Senza le fondamenta…tutto crolla!

Potrebbe sembrare banale ai più, ma quanto appena detto è spesso ciò che succede.

Nel mantrailing, in ogni altro sport e più in generale in tutte le attività, siano esse con o senza la complicità del nostro cane.

E come in altre situazioni, neanche noi abbiamo voluto fare eccezione.

Già, perché dopo i primi “successi” (sempreché così si possano chiamare, o forse sarebbe meglio chiamarli risultati) anche noi non abbiamo potuto esimerci dal fare passi che le nostre gambette non ancora sufficientemente allenate hanno faticato a reggere.

In molti casi ci è capitato di sentire di trail strabilianti che cani poco più che debuttanti erano riusciti a portare a termine con risultati eccellenti in seminari in giro per l’Italia.

Quindi, abbiamo voluto provare ad imitarli.

Forse più che altro per capire quanto ci potesse essere di realmente fattibile, ma di certo senza essere soddisfatti nel momento in cui anche noi riuscivamo.

In alcuni casi fin da subito, abbiamo pensato che fossero per lo più dei “sensazionalismi”, venduti come mirabolanti imprese mentre in realtà la componente scenografica era quella messa più in evidenza.

E in effetti non ci si sbagliava.

Prendo l’esempio del trail fatto iniziare da una persona che si finge vittima (tecnica che affronteremo più avanti).

Ripensandoci a mente lucida ed avendo studiato il metodo che abbiamo deciso di seguire come linea guida, si può capire che per il cane non sia così difficile ma lì per lì riconosco che la situazione sia piuttosto coinvolgente a livello emotivo (la tecnica è utilizzata dalla polizia americana  in situazioni in cui si debba partire dalla vittima di un crimine efferato, il fatto che non ci sia un input non contaminato ecc.) ma il pavone dovrà ritirare  ben presto la sua ruota se vorrà incontrare la realtà dei fatti…

Una volta asciugati per bene dopo un bel bagno di umiltà, o forse meglio sarebbe dire dopo una doccia gelata vista la sensazione che il ritorno con i piedi per terra porta sempre con sé abbiamo avuto anche la tentazione di far sì che le tracce fossero sempre più inquinate, fredde, lunghe e piene di difficoltà.

Fortunatamente, freschi di “asciugatura” non abbiamo proseguito dopo i primi risultati anche in quell’ambito. O meglio abbiamo ritardato, dilatato i tempi di presentazione di questi esercizi alternandoli alle BASI che sono il fondamento indispensabile di questo e di ogni altro lavoro.

Per allenare difficoltà importanti, preparate (anzi prepariamo, questo vale per tutti) tante piccole parti e non dimentichiamo di fare in modo che sia il cane a desiderare l’attività ancor più di noi.

Ciò fatto, andremo a sistemare insieme tutti i pezzi anche mischiandoli o alternandoli e potremo riuscire in tutto ciò che comprenderà quelli allenati.

Se vorremo affrontare un trail freddo e lungo, dovremo avere un cane che sia preparato a rimanerci sopra nonostante le distrazioni. 

La VERA DIFFICOLTA’ non sarà trovare la traccia se il nostro amico avrà semplicemente capito il gioco.

La VERA DIFFICOLTA’ sarà non abbandonarla per altro!!!

Siamo arrivati a tracce di un paio di chilometri, invecchiate di oltre 48 ore. Per poi ritornare a lavorare sulle distrazioni che ci avevano messi in difficoltà durante queste, proponendo le stesse in trail  intensivi e poi sempre più difficoltosi. E anche su difficoltà che erano comunque state superate brillantemente. Se ci si limitasse al solo studio di un manuale (indispensabile però, per apprendere tecniche e per evitare errori già fatti o anche perché no per volerci battere il grugno) ci si ritroverebbe a fare e rifare sempre le stesse identiche cose stilando una serie di “CE L’HO” e “MANCA” come quando da bambini cercavamo di riempire l’album delle figurine.

E una volta pieni di doppie poco ambite, difficile era mantenere viva l’attenzione sulle sole mancanti. 

Repetita iuvant, dicevano. 

Mi raccomando, però: senza mai smettere di divertirsi! 

Cristiano Pregno

Addestratore Enci - Gruppo Cinofilo Debù

Cristiano Pregno

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