Il cane da ricerca non è un eroe, ma un cane motivato e ben addestrato.

articolo di Mariangela Mariotta

La motivazione.

Come in tutte le attività cinofile si parte da questo elemento fondamentale per costruire il percorso che porterà noi e il nostro cane a raggiungere gli obiettivi che ci siamo preposti, qualunque essi siano.

In questo caso parliamo di ricerca a scovo sottolineando che i cani cercano un disperso solo perché riceveranno una gratificazione che potrà essere, a seconda delle preferenze o attitudini, un gioco, del cibo o sociale, la motivazione appunto.

Sia che ci si voglia  preparare per affrontare delle gare o per prendere un brevetto come unità cinofila da soccorso (come volontario) è necessario seguire un percorso formativo completo partendo dalla relazione cane-conduttore, alla creazione di un interesse verso la persona che simulerà il disperso (figurante), fino agli esercizi di obbedienza più o meno complessi che serviranno anche per la gestione durante la ricerca poiché il cane lavorerà con la sola pettorina, senza guinzaglio, e sarà necessario quindi avere un ottimo controllo.

Costruire la relazione

è fondamentale perché, anche se il cane ha delle buone caratteristiche che porteranno ad avere risultati soddisfacenti nelle prime fasi dell’addestramento, probabilmente ci saranno dei problemi quando il conduttore diventerà parte integrante del lavoro e i due dovranno muoversi in sintonia.

Successivamente sarà necessario creare l’interesse del cane alla ricerca del disperso con la segnalazione del suo ritrovamento, generalmente tramite l’abbaio.

A seconda delle diverse scuole di pensiero il ruolo del figurante, nella fase di formazione, è più o meno fondamentale, certo è che la costruzione e il mantenimento di un cane da ricerca necessita di un lavoro in team sviluppato nel tempo in ambienti e condizioni diverse in modo da far fare esperienze e dare il maggior numero di competenze possibili al binomio. Si inizierà ovviamente da un percorso molto semplice di facile stimolo e gioco fino ad arrivare a operare in situazioni molto complesse sia per ampiezza e morfologia del terreno, sia per numero di dispersi.

Tutto questo lavoro con il cane da ricerca nasce da una delle peculiarità del cane stesso:

l’olfatto.

Ciascun essere umano rilascia, produce ed emette costantemente un proprio odore per la maggior parte prodotto dall’attività batterica che avviene all’interno e all’esterno del corpo. In ogni istante rilasciamo microscopiche particelle odorose che noi non siamo in grado di percepire ma il cane si. Grazie all’azione del vento, della morfologia del terreno, del tempo metereologico, dell’ora, questo odore, che in gergo viene chiamato “cono d’odore”, viene trasportato anche a grande distanza dal disperso.

“Cono d’odore” perché nelle  vicinanze del figurante sarà molto concentrato mentre a distanza sarà più rarefatto.

Il cane è un animale macrosmatico (ovvero che ha il senso dell’olfatto particolarmente sviluppato) e quello da ricerca in superficie utilizza prevalentemente il “teleolfatto” (ossia la capacità di percepire la presenza e la posizione della persona da molto lontano inalando dal vento e dall’aria, le particelle odorose che si trovano in misura impercettibile attorno a loro) ma un cane formato molto bene lo alterna al “megaolfatto” (la capacità di raccogliere, con il naso a terra, le grandi quantità di particelle odorose della traccia che sono presenti sul terreno), questo duplice lavoro permette di riuscire a percepire o meno la presenza di un uomo in svariate situazioni.

La prerogativa dei cani da ricerca in superficie (a scovo) è quella di cercare, in una zona boschiva o rurale più o meno vasta, un odore umano qualsiasi. Questo vuol dire che il cane segnalerà chiunque troverà in quell’area e non  per forza il disperso o figurante ma verrà sempre e comunque gratificato e ricompensato. 

Il cane da ricerca in superficie

MILANO- 19/02/2012 — FOTO NICOLA VAGLIA –

imparerà che, battendo la zona insieme al suo conduttore, sarà in grado di percepire le estremità di questo “cono d’odore” o “traccia” muovendosi da aree a minore ad aree con maggiore concentrazione di odore umano.

È in questo frangente che si apprezza il binomio cane-conduttore, cioè quando l’uomo riesce a inviare il proprio socio a quattro zampe nella giusta direzione in base all’analisi del terreno e delle condizioni meteo. Una lettura di un certo tipo di un altro può far sì che il cane riesca o meno a compiere il suo lavoro fino in fondo, a trovare il figurante e a ricevere la sua ricompensa.

Con molto impegno, pazienza e costanza si riescono a ottenere risultati soddisfacenti sia sotto il profilo dell’attività sia sotto quello di relazione con il proprio amico a quattro zampe. Sicuramente ci sono razze o soggetti più naturalmente portati a questo tipo di attività. Come ci sono conduttori naturalmente più o meno portati a questo tipo di attività.

È affascinante vedere situazioni di completa fiducia di uno verso l’altro, di comprensione veloce e risposta immediata. Cani che, una volta ispezionata la zona e non hanno trovato nulla, tornano dal proprio compagno “chiedendo” nuove indicazioni. Se c’è un buon rapporto si percepisce la voglia di collaborare.

Vedere un cane che cerca la sua “preda” (in fondo il disperso è quello) in un bosco, imparare a leggere e a capire ogni singolo segnale che ci invia con il suo corpo, ammirare il movimento o il cambio di direzione nell’istante in cui percepisce l’odore e sentirsi veramente tutt’uno è entusiasmante. Sentirsi un’unità cinofila.

Forse è una visione un po’ poetica del gran lavoro che i nostri amici ci regalano ma vedere un cane spaziare e usare il suo tartufo con tale capacità per me è poesia.

Dal lunedì al venerdì l’editoriale del mattino a cura del Gruppo Cinofilo Debù

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