel cane una sensazione di piacere involontaria, avendo memorizzato l’associazione con il premio e la previsione di esso. Attenzione a non dire “Sì” e, simultaneamente, dare il premio. Il “Sì” deve precedere il premio al fine di consentire il processo di previsione che renda efficace il marker.
  • Per insegnare il marker “Bravo”, la sequenza è la stessa del marker precedente, ma in questo caso non è il cane che insegue il cibo, bensì il cibo che va verso il cane mentre il cane sta immobile. Il tono del marker deve calmare il cane, abbassargli l’arousal per farlo ragionare.
  • Insegnare il marker “No”, quando il cane, ad esempio, ci salta addosso per prendere i bocconcini che abbiamo in mano e noi diciamo “No” e togliamo il cibo. Anche in questo caso il tono è importante.

Grazie al linguaggio comune e alla comunicazione, riusciamo a farci capire dal nostro allievo, riducendo al minimo i conflitti e preparando i fondamentali per esercizi sempre più complessi.

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Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

Davide Cardia

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