Yago! Quando il dito indica la luna…

Di Cristiano Pregno

Come abbiamo visto in un precedente articolo sulla memoria di razza pubblicato su questo blog da Graziano Gentileschi, collega presso il Gruppo Cinofilo Debù, è importante se non proprio determinante considerare questo fattore una volta che decidiamo di intraprendere un attività con il nostro amico a quattro zampe (anche se si tratta di un meticcio, per quanto sia possibile risalire alle razze che compongono il mix).

Per quanto mi riguarda, da tempo non avevo la possibilità di lavorare con un cane con cui avessi la possibilità di convivere.

Per lungo tempo, grazie alla disponibilità di colleghi e amici, ho fatto attività con cani che però non erano “miei”.

Questo perché per motivi prettamente “logistici” (lavoro, impegni cinofili ed extra-cinofili lontani da casa) non ritenevo il caso di adottare o acquistare un cane relegandolo a restare a casa da solo per quelle che per me erano troppe ore.

Alla stessa maniera non ritenevo fattibile percorrere il tragitto da casa ai luoghi in cui i miei impegni avevano luogo per due volte praticamente ogni giorno (e questo mi veniva ricordato sia dal contachilometri della mia automobile che dall’estratto conto della mia banca).

Nel frattempo, ho trovato una ottima compagna d’avventura in Elisa, che (almeno all’inizio) senza saperlo è stata la protagonista principale di quanto successe in seguito.

Circa un anno fa, come normale proseguimento della relazione, ci siamo ritrovati a dividere gli spazi della casa che fino ad allora era stata solo mia.

Fu così che insieme a lei, molto spesso anche Pack e Vega (i suoi due husky di cui abbiamo parlato in alcuni articoli precedenti) erano a casa con noi. Dico molto spesso perché altre volte restavano per uno o più giorni con Marco ( fratello di Elisa) e i loro genitori.

Tutto sembrava procedere senza scossoni, fino a quando ecco riapparire Yago.

Dico riapparire, perché avevamo modo di conoscerlo in quanto Elisa aveva fatto da tramite per la sua adozione dal canile di Napoli presso una famiglia del torinese.

Come alcune volte accade, l’irruenza di Yago sommata a una serie di situazioni che non ritengo appropriato né considerare né tantomeno giudicare, la sua permanenza nella sua nuova casa non era più possibile.

Dopo una serie di considerazioni, si è optato per uno stallo a casa dei nonni di Elisa “naturalmente per poco tempo…

un cane come lui a breve troverà SICURAMENTE una nuova casa”.

E naturalmente, una casa l’ha trovata…rimanendo con noi!

Sarei un bugiardo a dire che all’inizio non ne fui molto contento.

Io avrei voluto un cane adatto al Mantrailing (un segugio e un mix-segugio, vedi il discorso sulla memoria di razza) ma non reattivo sul selvatico, non troppo grande (sennò in macchina non ci staremmo più), maschio (perché, e lo dico contro i miei interessi, noi maschi siamo un po’ meno “scaltri” rendendo più facile una collaborazione), con una buona predisposizione al lavoro (perché rovinarsi la vita prima di cominciare), senza paure particolari se non più cucciolo (non dovrà temere di essere continuamente minacciato e, finito il periodo sensibile della socializzazione, si potrà intervenire in tempi molto lunghi e con grandi difficoltà).

Si dice che QUANDO IL DITO INDICA LA LUNA, LO STOLTO GUARDA IL DITO.

Ed è esattamente quel che ho fatto io.

Già, perché Yago aveva tutte le caratteristiche che volevo. In più, trovavo che la sua esuberanza si sposasse bene con la mia calma.

In poche parole, è successo quello che l’amico Pasquale Landinetti riassume riportando una massima a dir poco illumunante: ANCHE LA MIGLIORE PROGRAMMAZIONE NON POTRA’ MAI SOSTITUIRE UN COLPO DI CULO!

Ora “lo smilzo” (che è uno dei nomignoli che gli abbiamo appioppato) ha cominciato a fare un po’ di RALLY OBEDIENCE e di CANICROSS con Elisa e Marco e di mantrailing con me.

E vi posso assicurare che tutto questo darsi da fare lo ha reso più gestibile, sicuro di sé, equilibrato (per quanto sia ancora piuttosto entusiasta…) e di certo più felice di quando la sua vita era fatta di qualche uscita e di parecchie ore di inattività.

Gli occhi non mentono e gli occhi felici di un cane si riconoscono chiaramente!

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