Cani da caccia

Il mio Segugio non torna quando lo chiamo: cosa succede davvero e cosa puoi fare

Primo appuntamento di «Cani da caccia in famiglia», la rubrica mensile di Francesca Angelinelli (Searching Dog) dedicata a chi vive ogni giorno con un cane da caccia lontano dai campi di caccia.

Il tuo Segugio intercetta una traccia. Abbassa la testa, il naso si incolla al terreno e parte. Per i prossimi venti minuti, o più, tu smetti di esistere.

Lo chiami. Niente. Urli il suo nome. Silenzio. Fischi. Lui è già dall’altra parte del parco, completamente assorbito da qualcosa che tu non puoi nemmeno percepire.

Se vivi con un Segugio Maremmano, un Segugio Italiano, un Beagle, un Petit Bleu de Gascogne o altri segugi, conosci questa scena. E probabilmente ti fa impazzire.

Prima di arrabbiarti, però, è fondamentale capire cosa sta succedendo. Perché il problema del richiamo con questi cani è profondamente diverso da quello che affronti con molte altre razze.

Perché il Segugio tende ad allontanarsi

articolo sul segugio italiano

Il Segugio non è stato selezionato per stare vicino al cacciatore, ma per allontanarsi e seguire una traccia anche per chilometri. La sua autonomia non è un difetto: è parte della sua natura di cane da lavoro.

Il suo lavoro tradizionale è prendere un odore, seguirlo attraverso boschi e colline per ore o addirittura giorni, mentre il cacciatore lo ascolta a distanza. La sua voce, quel latrato caratteristico, serve proprio a comunicare da lontano: “Sono qui”, “Sto seguendo”, “Ho trovato”. Su Dogsportal.it Susanna Pietrosanti ha raccontato benissimo perché i segugi scagnano e cosa significa davvero quella voce.

Questo significa che il Segugio è stato allevato per lavorare molto lontano dal suo umano. Quando chiami il tuo cane e lui non torna, non ti sta sfidando: sta mettendo in atto le stesse motivazioni per cui la sua razza è stata selezionata per generazioni.

Il naso che spegne tutto il resto

Il tuo Segugio non vive nel mondo che vedi tu. Vive in un mondo fatto di odori stratificati, tracce invisibili, informazioni che il tuo naso non può nemmeno immaginare.

Ha fino a 300 milioni di recettori olfattivi (contro i tuoi 6 milioni circa), e una porzione enorme del suo cervello è dedicata all’elaborazione degli odori. Quando il naso si attiva, è come se tutto il resto passasse in secondo piano.

Ti sente? Probabilmente sì. Ma in quel momento il suono della tua voce conta pochissimo: il cervello è completamente concentrato sulla traccia. È come cercare di distrarre qualcuno che sta risolvendo un puzzle molto difficile: tecnicamente ti percepisce, ma non elabora davvero.

A differenza di un cane da ferma che si blocca quando trova qualcosa, il Segugio non si ferma quasi mai. Non c’è una pausa naturale in cui “infilare” il richiamo: lui segue, segue, segue, finché la traccia non finisce.

Quando finalmente torna… ma ai suoi tempi

C’è un aspetto che pochi raccontano: il Segugio, di solito, torna. Quando ha finito.

Il problema è che “finito” può voler dire mezz’ora dopo, un’ora dopo, o dall’altra parte del quartiere. Il cane non ti ha dimenticato né abbandonato: ha semplicemente portato avanti quello che per lui è un lavoro, e solo dopo si “ricorda” di te.

È molto diverso da un cane che scappa. Il tuo Segugio sta seguendo le motivazioni per cui è stato selezionato come cane da caccia. Quando la traccia si esaurisce, quando l’odore svanisce, si guarda intorno e pensa: “Ah, già, il mio umano. Dov’era?”.

Capire questo cambia tutto: non stai lottando contro un cane disobbediente, ma stai cercando di gestire un istinto potentissimo e antico. È esattamente il filo di quel bellissimo articolo in cui si racconta che il segugio ha nel cuore un guinzaglio invisibile: conquistare l’infinito, e rientrare.

Gli errori che peggiorano il richiamo

segugio

Prima di vedere cosa può funzionare, è utile togliere di mezzo ciò che sicuramente non aiuta.

Chiamarlo ripetutamente mentre è su una traccia. In quel momento la tua voce è rumore di fondo e ogni richiamo ignorato insegna al cane che il segnale non significa nulla. Il sistema nervoso impara a filtrare quel suono come se fosse un sottofondo qualsiasi: non è testardaggine, è come funziona il suo cervello.

Rincorrerlo. Dal suo punto di vista può diventare un gioco o la conferma che anche tu sei interessato alla traccia. In entrambi i casi, aumenti l’attivazione e peggiori la situazione.

Sgridarlo quando finalmente torna. Questo è l’errore più comune e più dannoso. Se lo punisci al rientro, associ “tornare” a “guai”. Il cervello del cane collega la punizione all’ultimo comportamento, cioè il ritorno, non al tempo passato lontano. Stai letteralmente insegnando che rientrare è pericoloso.

Sganciarlo “sperando che vada bene”. Se il richiamo non è solido, ogni uscita in libertà rinforza il comportamento di partire e sparire. Il cane impara che può seguire qualsiasi traccia senza conseguenze.

Costruire un richiamo “realistico” per un Segugio

Con un Segugio non avrai mai il richiamo di un Border Collie, ma puoi costruire qualcosa di funzionale alla vita reale.

Parti da ambienti poveri di odori interessanti. Inizia in casa, in giardino recintato o in luoghi con pochissime tracce. Il richiamo si costruisce dove il cane può davvero ascoltarti, non dove il naso lo travolge.

Un esempio pratico: inizia chiamandolo da brevissima distanza (2–3 metri) in casa. Quando si gira verso di te, premia subito con qualcosa di molto buono. Solo dopo molte ripetizioni affidabili aumenta la distanza e poi cambia ambiente (ad esempio giardino recintato).

Usa rinforzi davvero straordinari. Non le solite crocchette di tutti i giorni. Con un Segugio devi competere con gli odori più interessanti del mondo: usa wurstel, formaggio, trippa o ciò che il tuo cane considera “jackpot”.

Non bruciare la parola di richiamo. Se lo chiami cento volte al giorno per cose banali, il segnale perde potere. Usa il richiamo solo quando sei ragionevolmente sicuro che funzionerà e quando conta davvero.

Premia in modo esagerato ogni ritorno. Anche se ci ha messo venti minuti, il rientro va festeggiato. Devi creare l’associazione “tornare = la cosa migliore del mondo”.

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Il ruolo del suono: perché il fischietto aiuta

I Segugi sono cani molto vocali: comunicano con la voce e rispondono bene ai suoni. Un fischietto può essere più efficace della voce perché è un suono netto, sempre uguale, che “buca” meglio i rumori di fondo dell’ambiente.

Associalo fin da cucciolo a ricompense eccezionali, in modo che quel suono diventi un segnale importante e sempre positivo.

Longhina: uno strumento, non una sconfitta

Molti proprietari vivono il guinzaglio lungo come un fallimento: “Se devo tenerlo legato, significa che non ho risolto il problema”.

In realtà la longhina è uno strumento di gestione, non una punizione. Con 10–15 metri di margine il tuo Segugio può esplorare, annusare e seguire brevi tracce, mentre tu mantieni la sicurezza.

Con la longhina puoi: esercitare il richiamo sapendo che il cane non sparirà, interrompere un inseguimento prima che degeneri, permettergli di usare il naso senza metterlo (e metterti) in pericolo.

Per molti Segugi la longhina resterà compagna abituale nelle aree non recintate, e non c’è nulla di sbagliato. Meglio un cane sicuro al guinzaglio lungo che un cane perso dall’altra parte della città.

Attività olfattive: la vera valvola di sfogo

Un Segugio che sfoga regolarmente la sua motivazione di ricerca è molto più gestibile.

Il Mantrailing è perfetto: ricerca di persone attraverso la traccia odorosa, strutturata, con un inizio e una fine chiari, e tu fai parte del team.

Altre attività utili sono la ricerca oggetti (nascondi un oggetto con il tuo odore e costruisci piccole sessioni in cui il cane deve trovarlo usando solo il naso, aumentando gradualmente difficoltà e distanza) e le piste (prepari un percorso a terra, ad esempio camminando e lasciando qualche bocconcino lungo il tragitto, che il cane deve seguire fino a un “tesoro finale” particolarmente premiante: è una versione semplificata e casalinga del lavoro da segugio). Anche il Nose Work è una porta d’ingresso eccellente, praticabile ovunque e adatta a tutti i cani.

Un cane che usa il naso in modo strutturato è più appagato e, di conseguenza, più disponibile a collaborare anche sul richiamo. Non si tratta di “stancarlo e basta”, ma di offrirgli attività che parlano davvero alla sua storia di razza e alle sue motivazioni.

Quando il richiamo non basterà mai

Ci sono situazioni in cui nessun richiamo funzionerà: una traccia freschissima di lepre, un capriolo passato da poco, l’odore di un cinghiale.

In quei momenti, per molti Segugi l’istinto di caccia diventa molto più forte dei segnali appresi. Non è disobbedienza: è il peso di secoli di selezione venatoria che, in certe condizioni, prende il sopravvento.

Per questo la gestione ambientale è fondamentale: conosci le zone che frequenti, evita di lasciarlo libero dove è probabile incontrare selvatici (soprattutto se l’area non è recintata o è vicina a strade, centri abitati o proprietà private), valuta sempre il rischio prima di liberarlo.

Il richiamo è uno strumento importante, ma non è l’unico. La prevenzione è altrettanto decisiva.

La relazione prima del comando

Alla fine, il richiamo non è solo una parola: è il riflesso di una relazione. Non a caso, su queste pagine si è già scritto che solo con la cortesia si convince il segugio, e che il valore del richiamo va capito prima di tutto dal suo punto di vista.

Il tuo Segugio non tornerà mai perché “deve”, ma perché con te sta bene, perché ha imparato che tornare è sempre la scelta giusta e che vicino a te c’è sicurezza, senso e soddisfazione.

Con un Segugio questa relazione richiede tempo, pazienza e una comprensione profonda di chi hai davanti. Ma quando lo chiami, lui si gira, ti guarda e sceglie te nonostante la traccia, saprai di avere costruito qualcosa di davvero speciale.

Non con la forza. Con la fiducia.


«Cani da caccia in famiglia» è la rubrica mensile firmata da Francesca Angelinelli, educatrice cinofila FISC e addestratore ENCI, fondatrice di Searching Dog. Leggi qui la presentazione della rubrica e tutti gli approfondimenti nella sezione Cani da caccia.

Il prossimo appuntamento è dedicato ai Retriever e al riporto strutturato: perché lanciare la pallina non basta, e cosa cambia con il Retrieving Game.

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Francesca Angelinelli

Francesca Angelinelli, Educatrice Cinofila FISC, Addestratore ENCI Sez. 3

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