Il Decanerone: prima novella, la campagna e i cani.

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La campagna è un grande facilitatore in questi giorni, è vero.

Vivere in campagna aiuta, eccome.

Attenendoci alle norme indiscutibili e necessarie per lottare contro l’emergenza, noi possiamo comunque passeggiare in sicurezza.

Anche non toccando auto e partendo direttamente a piedi da casa, con autocertificazione in tasca, non dobbiamo porci il problema di incontrare qualcuno.

Seguendo le anse del fiume siamo soli: e ancora più soli siamo se saliamo direttamente in bosco, e ci addentriamo verso la tomba romana, oppure verso la Mea, il masso che pare sia di epoca longobarda, o semplicemente seguiamo gli intrichi dei sentieri.

Non c’è nessuno, e non ci viene mai nessuno. Passeggiare in sicurezza si può. Eppure, non sono belle passeggiate. Lo scopo di una passeggiata è perdere tempo. Non si passeggia rilassatamente se non possiamo dimenticare che ci è consentito farlo per poco, che dobbiamo rientrare, che non possiamo esagerare. Con un segugio a guinzaglio il tempo ticchetta troppo. Ci è vietato l’abbandono.

Dobbiamo sorvegliarci, e sorvegliare. Siamo tesi, e i cani con noi. 

Campagna o no, non è paradiso. L’ultimo mese di addestramento è saltato: tutte le prove di lavoro sono state annullate: e i cani erano in stretto regime di lavoro, e lo hanno abbandonato bruscamente.

Bruscamente ho dovuto alterare l’alimentazione, che non deve essere più quella di atleti sotto sforzo: bruscamente ho dovuto far cessare la caccia e l’inseguimento, perché le zone addestramento (dove peraltro non incontrerei nessuno: paghi per essere sola) sono tutte fuori comune. Esiste comunque una piccola bellezza in tutto questo, quella dell’abbandono.

Di non dover tirare forte, progettare, superare limiti, anelare. Non ci alleniamo più: amaro, sì. Ma c’è una piccola bellezza nel passeggiare senza cercare performance, permettendo loro di scavare in cerca di topini, di fiutare alla longa, di non essere allenati, potenziati, di essere semplicemente quel che sono.

C’è una forza, quella di Mariangela Gualtieri: la forza “del tirarsi indietro/ la forza di ogni rinunciante …/ la forza somma del non fare del non dire del non avere del non sapere”. Quella. E comunque abbiamo un sacco di tempo per stare insieme.

Questo è un regalo. In giardino insieme mettendo in fuga i gatti del vicino o cacciando lucertole o semplicemente sdraiati al sole, quando c’è. Stare insieme è sempre un regalo, un tempo di cura che proprio nella parentesi casalinga viene esaltato. Cambieremo, ci adatteremo. E senza fingere, senza celebrare mille giochi di attivazione mentale e mille attività stimolanti che ai miei cani, per esempio, annoiano subito. È arrivato il momento di annoiarci insieme, senza ansie. Almeno sapremo chi siamo, e quali rapporti abbiamo fra noi.

Passerà il tempo. 

Scioglieremo di nuovo in bosco come amiamo fare, e che la lepre riposata le provi tutte per metterci in scacco: ti sfidiamo, lepre, fin da ora che possiamo solo sognarti borbottando sul divano: promesso, inseguirti sarà bellissimo, ne faremo arte.

Parola di segugio…  

Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti , dottore di ricerca in storia della caccia in Toscana, é autrice di vari saggi sulla caccia in Italia e in Europa. Ha collaborato con la rivista ufficiale della SIPS, Società Italiana Pro Segugio. Ama i segugi e divide il bosco e la vita con loro da sempre.

Susanna Pietrosanti
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