Report, Enci e noi cinofili: riflessioni a caldo
Dopo giorni di attesa, a tratti spasmodica a sottolineare il desiderio di “denuncia” che anima il nostro mondo a sei zampe, ieri sera è andata finalmente in onda la puntata di Report con l’inchiesta dedicata all’Enci e alla cinofilia tecnica italiana. Mi permetto di dire la mia su alcuni aspetti, da giornalista e da cinofilo di lungo corso, partendo da questa considerazione:
l’ho trovata un’occasione parzialmente sprecata ma anche una forte scossa necessaria
Mi spiego meglio. A mio modesto avviso, da giornalista, un’inchiesta efficace sulla cinofilia italiana “ufficiale” avrebbe dovuto puntare i riflettori su una sola delle sue declinazioni, quindi l’allevamento oppure le expo, o ancora le prove tecniche e le attività sportive; oppure, mia scelta privilegiata per il valore che la cosa riveste in termini di interesse pubblico e non solo settoriale, i legami tra la politica e l’ente. Legami che, va detto, esistono da tantissimi anni, da molto prima dell’ex ministro con croce celtica al collo, Gianni Alemanno, attualmente in galera.
Penso questo perché la cinofilia è un mondo vasto e variegato, con tante facce: esaminarle seriamente tutte o anche solo una parte in una trasmissione di qualche decina di minuti è semplicemente impossibile, ovviamente.
Avrei scelto, quindi, di indagare un aspetto in particolare per scongiurare ciò che, inevitabilmente, è accaduto: restituire della cinofilia ufficiale un’immagine confusa e sostanzialmente negativa, gettando nel medesimo calderone allevatori seri (esistono), “cagnari” da codice penale e truffatori che falsificano pedigree, burocrati nullafacenti o corrotti e operatori dell’Enci competenti e onesti (esistono anche quelli), toelettatori da expo e personaggi misteriosi che drogano i cani (confesso di aver capito poco di quell’aspetto), e così via.
Tuttavia, a chi si lamenta del fatto che Report abbia messo in luce solo le storture dell’ambiente, vorrei ricordare che le inchieste giornalistiche si chiamano “inchieste” non a caso: il loro scopo è esattamente quello di far emergere ciò che non va, non ciò che funziona. E mi pare che l’obiettivo sia stato parzialmente raggiunto, con tutte le riserve del caso.
Sull’onorevole Brambilla e sul suo “conflitto d’interessi”, di cui tanto si era parlato nei giorni scorsi, non mi esprimo, nel senso che pur non avendo particolare stima per il personaggio politico (mi fa un po’ paura un’animalista che sostiene la maggioranza di governo più specista e pro caccia selvaggia della storia repubblicana), ritengo che il suo operato negli anni vada valutato positivamente e non so se il suddetto conflitto (è finanziata dall’Enci per diffondere cultura sulle razze italiane ma nel contempo spinge da sempre per adozioni dai canili, lotta al randagismo eccetera) sia davvero tale.
Che prenda lecitamente soldi dall’Enci, comunque, non mi stupisce, è una che conta; che l’Enci destini tutto il budget della comunicazione a lei invece sì, perché non ha senso.
Ma tante cose non hanno senso in quell’ente, a cominciare dal fatto che a presiederlo vi sia un personaggio che si esprime in modo arrogante, che aggira le domande, che mente anche di fronte all’evidenza, che minaccia chi dissente di azioni giudiziare. Un uomo che penso abbia fatto, in quella trasmissione, una colossale figura di palta. E tutto l’Enci con lui.
Restando alle alte sfere di questa associazione di allevatori (perché l’Enci questo è, in primis, e forse sarebbe opportuno ricordarselo per meglio valutare il suo operato), ho trovato tristemente illuminante l’atteggiamento di ex dirigenti come Carlo Fidanza, attualmente parlamentare europeo di Fratelli d’Italia, che nel 2023 ha patteggiato (vuol dire confessare un reato per ottenere uno sconto di pena) 1 anno e 4 mesi di galera per corruzione, giusto per inquadrarlo.
Messo a capo, da Alemanno, di una fantomatica commissione per la diffusione della cultura cinofila o roba simile, Fidanza non pare aver lasciato traccia del suo operato, pagato suppongo. E alla domanda di Giulia Innocenzi sulle sue competenze cinofile ha risposto, seriamente: “Ho un cane, attualmente è parcheggiato dai miei suoceri”. A Roma direbbero “Annamo bene!”.
Meglio ancora di lui, si fa per dire, il torvo Fabrizio Crivellari, altro sodale di Alemanno in quanto ex dirigente dei giovani neofascisti del Fronte della Gioventù, autore tra l’altro del “romanzo militante” Colle Oppio vigila, nominato addirittura direttore generale dell’Enci.
Di fronte alle domande, incalzanti, della giornalista di Report, Crivellari era palesemente furioso e a me è parso prossimo alle maniere forti, tanto che si è alzato e se n’è andato di furia dopo averle detto che faceva «domande cretine» e confessandole «lei non mi piace». Ma probabilmente, che stesse per menare Giulia Innocenzi è solo una mia impressione.
Interessante anche scoprire che a dirigere l’organo ufficiale dell’Enci, I nostri cani, spedito gratuitamente alle decine di migliaia di soci dell’ente (oltre 70mila), sia stato chiamato per qualche tempo nientemeno che un ex terrorista nero, Marcello De Angelis, condannato a 5 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata (ne ha scontati solo 3), poi divenuto tra le altre cose cantante di pezzi fascio-rock, giornalista e persino senatore di Alleanza Nazionale. A dimostrazione che in Italia c’è sempre una chance, per chi vale… Ma con I nostri cani che c’entrava? Boh.
Letture correlate:
- La puntata di Report ( su Rai Play)
- Il mondo della cinofilia sotto esame da Report: cosa aspettarsi dall’inchiesta?
- Che cosa si intende per maltrattamento genetico
- Perché i Levrieri amano e devono correre?
- Ketamina e doping nel mondo delle expo canine: chi controlla davvero?
- Il settore cinofilo comunica poco e male: perché sbaglia?
- La risposta dell’ENCI al servizio di Report
In ogni caso, di dirigenti come questi, nominati per cameratismo o parentele e non per competenze, credo ce ne siano stati anche altri e anche prima. Di tutti i partiti e non solo all’Enci, anzi.
A mio avviso, questa parte dell’inchiesta è la più importante e riuscita, perché ha evidenziato molto bene un problema grave che affligge non solo l’ente in questione ma l’Italia tutta: spesso ai vertici di qualsiasi cosa ci sono incompetenti, raccomandati, ignoranti, prepotenti e impuniti. Più raramente troviamo gente che “ne sa” e che ha una cultura, magari non solo specifica. I risultati si vedono benissimo, purtroppo per tutti noi.
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Ecco, torniamo al “noi”. Con il consueto e lodevole tempismo, Dogsportal.it ha seguito il discorso Report fin da prima della trasmissione e ha pubblicato anticipazioni e riflessioni praticamente in tempo reale (complimenti a tutta la redazione, questo è giornalismo). È dei commenti a questi post che vorrei occuparmi, per chiudere e magari riflettere, perché mi pare ce ne sia bisogno.
Molti commentatori, infatti, si sono concentrati esclusivamente sui temi di proprio personalissimo interesse. Per esempio:
− allevatori preoccupati che da stamattina tutti gli italiani li considerino dei disonesti, maltrattatori e truffatori, rivolgendosi perciò solo ai canili e condannandoli al fallimento, senza pensare che, magari, qualità, serietà e buona comunicazione fanno la differenza
− talebani in vesti animaliste che ne approfittano per condannare in toto la cinofilia non santificata dal meticciato, senza rendersi conto di essere tra i peggiori specisti poiché considerano i cani di razza qualcosa di “diverso”, di “sbagliato” e di “inferiore” rispetto agli incroci
− appassionati di utilità e difesa scandalizzati per un filmato di pochi secondi in cui un figurante usa un bastone, imbottito dicono, su un Dobermann, considerandolo denigratorio e scorretto. Chissà cosa uscirebbe se si andasse a filmare di nascosto in certi campi, però…
− praticanti di attività sportive scocciati per il servizio sul cinodromo perché, immagino, temono che la gente confonda tale attività, francamente obsoleta visto che esiste il Coursing, con tutte le altre, se no non colgo il motivo
− Personaggi che non so inquadrare se non ricorrendo a categorie psichiatriche cui frega nulla dell’inchiesta e direi nemmeno dei cani ma si sfogano contro Report perché “è la trasmissione dei giornalai sinistrati”…
Questo aspetto, cioè i tanti commenti sotto i nostri post che non sembrano vedere l’insieme della questione ma solo ciò che è nelle corde di chi li scrive, appaiono al cinofilo che è in me come indizi rivelatori delle vere cause che hanno portato allo scempio che l’inchiesta (con tutti i suoi limiti, il primo dei quali è la carenza di competenze specifiche da parte di chi l’ha condotta) ha comunque messo in luce.
Temo infatti che questa pulsione (stavo per scrivere drive…) a ricondurre al proprio personale orticello cinofilo problematiche ampie e molto gravi che riguardano tantissimi cani e relative famiglie sia alla base di una pericolosa degenerazione della cinofilia: quella che ci fa perdere di vista il cane come soggetto senziente, come individuo unico e come sola specie vivente amica, senza la quale non vorrei vivere su questo pianeta, a favore di interessi personali, fazioni ideologiche, gusti estetici, posizioni politiche.
Se non riconduciamo prima possibile la nostra percezione del cane a ciò che realmente è, cioè la parte migliore della nostra storia comune perché siamo “fratelli di evoluzione”, mettendo sempre e comunque al primo posto la sua tutela da ogni minaccia e da ogni abuso, non basteranno mille inchieste a salvarci dall’immensa vergogna per averlo tradito.
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