Quando e come NON premiare il cane

Di Graziano Gentileschi

Negli scorsi articoli abbiamo parlato di come il tipo di addestramento possa influire sul carattere ed eventualmente su problematiche comportamentali del cane, e di come sia il concetto di premio che quello di punizione siano fondamentali per l’insegnamento e la conclusione dell’apprendimento.

Analizzando il concetto di punizione si è visto che si possono distinguere due tipologie, quella positiva e quella negativa.

Positivo e negativo sono qui intesi in senso quantitativo e non qualitativo, quindi la punizione positiva sarà quella in cui si aggiunge un evento spiacevole che può spaziare dal rimprovero verbale all’intervento fisico con le possibili conseguenze negative di cui si è parlato, mentre in quella negativa verrà sottratto qualcosa di piacevole, normalmente l’accesso al premio.

Soffermiamoci sull’ applicazione della punizione negativa, cercando di capire quali sono i tempi corretti perché venga compresa, i benefici, i possibili svantaggi in caso di errore da parte nostra e come evitarli. 

Innanzitutto Bisogna capire come funziona la mente del cane per quanto riguarda il riuscire a ottenere qualcosa che desidera.

L’economia della gestione delle energie fai in modo che si tenda a ottenere il maggior risultato con il minor sforzo.

Partendo da questo presupposto saremo in grado di modificare le azioni del cane spiegandogli che con un determinato comportamento potrà avere accesso al premio mentre tutti gli altri porteranno solo un dispendio di energie non seguito da una ricompensa.

Nonostante questo sia il punto cardine intorno al quale costruire una funzionale alternanza di premio e punizione negativa, non è che l’ultimo passo in ordine logico e cronologico.

PREREQUISITI

Trattandosi a tutti gli effetti di una punizione dovremo essere sicuri che essa sia comprensibile e significativa. 

Perché sia comprensibile il cane dovrà già avere svolto un numero sufficiente di ripetizioni del comportamento desiderato seguite da un premio.

Dovrà quindi essere a conoscenza del fatto che un determinato comportamento gli permette di ottenere una ricompensa.

Il comportamento non si considera ancora completamente appreso, ma ci sarà un’abitudine nel metterlo in atto e conseguentemente accedere al premio. In questo modo il cane potrà capire che la negazione del premio è legata esclusivamente alla mancata esecuzione di quanto richiesto.

Perché invece la punizione negativa sia significativa dovremo aver creato nel cane il desiderio del premio, in modo che la sua negazione risulti un evento rilevante. 

UTILIZZO

Al cane che conosce il comportamento richiesto e non lo mette in atto, viene negato l’accesso al premio in modo che il cane capisca, similmente a come ha già appreso il premio, che a una disobbedienza segue una punizione. In questo modo si ridurrà la frequenza dei comportamenti che portano a un dispendio energetico inutile poiché non è possibile ottenere un premio, a favore del comportamento richiesto che verrà ampiamente ricompensato. 

VANTAGGI

Al contrario di quanto può succedere con la punizione positiva, la motivazione del cane rimane alta.

Il comportamento indesiderato non viene inibito, ma viene dimostrato al cane che non porta nessun beneficio, permettendogli di mantenere un forte desiderio per il premio che non gli stiamo concedendo, e provare a mettere in atto il comportamento che precedentemente gli abbiamo fatto trovare vantaggioso.

Inoltre si riduce al minimo il conflitto con il cane, permettendogli di mantenere un rapporto di fiducia verso di noi.

POSSIBILI RISCHI ED ERRORI

La punizione negativa è a tutti gli effetti una punizione, e non andrebbe utilizzata perciò come principale metodo di insegnamento.

Non potremmo essere sicuri che il cane possa capire in modo chiaro e inequivocabile cosa vogliamo che faccia, esclusivamente per esclusione. Quindi è necessario inizialmente spiegare tramite il premio l’azione o il comportamento desiderato, ripeterlo un numero sufficiente di volte in modo che si crei un’ associazione tra lo svolgimento di quanto richiesto e l’arrivo del premio, e solo successivamente negarlo se si verificasse il caso.

Se questa successione di eventi non fosse seguita e il premio venisse negato senza che fosse ben chiara la nostra richiesta e l’azione da svolgere, rischieremmo di demotivare il cane riducendo ulteriormente le possibilità che faccia quello che desideriamo.

Se ci trovassimo nella condizione di dover negare perennemente il premio al cane, dovremo rianalizzare la situazione e lo stato di apprendimento di quello che abbiamo chiesto, e probabilmente spiegare di nuovo l’esecuzione corretta.

Se il cane nonostante non riesca ad accedere al premio, non tenta di mettere in atto il comportamento corretto, è molto probabile che non gli sia chiaro qual è il comportamento che avrà successo.

Per quanto possa risultare banale, dobbiamo essere sicuri che il premio negato sia di un valore importante. Se per esempio decidiamo di negare a un cucciolo la nostra attenzione  pensando che sia il premio da lui più ambito, ma il cane sta facendo qualcosa per cui si autogratifica (mordere il tappeto), la punizione negativa non avrà nessun effetto. 

La punizione negativa è quindi un ottimo modo per spiegare al cane che anche le sue azioni indesiderate hanno delle conseguenze, mantenendo comunque in lui la voglia di tentare nuovamente senza il timore di sbagliare.

IMPORTANTE

Dobbiamo però fare attenzione a quanto effettivamente il comportamento sia stato compreso, a non demotivare il cane e a essere sicuri che quello che stiamo negando sia di effettivo valore.

Dogsportal Redazione

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