Il cane è onnivoro o carnivoro? Ci interessa?

Il cane è onnivoro o carnivoro? Ci interessa?

Guelfi e Ghibellini, ci schieriamo da una parte o dall’altra, pronti al combattimento contro la fazione avversa.

Come in politica così in cinofilia:

Un microcosmo che racchiude e riassume uno spaccato della società in senso lato. John Ford diceva che in un film western il cattivo ha il cappello nero e uscendo dal saloon prenderà a calci un gatto, mentre il buono, con il cappello bianco, il gatto lo soccorrerà. Questa visione cinematografica, quando incontra il pensiero semplice di chi crede che la vita reale sia bicolore e semplificata porta a discussione che hanno come finalità non la ricerca della verità ma la volontà di avere ragione.

Dopo molti anni di frequentazione del microcosmo che la cinofilia rappresenta mi chiedo se davvero la società “esterna” sia così malata e paradossale come quella che ruota intorno al mondo del cane.

Di sicuro i sentimenti di questo microcosmo sono esasperati e, in quest’ottica, le posizioni diventano estreme. In questo continuo dividersi tra fazioni avversarie, uno degli argomento che sembra fomentare queste divergenze è quello relativo alle tendenze alimentari del cane, ossia:

il cane è carnivoro o onnivoro?

Nella classificazione tassonomica della specie, la scienza ci dice questo:

  • Cane domestico
    • Classe Mammiferi
      • Ordine Carnivori
        • Famiglia Canidi
          • Genere Canis
            • Specie lupus familiaris

Ma allora il problema non sussiste. Dal momento che il paradigma scientifico pone il cane tra gli animali carnivori, che senso ha definirlo diversamente?

La risposta potrebbe stare nel fatto che con la domesticazione il cane si sia adattato talmente bene alle abitudini alimentari della nostra specie che si sia trasformato in onnivoro. Ci sono quindi diversi autori, anche piuttosto autorevoli come Adam Miklosi e Alexandra Horowitz, che ce lo descrivono come tale.

Forse però, per capire meglio quello che caratterizza il suo comportamento alimentare è bene esaminare il funzionamento e la conformazione del suo corpo:

Sappiamo che si tratta di un predatore proprio come il suo antenato.

A dircelo sono i suoi occhi ed i colori che questi riesce a distinguere (non percepisce ad esempio il rosso perché non ha bisogno di sapere se un frutto è maturo ed è pronto per essere raccolto). Il suo sguardo, sguardo di predatore, è attratto dal movimento

e non mi pare che una zucchina o una pianta di grano stimoli il suo desiderio di inseguire e cacciare.

Il Sistema gastrointestinale ci dà altre indicazioni.

La digestione di alimenti propri di una dieta a base vegetale è molto differente dai meccanismi di digestione di una dieta a prevalenza carnivora. La digestione di certi enzimi necessitano che gli animali erbivori e onnivori comincino il processo digestivo con la saliva, al fine di trasformare gli alimenti che stanno ingerendo. Considerando che i carnivori assumono una minima quantità di alimenti di origine vegetale, non si sono evoluti nel produrre l’amilasi salivare, ossia quel processo enzimatico grazie al quale si avvia la digestione dell’amido nella bocca, riducendolo a carboidrati più semplici.

La descrizione della dentizione ci aiuta ulteriormente:

Dimensione, forma e tipo di denti sono adatti al tipo di dieta dell’animale.

I molari degli erbivori, ad esempio sono lunghi, grossi e larghi, con la superficie piatta per macinare in modo appropriato i cibi ricchi di fibra. Gli incisivi sono disegnati per strappare l’erba e la lingua di dimensioni significative trasporta il cibo verso i molari che con la masticazione triturano l’alimento. La dentizione di un carnivoro è disegnata per strappare la carne dalle ossa. I canini sono lunghi e affilati per penetrare nelle carni della preda. Il pasto è tritato da un paio di colpi di molare ed ingoiato.

Cani e gatti hanno queste caratteristiche, mentre i denti dell’uomo, onnivoro, nella masticazione dell’alimento si comportano in modo più simile agli erbivori.

La lunghezza del tratto gastrointestinale e la sua conformazione avvalorano questa posizione. Così come le modalità di assunzione dell’Omega-3.

Sappiamo però con certezza che il cane non è un carnivoro puro, come ad esempio il gatto e, secondo me, non pigliamo errore se pensiamo che il cane sia onnivoro nella misura in cui lo è il suo antenato.

Detto tutto ciò, ma che il cane sia Onnivoro o Carnivoro è così importante?

Lo diventa nel momento in cui prendere una posizione, per convenienza o per fede, porta al maltrattamento del cane.

E convenienza e fede sono conseguenze, una dell’altra. Mi spiego: il mercato studia le emozioni e i sentimenti. Quando il mercato si accorge della rilevanza delle le posizioni animaliste/buoniste (intese nel senso etologico peggiore del termine) che fanno del cane un angelo peloso, sempre più vicino ad essere un cerotto emotivo piuttosto che un predatore figlio di predatori, fa sì che questi passi da essere saprofago opportunista con preferenze carnivore a onnivoro, quindi vegetariano e perché no?!

vegano.

E allora ecco che il mercato si muove per produrre mangime per soddisfare la richiesta.

In un mondo in cui le notizie si diffondono velocemente e la democrazia dei social, in complicità con l’analfabetismo funzionale e il fanatismo, fanno il resto, il mercato ha terreno fertile.

Il problema è che a pagarne le conseguenze non sono coloro che prendono meno like sui loro post, ma la qualità di vita del nostro cane.

PS per tutti gli animalisti intesi come sopra: la prossima volta che approcciate un cane, provate ad adescarlo con una foglia di insalata invece che con un pezzo di carne e poi raccontateci il risultato.

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Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

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