Australian Cattle Dog, non per chiunque

di Ylenia Zampieron

Australia, 1850.

Spazi immensi, incolti, arbusti e vegetazione bassa che attecchisce al terreno bollente e arido, secco. Sul terreno duro, di questa nuova terra, i primi coloni di origine inglese cominciano a costruire fattorie, isolate in terreni di proprietà immensi, senza recinzioni. La terra sulla quale si sono ritrovati concede loro poco o niente: coltivano poco, in compenso allevano pecore (sono inglesi…) e bovini.

Per assicurare un lavoro regolare in queste terre immense, con scarsità di manodopera, servivano cani rudi, che si adattassero all’ambiente caldo e secco, cani massicci che potessero lavorare con bovini selvatici, cani adatti anche al lavoro con i cavalli, unico mezzo di trasporto in queste lande di fine ‘800.

Collie e Dingo. 

Collie (Smooth-Coated Blue Merle Collie) trapiantati dagli altipiani della Scozia direttamente nel nuovo piccolo continente, abituati al lavoro con il bestiame, ma sofferenti alle temperature e troppo rumorosi per il lavoro con i bovini.

Dingo (Canis Lupus Dingo) di origine asiatica introdotto in Australia dall’uomo più di 3500 anni fa, mammifero della famiglia dei Canidi, selvatico e abituato all’ambiente ostico della nuova terra.

Dalla capacità di lavoro dei primi e la struttura e la resistenza dei secondi nacquero i primi Heelers con caratteristiche ben precise: Blu-chiazzato o Rosso-chiazzato a seconda della predominanza del merle del Collie o di rosso del Dingo. Questo nuovo cane, dal fare goffo e pesante ma eccezionalmente prestante sul lavoro con il bestiame si diffuse ben presto ottenendo il consenso di allevatori e macellai.

Col correre del tempo la sua selezione venne affinata: venne aggiunto del Dalmata (noti per l’impiego in ambito equestre) per migliorare il lavoro con i cavalli, Terrier locali di tipo bull per aumentarne la robustezza, e si perfezionò la morfologia con il Kelpie, consolidando cosi le caratteristiche fenotipiche e caratteriali conosciute ai giorni nostri.

Blue Heelers o Red Heelers, più comunemente chiamati.

In realtà, io di tutta questa storia non ne sapevo nulla e nemmeno volevo un secondo cane, quando vidi per la prima volta un Australian Cattle Dog.  Piccolo, massiccio, quadrato, con la coda bianca e nera (più simile a quella di un procione che di un cane!) ficcata tra le zampe, una cresta infinita, alta e lunga, simile a quella di una iena, un polverone alle sue spalle, la testa bassa a ingrossare quel collo già grosso di suo e la bocca aperta sul garretto di un bovino.

La mia prima frase è stata: “No, ma cos’è? Quello non è un cane!”

Lo vidi al lavoro, lo vidi sonnecchiare vicino ai box dei cavalli, lo vidi con il suo proprietario: erano 3 cani diversi! La passione e la tenacia al lavoro, l’indifferenza e la totale assenza (apparente, lo imparai dopo) a riposo, e l’affetto col conduttore dimostrato in maniera talvolta esagerata e poco “aggraziata” mi convinsero che quello era il mio cane.

Me ne pentii ben presto. Mi portai a casa il mio primo BlueHeeler e lo chiamai Ghari Brahma: tutto orecchie e morsicatore seriale di qualsiasi cosa si muovesse. Inutile dire, causa la mia inesperienza coi cani e il carattere difficile del nuovo arrivato, che i primi mesi (vorrei dire i primi due anni, ma non lo dico!) furono difficili. Entrò Ghari nella mia vita e la riempì, completamente e inesorabilmente: io non ero pronta a lui, e lui probabilmente lo sapeva. Insieme, all’unico scopo di imparare a comunicare, ci siamo addentrati nel mondo della cinofilia e come ogni avventura anche questa si porta appresso un sacco di esperienze.

Imparammo a conoscerci, piano, a capirci ancora più piano. Col suo carattere e il suo modo di interagire col mondo esterno, Ghari modificò il mio modo di reagire: tenacia, passione e costanza divennero lentamente parole di uso comune, coraggio e sensibilità concetti che imparai a rivalutare, con significati ben diversi da come solitamente si intendono.

Coraggio e sensibilità in questi cani vanno di pari passo, lo impari conoscendoli: sono intrepidi (come i cavalieri contro il drago, ma solo un po’ più goffi) ma allo stesso tempo sensibili o “permalosi” dipende dai punti di vista. Per ottenere qualcosa da loro bisogna innanzitutto spiegarla e poi chiederla in modo comprensibile e chiaro, altrimenti si ottiene solo qualche sguardo minaccioso. La spiccata tempra (Doti caratteriali: come definire il carattere del nostro cane) di questo cane fa sì che, se ci si impone con coercizione, questo non reagisca ne con aggressività ne con sottomissione, semplicemente ti guarda come a dirti: “ok, mi hai picchiato, ora sei felice? Mi puoi spiegare cosa vuoi ora, cosi andiamo avanti?” un’indifferenza che talvolta mette alla prova anche il più assiduo frequentatore di gruppi yoga.

Instancabili osservatori, curiosi: anche quando sonnecchiano e sembrano persi nel mondo dei sogni, un impercettibile rumore può riattivarli e rimetterli in moto. Nella loro testa nulla è impossibile, se credono di poterlo fare lo fanno, caratteristica utile nell’apprendimento quando hai capito come convincerli di “poter” fare una determinata cosa. Con le persone, inutile negarlo, sono diffidenti: mai aggressivi, ma tendenzialmente asociali, fatto salvo qualche raro umano, che per motivi sconosciuti, entra nelle loro grazie, e al quale viene riservata un’accoglienza da “rientro dopo l’esilio”. E’ uno di quei cani che “sceglie un unico umano” ponendolo al di sopra di ogni cosa: rispetta il branco famiglia, ma pende dalle labbra dell’umano che ha scelto.

La parola “coccole” quando hai un Cattle Dog assume un significato totalmente diverso: si può passare da un sonnecchioso accarezzare tipo gatto del padrino, dove il cinghialino di 19 kg ti si piazza sullo stomaco bloccando la digestione fino al prossimo pasto, a un incontro ravvicinato tipo lotta greco-romana, dove potresti rischiare la vita, perché il tuo simpatico amico ha deciso, ad un richiamo, di tornare e saltarti addosso come non ti vedesse da tempo memore.

Fantastici giullari di corte, instancabili rompi palle, gran maestri sono di più di cani, non voglio dire che sono migliori di altre razze, semplicemente sono un’altra cosa. Il tutto viene racchiuso nel loro sguardo, diretto, sincero, talvolta sospettoso, lo sguardo tipico dei cani “che hanno qualcosa da dire”. Spesso ti osservano e sembrano dirti : “cosa facciamo insieme umano?” e un po’ questo il concetto che racchiude l’ACD, docile ma non sottomesso, diligente, propositivo ma non tonto.  Ti entrano dentro, ti coinvolgono, e tutto diventa un’avventura da vivere assieme. Sono un po’ come quegli amici stronzi, che (perché ti vogliono bene veramente) ti mettono sempre difronte alla realtà. Instancabili lavoratori, che non lavorano per lavorare, ma lavorano per fare qualcosa con te. Hanno le loro preferenze, ma se sei bravo a convincerli, ti seguiranno ovunque. Diverso dai più classici Border Collie che ti chiedono continuamente di “fare qualcosa”, l’ACD si adatta perfettamente alle esigenze del suo umano, non disdegnando una giornata davanti al camino, sul tappeto.

Con loro non esistono scorciatoie, la tenacia e la perseveranza sono ciò che ti permettono di ottenere ciò che desideri, e questo me lo ha insegnato Ghari, che col tempo si è aggiudicato il nome di #nanostronzo (potete seguire le nostre avventure sul profilo instagram @yle_of).

Non è un cane “scenografico”: spesso confuso con un meticcio, o come cane vecchio, nei casi più straordinari etichettato con “sembra una nutria”, è un cane funzionale, dove fisico e mente si incontrano alla perfezione, come dovrebbe essere per tutte le razze ad oggi esistenti. Col tempo ci si abitua, e si impara ad apprezzare l’equilibrio perfetto tra funzionalità ed estetica.

Con un ACD non ci sono vie di mezzo, o li ami o li odi: solo se trovi la chiave della porta di accesso del loro mondo puoi davvero capire cosa sono e cosa possono essere, in caso contrario penserai solo che sono dei pazzi scatenati, esaltati, irruenti dal carattere difficile (citando un’amica).

Meglio così, l’Australian Cattle Dog è un cane che non merita di essere ”il cane di chiunque”.

Foto di Officina Fotografica e Paola Stella

Ylenia Zampieron

Amante della Montagna

Istruttore Cinofilo FCC

Responsabile Progetto MdogW

Borgocinofilo Mikamale

Ylenia Zampieron

Ylenia Zampieron

Ylenia Zampieron Borgocinofilo Mikamale ASD Istruttore Cinofilo Responsabile progetto MdogW

4 pensieri riguardo “Australian Cattle Dog, non per chiunque

  • 30 ottobre 2018 in 19:38
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    Bella descrizione, l’ho portato a casa anch’io ed è così grande amico.

    Risposta
    • Ylenia Zampieron
      31 ottobre 2018 in 9:17
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      Grazie mille per il tuo commento, sono felicissima di essere riuscita a passare il concetto!

      Risposta
  • 30 ottobre 2018 in 17:56
    Permalink

    Saranno gli ormoni della gravidanza, ma col tuo articolo mi hai fatto commuovere! Ho un ACD da 4 anni e mi riconosco in ogni singola parola che hai scritto. All’inizio odio, ora è amore puro! e come dici tu, non credo sia per chiunque!

    Risposta
    • Ylenia Zampieron
      31 ottobre 2018 in 9:18
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      Grazie!!Essere riuscita a suscitare emozioni parlando di qualcosa che sento davvero mio mi rende super soddisfatta! grazie per averci letto e commentato!yle

      Risposta

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