Tutte le notizie sul caneBenessere del cane

Da cane libero del sud a cane problematico del nord: cosa c’è davvero dietro un salvataggio improvvisato

Prima di improvvisare un’adozione, rifletti. Prima di deportare un cane di cui non sai nulla, informati. Prima di pensare di doverlo salvare, osserva. Prima di farlo, chiedi al Comune o alle associazioni locali. Non rovinargli la vita.

Lo scrivevamo nel 2023, e anche prima, lo riscriviamo oggi con la stessa convinzione, perché è uno dei temi che ci stanno a cuore da sempre, da prima ancora che diventasse argomento da prima pagina. Ogni estate la stessa scena si ripete sulle coste del sud Italia, qualcuno in vacanza incrocia un cane che gira da solo tra i tavolini di un bar o lungo una spiaggia, decide in pochi minuti che quel cane “va salvato”, lo carica in macchina e lo porta a 800 chilometri di distanza, in un appartamento, in una città, in una vita che non c’entra nulla con quella che il cane conosceva. Lo chiamiamo gesto d’amore. Spesso è solo un trasloco forzato, fatto senza nessuno strumento per capire cosa si sta facendo.

Cane libero non è sinonimo di cane abbandonato

Il primo errore, quello da cui nascono tutti gli altri, è non sapere distinguere chi si ha davvero davanti. Lo abbiamo approfondito con Michele Minunno, istruttore cinofilo e uno dei principali osservatori italiani del comportamento dei cani liberi, in la nostra intervista sui cani liberi del sud. Minunno parla di una differenza enorme tra il cane abbandonato, quello lasciato per strada da chi non se ne voleva più occupare, magari privo di microchip, e il cane di villaggio o il cane ferale, individui che vivono inseriti in un gruppo familiare canino, con un proprio equilibrio sociale, una propria rete di relazioni e, dati alla mano, livelli di stress più bassi rispetto a tanti cani che vivono chiusi in casa.

Non è romanticismo, è etologia. Minunno lo dice chiaro: il cane libero che vive sul territorio da anni ha avuto modo di sviluppare un equilibrio sociale completo, mentre il cane strappato via dal proprio gruppo, per quanto buone siano le intenzioni di chi lo fa, perde di colpo tutti i riferimenti che lo tenevano in equilibrio. Da qui nasce uno dei concetti più scomodi da accettare per chi si muove di pancia, prima di pensare di dover salvare un cane, bisogna fermarsi e osservare. Capire se quel cane è davvero in pericolo o se semplicemente vive una vita diversa dalla nostra idea di benessere.

Il punto di non ritorno: dal cane di nessuno al cane problematico

Quando l’adozione nasce dall’emotività del momento di vacanza, le conseguenze arrivano puntuali. Lo raccontavamo in non è tutto volontariato quello che luccica, un cucciolo che si fa 800 chilometri per raggiungere una famiglia non pronta finisce, se va bene, in un canile del nord, dove resterà mesi, a volte anni. Non lo abbiamo salvato, lo abbiamo solo spostato. E i canili del nord non sono automaticamente migliori di quelli del sud, dipende dalla struttura e da chi la gestisce, non dalla latitudine.

Quando invece l’adozione “riesce”, nel senso che il cane resta in famiglia, il problema spesso si sposta dentro casa. Cambiare improvvisamente ambiente, riferimenti sociali, abitudini alimentari, clima, lingua dei gesti delle persone che lo circondano, è un trauma che il cane deve elaborare da solo, spesso senza nessun accompagnamento serio. Quello che a casa nostra chiamiamo “cane problematico” è molte volte un cane che sta semplicemente reagendo a uno strappo che non ha scelto. Lo spieghiamo bene in cosa intendiamo davvero per problema comportamentale, una problematica comportamentale è una deviazione dal comportamento normale di un individuo, non un difetto di fabbrica del cane “del sud”. Ed è una distinzione che fa tutta la differenza quando si tratta di capire chi sbaglia davvero.

C’è poi un altro alibi che sentiamo ripetere troppo spesso, “ma io l’ho salvato”. Ne abbiamo parlato in perché amare non basta se non capisci chi hai di fronte, il legame che nasce da un salvataggio è potente, ma non può diventare un credito illimitato che ci autorizza a ignorare i bisogni reali di quel cane, quelli relazionali, comunicativi, etologici, che esistono indipendentemente da come quel cane è arrivato a casa nostra. Curare un’otite è doveroso, ma i bisogni di un cane non finiscono lì.

Le staffette non sono sempre la soluzione, spesso sono il problema spostato più a nord

Il fenomeno delle adozioni estive impulsive si intreccia con un sistema più grande, quello delle staffette organizzate per spostare cani randagi dalle regioni del sud verso il nord. Nato come gesto di emergenza, oggi rischia di essere parte del problema, lo abbiamo analizzato in la nostra analisi sul fenomeno delle staffette. Il trasferimento massiccio di cani sta sovraccaricando i canili sanitari delle regioni settentrionali, con strutture costrette ad accogliere più animali di quanti ne possano realmente gestire, risorse ridotte per i cani già ospitati e adozioni fatte di corsa, con selezioni poco accurate degli adottanti, che spesso si traducono in nuovi abbandoni.

C’è poi il capitolo più scomodo, quello delle zoomafie. Secondo il report Zoomafia di LAV citato nella nostra analisi, il traffico illecito di cani è una delle attività più redditizie per le organizzazioni criminali, ed entra proprio nelle crepe lasciate da staffette organizzate senza controlli reali. Quando si parla di deportare un cane senza pensarci, non si parla solo di un errore emotivo del singolo, si parla di un sistema che, lasciato senza regole, alimenta sofferenza su scala molto più grande di quella di un singolo viaggio in macchina dopo le vacanze.

Il modello che funziona, quello che resta sul territorio

La buona notizia è che esistono alternative concrete, e funzionano. Il caso più citato in Italia è quello di Vieste, raccontato da Francesca Toto, ideatrice del progetto “Zero cani in canile”, in il modello Vieste raccontato da Francesca Toto. A Vieste il canile rifugio è vuoto dal 2017. Non grazie a un esodo di cani verso il nord, ma grazie a un lavoro paziente di mappatura del territorio, sterilizzazioni diffuse e gestione consapevole dei cani liberi, in collaborazione con il Comune. Il progetto si sta ora estendendo ad altri centri del Gargano, perché ha dimostrato che il problema del randagismo si affronta con organizzazione e presenza sul territorio, non con il trasferimento di massa.

È lo stesso principio che sta dietro alla figura giuridica del cane di quartiere, riconosciuta in diverse regioni italiane, un cane libero, valutato non pericoloso dal servizio veterinario pubblico, sterilizzato, microchippato e assicurato a carico del Comune, che può continuare a vivere nel proprio territorio invece di finire chiuso in un box a 800 chilometri da casa. Anche su questo Minunno è chiaro nella nostra intervista, le associazioni che funzionano sono quelle con personale formato e dislocato sul territorio, capace di distinguere un cane libero da uno che ha davvero bisogno di un’adozione.

Cosa fare davvero, prima di agire

Tornando al punto da cui siamo partiti, prima di improvvisare un’adozione mentre si è in vacanza al sud, ci sono passaggi che non sono opzionali.

🤍

Dogsportal.it è libero grazie a te

Stai leggendo un contenuto gratuito e senza pubblicità invasiva. Produrre informazione cinofila di qualità ha un costo: ci aiuti a restare indipendenti con una piccola donazione?

Osservare, senza intervenire d’impulso, capire se quel cane è seguito da qualcuno, se è conosciuto in zona, se ha già una sua collocazione informale nella comunità. Informarsi, contattando il Comune di competenza o le associazioni locali serie, quelle con personale formato che conosce il territorio e la storia di quel cane specifico. Chiedere, prima di pensare di doverlo salvare, se quel cane ha davvero bisogno di essere portato via o se la cosa più rispettosa è lasciarlo dove vive, magari sostenendo chi se ne occupa già sul posto. E se l’adozione è davvero la strada giusta, valutare seriamente un percorso di adozione a chilometro zero nel territorio di origine, che riduce lo stress del trasferimento e sostiene il tessuto di chi lavora ogni giorno contro il randagismo.

Dogsportal sostiene da sempre le adozioni a chilometro zero, perché crediamo che restare vicino al proprio territorio sia spesso la scelta più rispettosa per il cane stesso, oltre che per chi se ne prende cura sul posto.

Non significa che la libertà vada romanticizzata senza criterio, anche su questo siamo stati molto diretti in la tragica storia di Alex, a Bono, dove un cane anziano, sordo e cieco, libero da sempre, è stato massacrato di botte da un gruppo di ragazzi durante la festa del paese, senza che nessuno, tra le migliaia di persone presenti, fosse intervenuto prima per dargli una vecchiaia sicura. E lo stesso vale per le riflessioni sulla fine di Dora. “Viva i cani liberi” non può diventare un alibi per non fare nulla, esattamente come “l’ho salvato” non può diventare un alibi per agire senza pensare. La differenza tra i due estremi sta tutta nella parola che continuiamo a ripetere in ogni articolo su questo tema, conoscenza.

Chi vive insieme a un cane arrivato dal sud con un percorso serio, accompagnato da un’associazione seria, con un periodo di osservazione e un adattamento graduale, lo sa bene, può essere un’esperienza meravigliosa, lo raccontiamo spesso anche in la giornata internazionale dedicata a chi vive randagio e in la storia di Max e del sindaco di Taranto. Il problema non è mai l’adozione in sé, è la scorciatoia.

Per noi di Dogsportal questo non è un tema dell’estate, è un tema che ci portiamo dietro da anni e che continueremo a raccontare con la stessa franchezza, perché un cane non si deporta, si accompagna. E chi davvero ha a cuore quel cane libero che ha incontrato in vacanza, la prima cosa che può fare per lui è non improvvisare.

Guarda il talk per capirne di più

🐕

Rocco Voto

Fondatore & Editore

Fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore cinofilo e nel mondo del cane, si occupa di divulgazione cinofila promuovendo un approccio basato su etica, competenza e benessere animale.

Leggi tutti gli editoriali →

Sostieni Dogsportal.it con una donazione

Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.

Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni. Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.

Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏

Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

Rocco Voto ha 399 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Rocco Voto

Partecipa e incontra gli esperti!

🎓
Scopri i webinar Dogsportal® Academy