Cani “pericolosi”: lo studio e 7 proposte di cambiamento

Cani “pericolosi”: a che punto siamo?

Dal 2003 ad oggi cosa è cambiato?

Correva l’anno 2003 quando Sirchia – l’allora Ministro della Salute – emanava quella che sarebbe stata la prima di tutta una serie di ordinanze volte (teoricamente) a tutelare l’incolumità pubblica dalle possibili aggressioni di cani potenzialmente pericolosi: sono trascorsi oltre quindici anni, le ordinanze si sono succedute con leggere modifiche da un anno all’altro, ma le aggressioni non sono assolutamente dimuite…anzi!

Io nel frattempo mi sono diplomata, laureata e anche “masterizzata”, passando da essere cinofila per passione, a diventare cinofila per professione.

Lo studio sull’escalation di morsicature

Quando mi è stato proposto di realizzare uno studio sull’escalation di morsicature canine nella città di Firenze negli ultimi anni, non ho potuto tirarmi indietro, poiché se è vero che le istituzioni non sono riuscite a trovare soluzioni concrete e durature (limitandosi a stilare liste di razze pericolosetout court ora fortunatamente abolite), noi cinofili professionisti non possiamo permetterci di girare la testa dall’altra parte!

La cinofilia ha una responsabilità

Certo, in un mondo perfetto i centri sarebbero occupati solo a svolgere attività di prevenzione con puppy party e puppy class, stage di cultura cinofila ed educazione di base…la riabilitazione non sarebbe necessaria e l’ipotesi morsicatura sarebbe lontana anni luce;

nella realtà dei fatti però, sappiamo che non funziona assolutamente così, che moltissimi cani hanno seri problemi di socializzazione (sia inter che intra specifica) e che altrettanti proprietari se ne strafregano, lasciando i propri amici a quattrozampe liberi di scorrazzare, terrorizzando il prossimo (nella migliore delle ipotesi)!

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Ma prima di parlare di possibili soluzioni, cerchiamo di renderci conto dell’entità del problema

Il numero di morsicature è triplicato

E’ incredibile come da poco più di 200 morsicature registrate nell’anno 2008/2009 si possa essere arrivati alle oltre 600 dell’anno 2017/2018: in quasi 10 anni il numero è triplicato e la tipologia di raccolta dati effettuata dall’Ufficio Igiene Urbana Veterinaria di Firenze purtroppo non ci permette di venire a conoscenza del contesto in cui il cane ha morsicato.

I proprietari hanno iniziato a lasciare maggiormente liberi i loro cani in contesti non prettamente urbani?

Può darsi, in quanto evidenti picchi sono stati registrati durante i mesi più caldi.

All’aumentare del numero di morsicature sono aumentate anche le iscrizioni all’anagrafe canina?

In realtà no, come ci dimostra il grafico che analizza nello specifico il trennio di maggiore crescita esponenziale (2015- 2018).

Si è resa complice la moda di detenere cani non proprio “da compagnia”?

Parzialmente, perché se è vero che il trend delle morsicature coinvolge le razze più disparate, i cani invece segnalati come “pericolosi” vantano determinate caratteristiche fisico-attitudinali che poi vedremo.

Il caso toscano e la legge 59/2009


E’ importante infatti sottolineare che non tutti i cani morsicatori vengono poi segnalati come pericolosi: se è vero che la Legge Regionale Toscana 59/2009 impone a tutte le sue asl di detenere “un registro dei cani identificati a rischio potenziale elevato”(art. 23 comma 7), Firenze ha scelto invece di registrare tutte le morsicature denunciate (non solo canine, ma anche feline, equine, bovine e di qualsiasi altro animale) proprio al fine di contenere e controllare il fenomeno sociale e dunque non solo per lo scopo principale obbligatorio per legge, ovvero la prevenzione della rabbia.

Esiste una razza morsicatrice?

Viste le notti insonni trascorse a divorare pile di libri sull’argomento, vi posso garantire che nessuno vi può confermare che esistano razze morsicatrici a prescindere.

La recidiva nei cani “pericolosi”

Ciò che vi posso dire però con certezza (e altro non faccio in questo caso che confermare quello che forse sapevate già) è che l’aspetto della recidiva è di fondamentale importanza nei cani pericolosi: l’analisi di questi dati ci racconta che circa il 47% dei cani registrati era già stato protagonista di precedenti segnalazioni.

Episodi da non sottovalutare

Questo dovrebbe bastare a spingere i proprietari a non sottovalutare qualsiasi episodio che potenzialmente potrebbe dare il via ad un’escalation di violenza, in primis perchè l’aggressività – ahimè – paga (spesso il cane con la violenza ottiene ciò che vuole) e in secondo luogo perché difficilmente tali comportamenti si estinguono naturalmente, senza un intervento esterno.

Ma allora qual è la differenza tra un cane morsicatore e un cane “pericoloso”?

Bè, una parziale risposta ve la darete da soli osservando la tabella che mostra le principali razze coinvolte in episodi di morsicatura: si va dal temibile Pastore Tedesco al tosto ma minuscolo Jack Russell, passando per razze dalla pessima reputazione (Dogo Argentino, Amstaff, Rottweiler, etc.) fino ai classici cuccioloni da compagnia (ebbene sì, anche i Golden Retriever mordono, eccome!).

Da studiosa quale sono però, mi sento di mettere al bando l’ipocrisia: il danno che può fare il morso di un Pastore Tedesco o di un Pitbull non è nemmeno lontanamente paragonibile a quello di un Pincher, questa è la differenza sostanziale.

Come considerare la pericolosità di un cane?

La pericolosità di un cane ai fini della tutela dell’incolumità pubblica non viene considerata tanto come un fattore individuale intrinseco ed endogeno del soggetto, quanto piuttosto come il risultato della gestione e del controllo che il proprietario ha su di esso, sommato all’eventuale presenza di caratteristiche fisiche e di indole (età, taglia, prestanza fisica, reattività, impulsività, velocità) tali da poter provocare potenziali gravi danni.

Non è dunque il cane in sé ad essere pericoloso, ma le modalità con cui esso viene gestito e detenuto.

Questo vi spiega anche come mai le ordinanze sindacali restrittive della durata di un anno, emanate dall’asl nei confronti dei binomi cane-padrone più pericolosi, decadono qualora il soggetto venga ceduto e iscritto formalmente a terzi.

Ma allora è vero quando si dice ridendo e scherzando che “non esistono cani pericolosi ma solo padroni incompetenti”?

Sì, forse un fondo di verità c’è, ma non possiamo far finta di nulla quando – analizzando la lista dei cani iscritti nel registro “pericolosi”- subito dopo i meticci troviamo molte razze che certo non godono di bella reputazione.

Cani pericolosi? Urgono soluzioni di buon senso e condivise

Quello che mi preme sottolineare giunti ormai alla fine dell’analisi dei dati della mia ricerca, non è tanto gettare fango sull’una o sull’altra razza, quanto bensì trovare tutti insieme delle soluzioni.

La cinofilia deve essere in prima linea e compatta

Questo è quello che secondo me deve fare un bravo cinofilo: non limitarsi ad incolpare il cane e/o il padrone, ma trovare una soluzione per far stare meglio entrambi.

Intanto, ricordiamoci sempre che

l’aggressività è una forma adattativa dell’individuo, dunque qualsiasi cane può potenzialmente diventare mordace nel momento in cui lo ritiene necessario per difendere la sua incolumità.

Il caso del bassotto e del bambino

Non scorderò mai il momento in cui – durante il mio tirocinio – ho assistito alla visita comportamentale di un bassotto accusato di aver “pizzicato” il suo giovane compagno di giochi, un bimbo di circa 2 anni.

Perchè il bassotto ha morso?

Durante la descrizione dell’evento, venne fuori che cane e bimbo erano stati lasciati soli, che il bimbo (com’è normale che sia, vista l’età) s’intendeva di giocare con il cane (il quale evidentemente non gradiva) e aveva finito involontariamente per metterlo “all’angolo”: il cane, esaurito e senza scampo, avrà dapprima usato tutti gli strumenti che la Natura gli ha dato per comunicare il suo disagio (ringhio, postura, segnali calmanti, etc.) e infine – non compreso – ha morso.

La responsabilità è umana

E’ evidente che in casi come questi sono i proprietari a rendere pericolosi i loro i cani, ma solo perchè è il contesto a non essere adeguato alle loro esigenze.

Per questo non mi stanco mai di raccontare alle persone che hanno voglia di ascoltare quanto i cani abbiano tutti bisogno dei loro spazi, della loro intimità e di un momento di sacrosanto riposo.

Non solo!

Non tutti i cani hanno piacere di essere toccati, abbracciati, “cincischiati” (come si dice in Toscana)…a proposito, ve l’ho detto che almeno nel 10% dei casi è proprio un membro della famiglia ad essere morsicato dal proprio fedele amico a quattro zampe?

Vi lascio con le mie possibili soluzioni, alle quali mi farebbe piacere che aggiungeste le vostre…non sia mai che qualche politico importante ci stia leggendo e abbia voglia di

dare una svolta al mondo della cinofilia! 😉

  1. Proporre all’ENCI di obbligare le ASL a registrare i cani come appartenenti ad una determinata razza solo se presentano il pedigree al momento dell’iscrizione all’anagrafe (più della metà dei cani segnalati come pericolosi e registrati all’anagrafe come appartenenti ad una determinata razza, in realtà non compaiono nella banca dati dell’ENCI);
  2. Stimolare i giudici delle gare di bellezza e di lavoro a dare voti bassi ai soggetti che manifestano aggressività immotivata verso le persone o verso gli altri cani;
  3. Spingere gli allevatori a fare maggiore ricerca genetica, ad informare i proprietari in maniera esaustiva sulle caratteristiche di razza, a rimanere in contatto con i proprietari almeno nei primi quattro anni di vita del cane (il picco delle morsicature si registra verso i 3 anni di età);
  4. Denunciare immediatamente chiunque pubblicizza la vendita di cani “di razza” senza che questa caratteristica sia attestata dal pedigree;
  5. Proporre l’obbligatorietà del percorso riabilitativo per i cani morsicatori e i loro padroni;
  6. Favorire VERAMENTE la promozione della cultura cinofila nei Comuni, nelle Bilbioteche, nelle Scuole, etc. (e non solo in TEORIA);
  7. Migliorare la collaborazione tra Professionisti Cinofili e Medici Veterinari, affinché i neo proprietari non si preoccupino solo della salute fisica del nuovo arrivato, ma anche di quella mentale, auspicando la partecipazione a puppy party, puppy class, percorsi di educazione di base, etc.

Il cane è un membro della società

Tutto questo perché il cane non è solo il nostro migliore amico, è il nostro campagno di vita e un membro della società, come tale ha diritto di essere tutelato e se proprio questo discorso non va giù a chi i cani non li ama, raccontategli di quanto tutto quello che vi ho detto fino ad ora gravi sulla spesa pubblica. Vi garantisco che passerà subito dalla nostra parte!

Tratto da “Studio epidemiologico delle morsicature nella città di Firenze nel decennio 2008-2018: focus sui soggetti a rischio potenziale elevato con riferimento agli aspetti normativi” di Lisa Pugliese Laurea in Tecniche di allevamento del cane di razza ed educazione cinofila
Master in Istruzione cinofila
Dipartimento di Scienze Veterinarie, Università di Pisa
lisa@lisapugliese.it
www.lisapugliese.it

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