Cosa fare se trovo un segugio che vaga nei boschi?

Cosa fare se trovo un segugio che vaga nei boschi?

I segugi che vedete liberi a volte vanno soccorsi molte altre volte no.

Cosa fare se trovo un segugio che vaga nei boschi?

Nota di redazione: Spesso sui social, vediamo appelli di aiuto, per soccorrere dei cani da caccia “vaganti” per campi, boschi, sentieri…
In buona fede è comprensibile pensare che abbiano bisogno di aiuto, ma si dovrebbe sapere come osservarli, sapere che cani sono e perchè probabilmente sono a girovagare e correre in quei boschi o in quei campi.

Abbiamo chiesto aiuto a Susanna Pietrosanti per aiutarci ancora una volta ad entrare nel mondo del segugio.

I segugi.

Soccorso sì o no. La scelta 

Ho giocato un doppio ruolo, in questo gioco.

Sono stata alcune volte il conduttore in affanno, in attesa del rientro del suo segugio, e altre volte, molte, il soccorritore.

Quando sono feriti, è facile capire che necessitano soccorso: e chi, come me, vive in zona di caccia al cinghiale, è abituato a incontrare segugi terrorizzati, con gli occhi dilatati e il marchio sanguinoso delle zanne del verro sul torace o nello stomaco.

A quel punto, non c’è dubbio: li ricoveri, telefoni al numero di cellulare che è sul collare (se c’è), o aspetti che qualcuno arrivi a riprenderseli, guidato dal segnale del satellitare.

Lasciamo perdere che, talvolta o spesso, ti dispiace riconsegnarglieli: questo è comunque un caso facile.

Devo dire che, agli occhi di chi conosce un cane da caccia, è quasi sempre facile.

Non c’è paragone fra la brillantezza, la fame aggressiva, il movimento scattante, la velocità, la passione di un segugio sulla traccia e la lentezza, gli occhi angosciati, l’atteggiamento sospettoso e triste dello stesso segugio che si è perduto.

Cosa fare se trovo un segugio che vaga nei boschi?

Ovviamente, vanno letti i segnali.

Un cane da caccia (un segugio, nello specifico, perché sono la razza che meglio conosco) ha un raggio d’azione terribilmente ampio.

Deve inseguire, e insegue un selvatico che conosce il suo territorio e che è deciso a salvarsi.

Ricordo una giornata d’inverno, di dicembre, in cui la seguita si prolungò così tanto, dal mattino, che alle quattro del pomeriggio, prima che facesse buio, mio nonno usò la sua conoscenza del territorio per decidere che la lepre sarebbe passata da un determinato posto – e così fu, appunto, coi cani sfiniti che ancora pressavano, e che riuscimmo finalmente a rilegare.

Ma se lo incontrate che sta inseguendo, beh, direi che non potrete sbagliare.

Non ha bisogno di voi.

Non vuole niente, non vi calcola nemmeno.

Quando ho perduto la mia giovane Clara, dieci mesi, in seguita due giorni su daino, percorsi tutte le case e tutti i ristoranti del Montalbano pensando che lei, affamata e stanca, avrebbe cercato aiuto.

Cosa fare se trovo un segugio che vaga nei boschi?
Cosa fare se trovo un segugio che vaga nei boschi?

Errore.

Non uscì mai di bosco: si buttò a dormire e poi, naso a terra, seguì la sua stessa braccata, fino a tornare esattamente là dove la stavo aspettando – dopo due giorni e due notti in bosco: e quando mi arrivò il suono del suo campanellino, che da segugista tradizionalista a quell’epoca le mettevo, non potevo crederci…

Era animata da un solo scopo: rientrare.

Se qualcuno avesse tentato di prenderla, si sarebbe addirittura sottratta.

Un’altra delle mie, Seta, anziana, avendo spaesato in seguita, usò i denti per evitare che ragazzi bene intenzionati la legassero – decisa anche lei a rientrare da sé.

Quando invece sono smarriti, perché sono stati abbandonati, fatti sperdere, allora è evidente.

Sono distrutti, senza direzione, senza scopo.

Talvolta così scioccati da diffidare di voi, e da non farsi prendere: l’offesa e la pena sono state troppo grandi.

Un crollo, un tradimento.

Mentre stavano lavorando sono stati abbandonati: come perdonarlo?

Una delle mie, Silia, si offendeva gravemente anche se cambiavo posto di poche centinaia di metri mentre lei inseguiva: tornava seccata, con uno sguardo che diceva: conduttore da quattro soldi, non riesci neppure a star ferma?

Mentre io sto lavorando?

Aveva anche ragione…

In breve: se sono brillanti, autonomi, decisi – se hanno il satellitare, addirittura, anche se talvolta viene tolto: i ladri della mia Seta lo gettarono subito via – probabilmente stanno cacciando, e torneranno autonomamente.

Se sono soli, spauriti e disperati, hanno bisogno di aiuto.

Se non vi calcolano nemmeno e se ne vanno per i loro affari, forse si stanno godendo un’ora d’aria, o la conquista di una cagnolina in calore, chissà.

Vanno letti i segnali.

Come sempre, quando ci avviciniamo al loro mondo segreto, forse più di sempre.  

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Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti , dottore di ricerca in storia della caccia in Toscana, é autrice di vari saggi sulla caccia in Italia e in Europa. Ha collaborato con la rivista ufficiale della SIPS, Società Italiana Pro Segugio. Ama i segugi e divide il bosco e la vita con loro da sempre.

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