La Nicchia.

Se osservando un meticcio che vaga intorno ai villaggi, non cerchiamo di capire da quali razze derivi e che strani incroci abbiano dato quel prodotto, ma cominciamo a pensarlo, morfologicamente parlando e per il suo comportamento, come fosse l’origine di tutto, il protocane, ovvero quello che poteva essere in origine il lupo non più lupo ma non ancora cane domestico, allora stiamo guardando quel meticcio con gli occhi di Raymond e Lorna Coppinger.

Ray e Lorna Coppinger 

Nel libro Dogs, a new understanding of canine origin, behavior and evolution, la loro tesi è proprio questa: nel momento in cui nel mesolitico l’uomo cacciatore-raccoglitore comincia a diventare stanziale e avvia uno stile di vita non più totalmente nomade, creando agglomerati e villaggi, sebbene involontariamente crea anche quello che i biologi chiamano nicchia biologica, ovvero

un luogo in cui una qualche specie animale trova il suo spazio per prosperare, grazie alla disponibilità di cibo a buon mercato, ossia cibo facilmente reperibile senza dover, per ottenerlo, avere un dispendio di energie tale che quanto guadagnato con il cibo sia inferiore all’energia spesa per allontanarsi dal pericolo che circonda il cibo stesso.

Una delle specie che avrebbe trovato il proprio habitat ideale in questa nicchia è il lupo. Ma non un qualsiasi lupo, bensì quello meno neofobico, quello che aveva una soglia di attenzione e fuga molto alta in presenza dell’uomo (ovvero, non si spaventava facilmente). Si tratta di quei soggetti che, riuscendo a trovare cibo dai rifiuti lasciati dall’uomo intorno al villaggio, si allontanavano al sopraggiungere dell’uomo ma avevano anche abbastanza confidenza, tame, da ritornare velocemente dopo che l’uomo se ne era andato. E proprio il termine tame, secondo i Coppinger, sarebbe la precondizione della domesticazione.

Spesso tame e domestication sono usati come sinonimi, ma c’è una sottile differenza: tame è la precondizione per la domesticazione. È quel non essere neofobici che consentirà ai quei soggetti non solo di non fuggire a gambe levate, durante il pasto, al sopraggiungere dell’uomo, ma anzi di arrivare a chiedere esplicitamente del cibo all’uomo stesso. Insomma quel tratto comportamentale che distingue un lupo da un cane.

E proprio questo aspetto, secondo i Coppinger, diventa anche il prerequisito della domesticazione e dell’addestramento, insomma di tutti quei mutamenti genetici e comportamentali che hanno portato a conoscere il cane come lo conosciamo oggi. Un esempio di convivenza di questo tipo, ai nostri giorni, viene indicata dai Coppinger in varie parti del mondo. In particolare, in un’isola, Pemba, sulla costa orientale africana, poco sotto l’equatore, pare che le condizioni ideali di quanto descritto fino ad ora siano visibili quotidianamente.

L’intervento umano nel processo di domesticazione, ossia una selezione mirata e consapevole di quelli che dovevano essere, tra i lupi, i soggetti meno timidi verso l’uomo, con relativa scelta riproduttiva di questi fino ad ottenere dei soggetti utili per la caccia e la guardia, viene definita dai Coppinger come The Pinocchio Hypothesis: la Fata Turchina che con una magia trasforma il burattino in bambino. In un continuo dialogo con mr. Darwin, Raymond Coppinger illustra come questo sia biologicamente poco probabile.

Ad avvalorare la loro tesi, i coniugi si avvalgono inoltre dei risultati degli esperimenti del genetista russo Belyaev e della selezione fatta sulle volpi argentate.

Belyaev

Belyaev, lavorando per aziende che vendevano pellicce, cominciò a selezionare i soggetti più confidenti con l’uomo. Dopo solo diciotto generazioni i nuovi nati presentavano una serie di modificazioni comportamentali e morfologiche (neoteniche e pedomorfiche) tali da allontanarli dai loro antenati selvatici e avvicinarli a quelli che sono i cani che noi conosciamo. Scrive Balyaev a Coppinger, corredando la missiva con tanto di foto, che la selezione fatta era solo in base alla confidenza, tame foxes, ovvero, volpi con comportamenti non neofobici verso l’uomo.  

Tra i risultatati ottenuti vi furono una serie di cambiamenti poco desiderabili (manti maculati, orecchie pendenti) fino ad arrivare a vocalizzi tipici dei cani.

Volpe

Ma perché Coppinger viene ispirato proprio da Balyaev che con i suoi incroci, con la sua selezione artificiale, sembra invece contraddire la tesi della nicchia biologia?

Coppinger ci dice che in realtà nessuno di questi cambiamenti, a detta dello stesso Balyaev, aveva prodotto una nuova specie. In particolare a non essere mutato era la grandezza del cervello, dei denti e del cranio: la selezione artificiale non crea quindi una specie nuova come fa invece la selezione naturale. Può modificare l’aspetto di una specie già esistente ma non crearne una ex novo.

Riassumendo, il percorso evolutivo, identificato dai Coppinger, che ha portato alcuni lupi a diventare qualcosa di diverso, a diventare cani, sarebbe stato cadenzato dai seguenti passaggi:

  • Le persone creano nuove nicchie biologiche: i villaggi
  • Alcuni lupi invadono la nuova nicchia e ottengono accesso a una risorsa importante come il cibo.
  • Questi lupi che hanno invaso la nuova nicchia sono geneticamente meno neofobici rispetto a quelli che non si avvicinano alla nicchia
  • Questi lupi “tamer”, più confidenti, ottengono vantaggi selettivi che cambiano il loro modo di vivere e riprodursi.

Nessuno di noi era presente nel periodo della domesticazione e ogni punto di vista, non può che aiutarci a comprendere sempre di più il cane, a capire quanto sia ancora lupo o quanto certi comportamenti siano ormai dimenticati.

A mettere ancora più sale sull’argomento sta poi la classificazione neotenica fornita sempre da Lorna e Raymond Coppinger, secondo la quale si troverebbero le giustificazioni di certi comportamenti di alcune razze in base alla vicinanza o lontananza dal modello comportamentale del lupo. Ma come in tutte le cose, più si va in profondità nella conoscenza più ci si accorge quanto si debba ancora scavare per arrivare alla verità, senza scoraggiarci quando scopriamo che un autore contraddice l’altro e, a volte, da una pubblicazione all’altra, anche se stesso.

Davide Cardia

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

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