CANI E REATTIVITA’ AL GUINZAGLIO DI COSA SI TRATTA?

di Patrick Gourdain

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Col termine “cane reattivo” si intende un soggetto che ha difficoltà ad approcciare una persona o un altro cane (target) di cui ha timore/paura quando portato al guinzaglio e risolve la situazione con un comportamento di tipo aggressivo, lanciandosi letteralmente all’attacco tipicamente abbaiando e ringhiando. 

Capita spesso di vedere questa situazione per strada, due cani al guinzaglio si devono incrociare, apparentemente sembra tutto tranquillo e improvvisamente uno dei due cani “parte” lanciandosi verso l’altro che a sua volta magari risponde, proprietari increduli che cercano di tirarli via, rabbia, preoccupazione e si finisce per uscire con l’ansia.

Come avviene l’incontro fra due cani liberi dal guinzaglio

I cani comunicano col linguaggio del corpo e l’incontro fra due cani lasciati liberi dal guinzaglio avviene secondo i segnali che i due si mandano. A seconda delle intenzioni potranno decidere di interagire o ignorarsi con tutte le varie casistiche intermedie.  Ora, immaginiamo che uno dei due cani sia insicuro, pauroso o che semplicemente non voglia avere a che fare con l’altro, segnalerà la propria intenzione col linguaggio del corpo, potrebbe per esempio inviare segnali calmanti leccandosi il naso, fare finta di non vedere l’altro cane e mettersi ad annusare il terreno, etc. … se l’altro cane è ben socializzato eviterà di avvicinarsi troppo ed interagire rispettando le richieste del primo. Il cane insicuro non si sentirà quindi “pressato” e la situazione di risolverà senza grossi problemi.

Apro una brevissima parentesi prima di andare avanti: l’approccio in linea retta fra cani liberi avviene raramente ed è considerato come un approccio decisamente maleducato e minaccioso, cosi come il guardarsi direttamente negli occhi. L’avvicinamento corretto prevede che i cani si avvicinino con traiettorie semi-circolari in modo da potersi annusare il … beh lo sapete …

Incontro fra cani al guinzaglio e guerra fredda USA-URSS degli anni 80

E se i cani si incontrano tenuti al guinzaglio? C’è qualche problema in più!

Secondo me, l’immagine perfetta per spiegare cosa succede nella mente del cane sta nei film sulla guerra fredda USA-URSS degli anni 80, vi ricordate le scene in cui gli Stai Uniti si sentono minacciati e all’interno del comando principale c’è un semaforo con 5 livelli di allerta, i famosi DEFCON da 5 (pace) a 1 (guerra)?

L’incontro con un cane reattivo avviene più o meno cosi: il primo cane portato al guinzaglio si trova a dover incrociare un altro cane, magari su un marciapiede stretto, ovviamente il primo non avrebbe nessuna intenzione di avvicinarsi così tanto a quel soggetto e quindi mette in atto i comportamenti che abbiamo visto prima. Questa volta però il cane è al guinzaglio e non sarà completamente libero di attuare tutti i comportamenti…. il secondo anch’esso limitato dal guinzaglio continuerà a venirgli incontro probabilmente in modo rettilineo.

Il primo cane allora si sentirà minacciato dalla mancata risposta e come nei migliori film sulla guerra fredda porterà il livello di allerta allo stato superiore DEFCON4 … risultato?  …  nessuno. Quell’altro continua a venirmi incontro, posso andarmene? No sono al guinzaglio …. La situazione si fa problematica, la distanza si riduce… meglio passare a DEFCON3 … segnali calmanti non funzionano, lo stato di stress in aumento, il guinzaglio si accorcia e aumenta la tensione al collo, pericolo in avvicinamento … passare a DEFCON2 … postura da combattimento, alzare la coda e le orecchie, irrigidire il corpo per sembrare più grandi … nessun risultato …. continua ad avvicinarsi …. chiamate il presidente dal telefono rosso, altro cane pericolosamente vicino … passiamo a DEFCON1, girare le chiavi …. PAM … il cane parte all’attacco!

A questo punto cosa succede? I proprietari tirano via i rispettivi cani e … BINGO! Problema risolto!
Ecco la soluzione: basta mettere in atto il comportamento di tipo aggressivo e l’altro si allontana.

Col tempo il cane ripeterà sempre più frequentemente questo comportamento, aimè, riducendo sempre più la sequenza (corretta) di invio di messaggi corporei e il proprietario si troverà presto con un cane che “parte” dando pochissimi e impercettibili segnali di preavviso.

Torniamo al cane

Lasciando da parte il cinema, vediamo ora nel dettaglio la sequenza di atteggiamenti del cane che ci servirà poi per impostare il lavoro di rieducazione, la “canine ladder of aggression” in cui sono illustrati i comportamenti utilizzati dal cane per mostrare che una situazione non gli piace o che vuole terminare l’iterazione con qualcosa.

(Fonte: Shepherd K. Ladder of aggression. In: Horwitz D, Mills DS. BSAVA Manual of Canine and Feline Behavioural Medicine)

Il lavoro di rieducazione

Tengo a precisare che sebbene il comportamento del cane sembri aggressivo, in realtà non lo è. Capita spesso infatti che i cani con problemi di reattività se lasciati liberi non abbiano problemi con altri cani. Si considerano come realmente aggressivi i casi in cui ci sia una certa volontà di aggressione da parte del soggetto in analisi.

Il lavoro da fare con i cani reattivi è quello di insegnargli che in caso di disagio, è possibile ottenere una maggiore distanza dal soggetto che provoca il disagio (risultato che vuole ottenere il cane) attuando un comportamento alternativo più gradito al cane e al padrone.

La sequenza di esercizi che spiegheremo negli articoli dei prossimi giorni ha come punti fondamentali:

  • L’educazione del proprietario verso i segnali corporei e di stress inviati dal cane;
  • l’istruzione del proprietario alla conduzione al guinzaglio;
  • la rieducazione del cane affinché abbandoni il vecchio comportamento per quello nuovo che andremo a insegnargli.
Dal lunedì al venerdì l’editoriale del mattino a cura del Gruppo Cinofilo Debù

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